SAM CHAITON & TERRY SWINTON.
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LAZARUS E HURRICANE.
LA LOTTA PER LA LIBERT DI UN CAMPIONE INNOCENTE E DEL RAGAZZO CHE GLI DIVENNE AMICO.
Parte 1
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Titolo originale: Lazarus and the Hurricane.
Traduzione: Claudia Assirelli, Michela Benussi, Marina Mattioli, Chiara Montani, Amanda Nadalini, Maria Barbara Piccioli, Claudia Sirellini.
2000. RIZZOLI, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Questo libro  come me:
vola come una farfalla,
punge come un'ape.
- Muhammad Ali.
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LA STORIA AFFASCINANTE DELL'AMICIZIA FRA UN
VECCHIO CAMPIONE E UN RAGAZZO, E DI UNA LOTTA 
APPASSIONANTE PER LA GIUSTIZIA.

Nel 1966, una giuria di bianchi condann
il campione nero dei pesi medi Rubin
Carter detto "Uragano" (Hurricane)
ascrivendogli l'assassinio a scopo di rapina
di tre avventori bianchi di un bar nel New
Jersey. L'opinione pubblica insorse contro
una sentenza giudicata scandalosa, e per
Rubin si mobilitarono intellettuali e artisti
come Bob Dylan, che al pugile dedic una
famosissima canzone. Se alla fine Carter
ottenne giustizia, il merito  del pi
improbabile dei salvatori: un ragazzo di
sedici anni, Lazarus detto Lesra, figlio del
ghetto nero di New York. Dal Canada, dove
si era trasferito al seguito della famiglia
adottiva, Lesra inizi a corrispondere con
Rubin, fu colpito dalla sua serenit e forza
d'animo, gli divenne amico e si convinse
della sua innocenza. Con il coraggio
dell'ostinazione e una fede incrollabile
nella giustizia diede vita a un movimento
di opinione che, pochi anni dopo,
raggiunse il suo obiettivo: la revisione del
processo e la liberazione di Hurricane.
Con il passo del thriller giudiziario,
Lazarus e Hurricane racconta una storia
fatta di intolleranza razziale e ingiustizia,
ma soprattutto di passione e sentimento,
una storia che tutto il mondo sta per
ammirare sul grande schermo.

GLI AUTORI.
Sam Chaiton e Terry Swinton,
giornalisti canadesi, hanno fatto parte
del gruppo di opinione che ha contribuito
alla liberazione di Hurricane Carter.
Hanno firmato la sceneggiatura del film
con Denzel Washington.


LAZARUS E HURRICANE.
LA LOTTA PER LA LIBERT DI UN CAMPIONE INNOCENTE
E DEL RAGAZZO CHE GLI DIVENNE AMICO.

A Jumping Mouse
che non si fece intimidire e a Eagleshield, per il quale attraversare
le montagne significa attraversare le montagne.
 
NOTA DELL'AUTORE.

Quando non diversamente attribuite, le informazioni sul
caso Carter narrate in questo libro hanno la loro fonte nei voluminosi
atti processuali, che consistono in decine di migliaia
di pagine: trascrizioni delle udienze del Grand Jury, udienze
probatorie e due interi processi; dichiarazioni della polizia, rapporti
investigativi e appunti; deposizioni scritte e giurate, deposizioni
orali, prove, memorie e opinioni della corte.
Negli anni, il processo ha avanzato molte argomentazioni e
accuse che sono state legalmente ed effettivamente confutate
dalle corti. Questi argomenti immeritori non appaiono qui se
non per quanto attiene alla liberazione di Rubin Hurricane
Carter. Un completo riesame dei ventidue anni del caso non
sarebbe n pratico n fruttuoso, n questa  la storia del libro.
A beneficio del lettore e per agevolare la consultazione, si 
inclusa in appendice una cronologia del caso Carter.
 
PONTE DELLA PACE.

Uscirono dalla strada principale a Porter Avenue sotto
il cartello con la scritta Ponte della pace per il Canada.
Al suolo rimaneva solo una traccia della neve - strano per
essere l'inizio di marzo - ma faceva freddo. L'aria pungente
della notte splendeva rossa nei gas di scarico che aleggiavano
intorno ai fanalini di coda che scorrevano in alto; all'interno
dell'abitacolo il puzzo dell'aria del riscaldamento si mescolava
a quello della pelle consunta. La vecchia mercedes aveva
ancora parecchia energia mentre filava lungo la strada di
Buffalo, superava una fila di case vittoriane in assi di legno e
si impegnava nella difficile curva a destra oltre il ponte.
Dopo una lunga prova finalmente stavano tornando a casa ed
erano esaltati. Pagarono il pedaggio, attraversarono il ponte nel
punto in cui le Stelle e le Strisce e la rossa Foglia d'Acero ondeggiavano
le une accanto all'altra, poi aspettarono il loro turno
alla dogana del Canada.
Dove vivete?
Toronto.
Toronto.
New Jersey.
Cittadinanza?
Canadese.
Canadese.
Americana.
Posso vedere i vostri passaporti o i vostri certificati di nascita,
per favore?
L'addetto della dogana ispezion rapidamente i documenti,
poi sofferm la sua attenzione sull'americano seduto sul seggiolino
anteriore.
Scopo della visita?
Vado a trovare degli amici che stanno qui, a Toronto.
Quanto hai intenzione di rimanere in Canada?
Non sono sicuro. Poche settimane.
Hai intenzione di lavorare in Canada?
No, signore. Sono... in vacanza.
All'americano fu consegnato un foglietto di carta colorato e
gli venne detto di presentarsi all'ufficio immigrazione che si
trovava dall'altra parte del parcheggio. I due uomini erano nervosi
mentre entravano nell'edificio e salivano i pochi gradini
che conducevano all'interno.
Sotto il bagliore delle luci fluorescenti, l'interno dell'ufficio
era il tipico ambiente governativo, ma tranquillo fuori dall'orario
di lavoro. I tre si avvicinarono al banco e l'americano porse
il foglietto di carta a un uomo brizzolato oltre la quarantina.
Cosa posso fare per te? chiese l'ufficiale dell'immigrazione.
Dopo avere inventariato la tenuta impeccabile dell'americano,
il cappotto sportivo di tweed, le toppe di camoscio ai gomiti
che si intonavano a un maglione a collo alto, esamin il modulo.
Hai detto alla dogana che hai intenzione di lavorare in Canada?
No rispose l'americano.
Qual  lo scopo della tua visita?
Vado a trovare degli amici disse. E poi intendo viaggiare.
Bene, allora perch ti hanno mandato da me?
L'americano fece spallucce e scosse la testa. Forse fu qualcosa
nel suo gesto a provocare la domanda successiva.
Sei mai stato arrestato?
L'afroamericano esit per un attimo, poi rispose: S. Ci risiamo
pens. E i canadesi si sentirono invadere dalla disperazione:
l'ufficiale aveva centrato in pieno le uniche domande
che avevano sperato non avrebbe fatto.
Sei mai stato incolpato di un crimine?
S.
Sai che questo ti rende impossibile entrare in questo Paese.
M-mma... La minaccia di essere cacciato dopo essere venuto
da cos lontano risvegli in lui un balbettio a lungo sopito.
L'ufficiale continu. Le sue domande erano pura routine, il
tono di voce formale.
Sei mai stato in prigione?
S.
Per quanto tempo?
Pausa. Vent'anni.
Per quale crimine?
Omicidio.
Cos hai scontato la pena e sei stato liberato e ora vuoi venire
in Canada. Come ti ho detto...
No, non ho scontato la pena completa.
No? Bene, quanti anni ti eri beccato?
Tre ergastoli.
Cos sei fuori sulla parola...
No, sono stato esonerato.
Oh, alla fine allora qualcuno si  fatto avanti e ha confessato
il crimine?
No.
Allora come sei uscito di prigione?
Il giudizio  stato riveduto.
Dove?
Nella corte... nella corte federale... in tre corti federali. La
Corte Distrettuale degli Stati Uniti a Newark, la Corte d'Appello
a Philadelphia e la Corte Suprema degli Stati Uniti.
Mmm...
E a quel punto lo stato del New Jersey fece cadere tutte le
imputazioni.
Dimmi, come ti chiami? chiese l'ufficiale.
Rubin Carter.
Non ti ho gi visto per caso in televisione? Alla trasmissione
Good Moming America o qualcosa del genere? sond.
Rubin annu.
Mi sembravi familiare! Si volt verso un altro ufficiale nel retro
dell'ufficio. Ehi, Joe! grid e la sua voce adesso era alta ed eccitata.
 lui! Il ragazzo di cui ti parlavo! Rubin Hurricane Carter! Il pugile
professionista! Il ragazzo che  stato appena liberato! Ha passato
vent'anni in carcere per un crimine che non ha commesso!
Tornando indietro afferr con forza la mano di Rubin e
gliela scosse con emozione. Congratulazioni, signor Carter
disse. E benvenuto in Canada!
Quando Rubin, Sam e Terry lasciarono l'edificio, le lacrime
che colmavano i loro occhi non erano solo l'effetto della frizzante
aria della notte.
Perch ha scelto di venire proprio in Canada? chiese l'ufficiale
dell'immigrazione a Joe prima che la porta si richiudesse
dietro i tre uomini. La sua domanda esprimeva un'autocommiserazione
tipicamente canadese. Non che non fosse lusingato
che Rubin Hurricane Carter volesse venire nel suo Paese: era
semplicemente perplesso.
Rubin glielo avrebbe anche detto, ma n lui n i suoi amici
canadesi avrebbero saputo da che parte cominciare. Avrebbe
comportato tornare indietro di un decennio, fino al 1979. Sarebbero
dovuti andare da Lazarus fino a Hurricane, perch era
cos che erano andate le cose. Ed era una storia talmente piena
di incontri inverosimili, di curiose coincidenze e di colpi di
scena dickensiani che, se anche l'ufficiale avesse avuto tempo
per ascoltare, probabilmente gli sarebbe risultato difficile crederci.
 
PARTE PRIMA.
PRENDERSI UN BRACCIO.

Per usare le sue stesse parole, inoltre, disse: Se dai a un negro un dito,
lui ti prender un braccio ... Imparare guaster il miglior negro del
mondo.
Frederick Douglass
My Bondage and My Freedom.
 
Capitolo 1.

Era un giorno assolato del settembre 1979 quando un
gruppo di amici si riun all'uscita degli arrivi all'aeroporto
internazionale di Toronto. Erano in otto, per lo pi sui trent'anni.
Scozzesi, inglesi, austriaci, tedeschi, ebrei - il loro background
etnico si mescolava bene al mosaico multinazionale del
Canada, dove erano cresciuti.
Il monitor sopra le loro teste indicava che il volo 709 dell'Air
Canada da New York sarebbe atterrato in orario. L'eccitazione
nel gruppo era palpabile e venata dell'apprensione per la responsabilit
che stavano per assumersi. Sapevano che avrebbero
dovuto contare l'uno sull'altro, tutti buoni amici, per condividere
questo peso. Diffcilmente avrebbero potuto immaginare,
per, quanto sarebbe stato indispensabile unire le forze e utilizzarle
negli anni a venire.
La maggior parte di loro si era incontrata quando erano studenti
all'universit di Toronto negli anni Sessanta, e tutti condividevano
una generale insoddisfazione per come stavano le
cose. Alcuni erano stati tra gli attivisti contro la guerra del Vietnam
che assistevano i renitenti alla leva. Altri si erano dati alle
arti dello spettacolo. Molti avevano svolto lavori sociali, alcuni
con handicappati mentali, altri con tossicodipendenti. Kathy,
Michael, Lisa, Therry, Marty, Gus, Mary e Sam: i figli del benessere
e del privilegio bianco e la progenie di poveri immigranti;
il nipote di un ufficiale nazista e il figlio di sopravvissuti
di Bergen-Belsen. Sarebbe stato impensabile vedere i loro genitori
riuniti in una stanza; senza dubbio si sarebbe scatenata la
Terza Guerra Mondiale. Il gruppo viveva in armonia da quasi
dieci anni e lavorava insieme in diversi progetti e attivit commerciali.
Eccolo! esclam Kathy, non appena un giovane nero tarchiato
corse verso di loro con slancio. I suoi capelli erano tagliati
a spazzola e indossava dei pantaloni neri senza risvolti con
una banda rossa lungo la cucitura esterna, una maglietta in poliestere
rosso ciliegia e un paio di scarpe grigie a punta troppo
grandi. Stretto nella sua mano c'era un sacchetto di carta, contenente
tutte le sue propriet terrene.
Ciao a tutti!
Lesra! gridarono. Ce l'hai fatta!
Lesra si apr in un sorriso immenso e frastagliato, privo di
met dente davanti. Si baciarono e abbracciarono.
Cosa  successo ai tuoi capelli? chiese Terry. Dove sono
finiti i ricci?
Di che stai parlando? fu la risposta. Ognuno ha il suo Cesare!
E Terry e tutti gli altri risero, avvertendo quanto fossero
felici di rivederlo.
La maggior parte del gruppo aveva incontrato Lesra a New
York l'estate in cui tentarono una nuova avventura commerciale
al laboratorio dell'EPA (Agenzia per la Protezione
dell'Ambiente) a Brooklyn. Lesra e un altro giovane nero, William,
erano stati assunti al laboratorio come parte di un programma
di lavoro estivo per la giovent urbana finanziato con
i fondi governativi.
Sebbene sia Lesra sia William fossero appena quindicenni,
insieme facevano una buffa coppia: Lesra era alto circa un metro
e mezzo e William oltre uno e ottanta. Il loro lavoro consisteva
nello schiacciare qualche sonnellino, nel tracannare litri
di Coca Cola, nel rincorrersi e nel prendersi a pugni e pi in
generale nel tener duro. Bench facessero del loro meglio per
starsene tranquilli in presenza di un estraneo, entrambi mostravano
una certa creativit nell'insultare scherzosamente le reciproche
madri quando pensavano che nessun altro li stesse ascoltando.
Era chiaro che non erano abituati a mantenere un dignitoso
contegno professionale, n sembrava venisse loro insegnato
alcunch.
Appena prima che arrivassero i canadesi, ai ragazzi era stato
dato il compito di lavare uno dei furgoncini usati per testare i
livelli di emissioni inquinanti dei taxi di New York City, ma
quest'incarico termin bruscamente quando degener in una
rissa e Lesra batt la testa contro il pavimento con tale violenza
che si dovette portarlo in ospedale. In seguito furono relegati a
giocare con i telefoni nell'ufficio dell'aria condizionata, che era
l'attivit preferita di Lesra, non solo per l'aria condizionata ma
perch a casa non aveva il lusso di un telefono.
I ragazzi gravitavano intorno alla gente bianca che diceva di
venire da qualche parte chiamata Canada e parlava in modo
buffo, amava scherzare e fare un sacco di domande. Lesra e
William li portarono a fare un giro per gli stabilimenti dell'EPA,
dagli uffici ai garage fino all'area informatica. Ecco Canada!
gridavano i ragazzi, infilando la testa nei vani delle porte, sotto
le capote delle macchine e sopra il distributore dell'acqua, cercando
di non stare tra i piedi, ma con il desiderio di prender
parte all'azione. Contro le loro migliori intenzioni, si distraevano
facilmente e cominciavano a incitarsi l'un l'altro.
Tra i due, Lesra era quello che si apriva di pi; William era
difficile che spiccicasse parola. In un'occasione, dopo che Lesra
lo aveva salutato con un Salve Canada, come te la passi?, Michael
gli confid un segreto: Sai, Lesra, che gli abitanti del Canada
si chiamano canadesi? Da allora Ecco i canadesi! divenne
un ritornello familiare.
Era quasi impossibile per i canadesi capire il linguaggio di
Lesra, ma riuscirono a dedurre che Lesra viveva con la sua famiglia
nel quartiere Bushwick di Brooklyn. A casa aveva una
madre e un padre, oltre a sette tra fratelli e sorelle.
Un giorno Terry, Michael e Lisa offrirono a Lesra un passaggio
a casa, ma Lesra non sapeva come arrivarci, se non in metropolitana,
che prendeva ogni giorno. Non c' problema
disse. Ti procureremo una pianta. Gli fornirono una cartina
stradale di Brooklyn e, senza problemi, riuscirono a tracciare
un percorso per arrivare a Linden Street dal laboratorio dell'EPA
nella zona Greenpoint di Brooklyn.
Ma c'erano molte lacune nella mappa: non indicava, per
esempio, che dovevano guidare attraverso un vasto territorio
desolato, passare in mezzo a interi quartieri di scheletri di edifici
derelitti, bruciati e crollati, cosparsi di bottiglie rotte, materassi
abbandonati e montagne di rifiuti, popolati da gente (non c'era
un viso bianco tra loro) il cui aspetto rifletteva tragicamente la
trascuratezza del loro ambiente. N la mappa riportava la topografia.
Dove gli stabili erano collassati, i loro interni si erano rovesciati
a mucchi sui marciapiedi, come se un gigante irascibile
avesse scalato l'edificio e gettato i detriti a pedate in mezzo alla
strada. La gente camminava semplicemente intorno o sopra le
montagnole che erano divenute un tratto permanente del paesaggio.
I tre canadesi si sentirono schiacciati dall'immensit del ghetto
e dal senso di claustrofobia che provocava. Era una grande
sacca di povert. La miseria si estendeva ovunque. Una volta
entrati temevano che non ne sarebbero mai usciti. Alla fine discesero
verso Linden Street, una delle tante strade identiche che
si dipartivano dalla Broadway, e si diressero all'indirizzo di
Lesra. Michael not che l'edificio accanto era completamente
sbarrato con delle assi e Lesra gli spieg come stavano le cose,
e cio che era usata come rifugio di fortuna da tossici e barboni.
I canadesi si sentirono al centro dell'attenzione. Decine e decine
di occhi curiosi sulla soglia delle porte e dietro le finestre,
richiamati dalla rara apparizione di gente bianca nei paraggi,
conclusero che doveva trattarsi di agenti che riportavano a casa
un ragazzo riottoso. Sentendosi importante, ma mantenendo la
sua freddezza, Lesra salt fuori dalla macchina. Anche i canadesi
cercarono di sembrare molto disinvolti, come se anche per loro
questo viaggio nell'inferno non fosse niente di insolito.
Persino dopo essere tornati a Toronto, al gruppo riusc difficile
dimenticare Lesra e William. Si stava avvicinando l'annuale
festival caraibico, una splendida celebrazione della cultura delle
Indie Occidentali, e Kathy propose di invitare i ragazzi per quel
lungo fine settimana. L'idea fu accolta e discussa con entusiasmo.
Sarebbe stato meraviglioso dare a Lesra e William l'opportunit
di visitare Toronto e di godersi i tamburi cromati e gli
incredibili costumi della sfilata caraibica, ma sarebbe stato giusto,
si chiedevano, esporli a un tipo di vita cos lontano dalla
loro esperienza e dalle loro prospettive, con il rischio di farli
sentire comprensibilmente frustrati una volta tornati alle strade
senza uscita di Brooklyn? Dopo aver ponderato il caso con
attenzione, il gruppo decise che, tutto sommato, i potenziali benefici
dell'esperienza superavano ogni possibile inconveniente.
In definitiva, l'ignoranza non era beatitudine: vedere un altro
mondo avrebbe potuto stimolare la curiosit dei ragazzi e consentire
loro di ampliare le loro conoscenze.
Mentre organizzavano il viaggio, si trovarono davanti ad alcuni
problemi logistici (non avendo un telefono, era difficile
contattare i genitori di Lesra), ma entrambe le coppie di genitori
dettero il loro consenso. Il capo del laboratorio, un simpatico
magiaro-americano, aveva mandato Lesra e William a casa
con delle lettere che garantivano per i canadesi e approvavano
il viaggio proposto.
I biglietti aerei dei ragazzi erano pronti al banco dell'Air Canada
all'aeroporto La Guardia di New York, ma Lesra stentava
a crederci. Era troppo bello per essere vero: il viaggio doveva
essere un imbroglio di qualche sorta. Il suo scetticismo non gli
impediva, comunque, di fare quel primo e cruciale passo - andare
all'aeroporto. Non era mai stato in un aeroporto, si diceva,
perci, se anche non ci fossero stati i biglietti, che importava?
Lui e William si sarebbero divertiti a guardare gli aerei che atterravano
e decollavano. Che i biglietti fossero l forniva il pretesto
per una visita piena di sorprese per Lesra e William.
Certamente il fattore in gioco erano le tipiche attrattive per
gli adolescenti americani: essere lontani da casa per la prima
volta, l'eccitazione di un viaggio in aereo, la stranezza della
banconota straniera tutta colorata invece del solito verde smorto.
Ma era piuttosto il versante pi ordinario, la vita quotidiana,
che i canadesi erano certi avrebbe esercitato un fascino particolare
sui ragazzi.
I canadesi vivevano in una casa abbarbicata su un dirupo boscoso.
Bench si fosse nel pieno centro di Toronto, sembrava
proprio di essere in campagna. Non era un paesaggio urbano,
certamente non per Lesra e William. Era cos strano per loro
camminare sull'erba che inciampavano continuamente e, mentre
salivano, perfino le colline pi minuscole costituivano una
sfida. Era come se il manto erboso e la nuda terra sotto i loro
piedi fossero inconsistenti, come se camminassero sulla creta.
Le insegne nei parchi che invitavano a camminare sull'erba erano
un invito al disastro. Eppure, a casa, nel litigarsi le cime dei
tetti e le montagnole di rifiuti, questi ragazzi erano agili e accorti.
Gli alberi erano strani ostacoli mai incontrati sui tetti di
Brooklyn o nelle vere strade di citt. William, in particolare,
era affascinato dalla betulla argentata che cresceva sul retro della
casa. Si appoggiava contro il suo fusto, ne tastava la corteccia di
cellulosa con delicatezza, cercando di immaginare cosa fosse e
come avesse fatto a diventare di quel colore. Alla fine trov una
soluzione al mistero: qualcuno doveva avere dipinto di bianco
l'albero e ora la tinta stava venendo via a brandelli.
Misteriosa era per Lesra la sorgente delle ombre spaventose
che durante la notte si muovevano oltre la finestra che dava sulla
gola.  incredibile quanto possa essere terrificante la combinazione
di luna, vento e alberi quando sei abituato al lamento
delle sirene, alle detonazioni di armi da fuoco, allo scalpiccio
dei topi, ai gemiti e alle colluttazioni di tossici e barboni.
Per rendere meno brusco lo scarto culturale, una sera, intorno
alle undici, molti del gruppo accompagnarono i ragazzi
a Yonge Street, nello squallido quartiere che in qualche modo
assomigliava alla 42esima Strada di New York. Il traffico procedeva
a singhiozzo. I ragazzi cominciarono a sentirsi a loro
agio quando oltrepassarono un edificio con dei graffiti disegnati
a spray su un lato. Ecco Nuyok! grid Lesra, puntando
un braccio fuori dal finestrino e con l'altro dando di gomito
a William. I ragazzi si rimisero a sedere ai loro posti, godendosi
i neon familiari, i marciapiedi affollati e i locali di
streap-tease.
Improvvisamente si sporsero entrambi dal finestrino, con gli
occhi spalancati e la bocca aperta, senza staccare un attimo lo
sguardo mentre la macchina avanzava. I canadesi cercarono di
capire cosa avesse attirato la loro attenzione. Tutto ci che videro
fu un ragazzino di undici o dodici anni che faceva il venditore
ambulante di gelato con una carretta a due ruote.
Provaci a Nuyok strill William dal finestrino e Lesra si un
nel sottolineare l'assurdit della cosa. Ritrovando la calma,
Lesra spieg quello che per lui era ovvio: a Brooklyn in mezzo
secondo sarebbero spariti la carretta, la bicicletta, i soldi e
quant'altro. Oppure ha una cazzutissima pistola fece eco William.
E risero fino a star male.
La sfilata del festival caraibico il giorno successivo offr
un'ulteriore occasione di meraviglia. Invece di andare in
macchina presero tutti la metropolitana. A Brooklyn la maggior
parte delle metro non sono sotterranee ma sopraelevate
e vengono chiamate treni. Ma la stazione di Saint Clair
West, aperta da poco, era diversa da qualunque stazione ferroviaria
avessero mai visto i ragazzi. Era spaziosa e decisamente
luccicante e le decorazioni sui muri non erano del tipo a
spray. I ragazzi erano sicuri che si sarebbero fatti buttare fuori
a calci, o che si sarebbero persi nella hall di qualche lussuoso
albergo, del genere che avevano visto frequentare dagli spacciatori
di alto livello che apparivano spesso nella serie televisiva
Starsky e Hutch. Arriv un treno baluginante - che
Lesra e William pensarono fosse nuovo di zecca, visto che
ancora non era stato coperto di graffiti - e ci salirono. I passeggeri
che erano a bordo rivolsero loro un sorriso. Una volta
in citt, all'ombra di alcuni aceri davanti al Trinity College, si
unirono alla folla festosa e assistettero da un'ottima posizione
alla parata che attraversava Queen's Park. Frotte di partecipanti
che ballavano e cantavano, agitandosi e scuotendosi e
jazz-band con strumenti a percussione si riversavano sulla
strada. Lesra e William erano ipnotizzati.
Ogni gruppo mascherato aveva un suo Re e una sua Regina
abbigliati in costumi favolosi che sfavillavano e ballonzolavano
e ruotavano. I tamburi avevano un ritmo caraibico -
reggae, calypso, afro-cubano - cos irresistibile che era impossibile
per chiunque non mettersi a ballare, canadese, americano,
indiano dell'est o marziano che fosse. Le file di ogni brigata erano
ingrossate da centinaia di persone che facevano baldoria,
giovani e vecchi, neri e bianchi, che danzavano nelle strade e
fluivano nel corteo, facendo da ponte di collegamento tra gli
spettatori e i partecipanti. I ragazzi notarono che persino i poliziotti
oscillavano a ritmo di musica.
Pi che la parata in s, i canadesi si gustavano la mescolanza
di sgomento e delizia che leggevano sui volti dei due ragazzi.
Lesra e William erano sbalorditi dal fatto che cos tante persone
potessero ritrovarsi e divertirsi realmente tra loro senza alcun
problema. Non si sentiva neanche uno sparo. Nessuno stava
provocando una rissa. Nessuno alzava la voce.
La fine della parata fu il colpo di grazia. Era appena passato
l'ultimo flusso quando una mezza dozzina di uomini in tuta da
lavoro sbuc fuori dal nulla. Cazzo ? chiese Lesra, osservandoli
eseguire una particolare magia. La squadra all'opera fece
sparire scatole di pop com, carte di gelato e involucri vari. In
meno di un minuto gli spazzini avevano riportato la strada nelle
condizioni in cui era prima della festa.
Cazzo, qui fanno sul serio! osserv Lesra.
Gi replic Sam ridendo. I rifiuti sono fuorilegge qui. In
Canada ti sbattono in prigione se butti una cartaccia per terra.
Bench Lesra avesse capito che si trattava di una battuta, una
visita allo zoo il giorno seguente lo spinse a chiedersi se i suoi
ospiti non avessero parlato sul serio. Si erano appena allontanati
da un chiosco e Lesra stava masticando una barretta di cioccolata.
Appena la fin, la sua mano si apr meccanicamente lasciando
cadere la cartina mentre camminava. Improvvisamente avvert
una pressione sulla spalla. Si volt spaventato, perch per
le strade di New York non puoi mai sapere quel che ti ritrovi
alle spalle. E la sua paura aument quando vide dietro di s un
poliziotto accigliato, che faceva strani gesti con le mani. Il poliziotto
era grande e grosso e il suo linguaggio da sordomuto incomprensibile.
Prima additava in basso e poi intorno l'area di
ristoro.
Dopo un po' Lesra port la mano alla bocca e cap che il poliziotto
gli stava dicendo di raccogliere la carta oltraggiosa e di
gettarla nel vicino cestino dell'immondizia. Su, da bravo disse
la guardia, mentre Lesra quasi finiva per terra per raccogliere in
fretta la carta e gettarla nel cestino. Lesra non aveva inteso fare
niente di male e certo non voleva finire in prigione.
Se Lesra e William trovavano incomprensibili alcune abitudini
canadesi, i canadesi, da parte loro, trovavano incomprensibile
la carenza culturale di base dei due ragazzi e spaventosa la
loro educazione. Era abbastanza scandaloso che gli alberi e le
strade pulite e l'ambiente civile delle metropolitane non fossero
loro familiari. E forse non ci sarebbe stato da sorprendersi che
quei giovani non sapessero il numero esatto dei continenti (la
parola continente sembravano non averla neppure mai sentita).
Ma i canadesi rimasero stupefatti di fronte al fatto che Lesra
e William non conoscevano il nome dello stato in cui vivevano.
Tutto quel che sapevano era che vivevano in un posto chiamato
Nuyok. Ma si trattava di uno stato?
Bench non fossero in grado di distinguere una nazione da
uno stato o una citt, conoscevano a menadito il Giuramento
di fedelt:
Dichiaro lealt alla bandiera
degli Stati Uniti d'America,
e alla repubblica che rappresenta.
Non che avessero un'idea di cosa significassero le parole dichiarare
e lealt, e tantomeno repubblica. Chieder loro di
spiegare il concetto di rappresentare' suscitava una scrollata di
spalle e uno sguardo vuoto.
Lesra stava quasi per concludere gli studi ed era risultato
terzo su quarantaquattro nella sua classe di Bushwick. Chiss
com'erano gli altri quarantuno! Come era possibile essere cos
disinformati per dei quindicenni tanto svegli, sagaci, curiosi,
osservatori? Non si erano ritirati - questi ragazzi andavano ancora
a scuola! Come era possibile essere alle superiori - apparentemente
andando anche bene - e non sapere niente?
I canadesi non osavano pensare alle conseguenze di un simile
stato delle cose. Generalizzando, significava che un'intera generazione
di giovani cittadini non riceveva un'educazione. Nascere
nella povert del ghetto e aver precluso l'accesso alle opportunit
che pu offrire una buona educazione era una condanna
a una vita di povert e a tutti i relativi inconvenienti.
Nessuno meritava una prospettiva cos desolante. Cosa era successo
al concetto contenuto nelle ultime due righe del Giuramento
di fedelt, recitato ogni giorno da Lesra e William?
Una nazione timorata di Dio, indivisibile,
con libert e giustizia per tutti.
Lesra voleva fare l'avvocato da grande, ma non aveva idea di
quello che ci implicasse; sapeva solo che gli avvocati facevano
soldi quando la gente aveva dei problemi e la gente che conosceva
Lesra aveva sempre dei problemi. Suo fratello maggiore
era appena stato in prigione. I canadesi pensavano che le
possibilit per Lesra di dover ricorrere a un avvocato erano di gran
lunga maggiori di quelle di diventarlo. L'opportunit di poter
riuscire a far qualcosa per riparare a tale diseguaglianza non capit
ai canadesi che dopo molte settimane. Al laboratorio EPA
si richiedeva una ricerca pi approfondita per il loro progetto
e, di conseguenza, Michael, Lisa e Terry tornarono a Brooklyn
ed ebbero la possibilit di trascorrere ancora un po' di tempo
con Lesra e William. In tale occasione conobbero anche i loro
genitori.
I canadesi avevano avvertito una certa rivalit tra i due ragazzi
e il sospetto che questa acredine fosse dovuta alla disparit
economica delle famiglie fu confermata quando andarono a
trovare i ragazzi a casa. Quando William era arrivato a Toronto,
si era portato il doppio dei jeans di Lesra e tutti di migliore qualit;
mentre i pantaloni di Lesra erano sfrangiati, quelli di William
avevano il loro bell'orlo. E William si era lamentato del
fatto che, bench Lesra fosse stato molte volte a casa sua, non
gli avesse mai ricambiato l'invito.
I Fuller, la famiglia di William, se la passavano certamente
meglio. Entrambi i suoi genitori lavoravano e aveva solo un fratello
pi piccolo. Erano proprietari di una casetta a schiera su
due piani in Bedford Stuyvesant. Grazie a un piccolo aiuto
economico da parte del governo, sotto forma di un'ipoteca a
basso tasso di interesse, Mr Fuller aveva acquistato dal comune
la casa al grezzo e l'aveva sistemata da s, provvedendo all'impianto
idraulico, al riscaldamento e all'elettricit. William, essendo
alto di statura, nutriva il sogno di diventare un giocatore
di basket professionista. A confronto della situazione di Lesra,
la vita di William era relativamente prospera e sicura.
I Martin, la famiglia di Lesra, viveva in un edificio a quattro
piani di un'area degradata che da tempo era stato dichiarato
inagibile, ma era ancora abitato da otto famiglie. La porta di accesso
al loro appartamento - in cima a una scala stretta, scivolosa
e priva di ringhiera - non aveva maniglia e si chiudeva solo
dall'interno. L'appartamento aveva due finestre: quella anteriore
dava sulla strada, mentre la seconda, sul retro con nessun'altra
vista che detriti, anni addietro era stata inchiodata per non
fare entrare estranei e rimaneva chiusa persino durante l'afa
estiva. Lesra sognava che un giorno la sua famiglia rientrasse nel
programma assistenzialistico: lui e la sua famiglia aspiravano a
entrare negli appartamenti (infestati da topi e scarafaggi) sovvenzionati
dallo stato, che altre famiglie assistite facevano di
tutto per abbandonare.
Durante l'anno scolastico Lesra avrebbe portato a casa il denaro
guadagnato confezionando alimentari al supermercato.
Voleva rendersi utile e far sentire i suoi genitori orgogliosi di
lui. Nessuno dei genitori di Lesra lavorava: suo padre, Earl, faceva
lo scaricatore, prima di rompersi definitivamente la schiena.
La madre, Alma, badava ai suoi otto figli, due dei quali arrivarono
dopo che si era fatta legare le tube per evitare ulteriori
gravidanze. Entrambi i genitori erano alcolizzati. L'unica consolazione
di Lesra era che, a differenza di molte famiglie di sua
conoscenza, in fin dei conti lui aveva suo padre a casa.
Quando i tre canadesi si ripresentarono a casa di Lesra, il vicinato
si rese immediatamente conto della loro presenza. Innumerevoli
persone di ogni et sorridevano e li fissavano sulle soglie di casa
o sui gradini. Appena Lisa, Terry e Michael valicarono l'angusta
tromba delle scale dello stabile di Lesra, dalle porte vicine uscirono
persone desiderose di incontrare e parlare con gli stranieri che avevano
offerto a Lesra un viaggio in Canada. In cima alle scale, il padre
di Lesra, un uomo esile che dimostrava pi dei suoi quarantadue
anni, li invit gentilmente a entrare, mandando immediatamente
uno dei figli al negozio a prendere qualcosa da bere, nonostante
le proteste del gruppo. Si misero a sedere uno accanto all'altro
nell'ingombro soggiorno, dove una vecchia TV in bianco e
nero stava facendo un gran baccano, l'immagine compressa in una
banda della larghezza di qualche centimetro nel centro dello schermo.
(Invece la casa di William aveva una nuova TV a colori con lo
schermo piatto e un'immagine molto grande e nitida.) Guardare
la televisione dai Martin era come guardare la radio.
I canadesi erano desiderosi di raccontare personalmente ai
genitori di Lesra quanto fossero stati contenti della sua visita a
Toronto, quanto si fosse comportato bene e quanto dovessero
esserne orgogliosi.
Eccome se erano orgogliosi! Come per molti altri genitori
del vicinato era raro per Earl e Alma sentir parlare bene dei loro
figli. Gli abbiamo insegnato le buone maniere disse Mr Martin.
Gli abbiamo insegnato a comportarsi bene.
Alma Martin era addirittura raggiante di fronte a tanti complimenti.
Abbiamo allevato i nostri ragazzi per farne dei gentiluomini
aggiunse con una voce che ricordava quella di Billie
Holiday.
Uno degli ultimi giorni in cui andarono al laboratorio,
all'ora di pranzo Lisa, Michael e Terry chiesero a Lesra se gli
sarebbe piaciuto andare in macchina fino al centro commerciale
di Queens. Lesra disse subito di s. Aveva sempre fatto balzi
di gioia ogniqualvolta gli si prospettava la possibilit di scorazzare
in macchina e adorava andare in giro con i canadesi. Gli
spiegarono che stavano andando a comprare una TV per portarsela
in Canada, perch i televisori erano molto convenienti negli
Stati Uniti.
Nel reparto di elettronica dei grandi magazzini A&S, i canadesi
sembrarono sopraffatti dall'enorme variet di televisori e
chiesero aiuto a Lesra. Perch non ne scegli uno che ti piace?
propose Terry. Lesra li esamin uno per uno con molta attenzione
e indic un lucido modello a colori. Allora prenderemo
quello. Dopo aver parlato con un commesso, Terry disse a
Lesra che avevano bisogno di un cognome e di un indirizzo
americano da mettere sulla ricevuta d'acquisto perch la garanzia
fosse valida. Possiamo usare il tuo?
Per me va bene rispose Lesra, cos sulla ricevuta risultarono
il suo nome e indirizzo.
Mentre stavano caricando l'apparecchio nel baule della macchina,
Terry disse a Lesra: Lo sai che questa  tua! Ti abbiamo
ingannato facendoti scegliere quella che ti piaceva di pi. Volevamo
farti una sorpresa.
Lesra guard stupefatto Terry negli occhi. Stai scherzando!
No disse Lisa. E per te e per la tua famiglia.
Proprio cos.
 davvero tua aggiunse Michael. E la tua TV.
Youhoo! grid Lesra e non avrebbe potuto dire altro.
Lesra rimase zitto per tutto il tragitto verso il laboratorio. Lisa
dette voce ai pensieri che si immaginava attraversassero la sua
mente.
All'inizio eri certo che stessimo scherzando. Ma anche con
i biglietti dell'aereo, eri sicuro non ci sarebbero stati e invece
c'erano. Nessuno ti stava prendendo in giro allora, perci ora
ti stai chiedendo se non possa essere tutto vero? E se  cos...
Nooo!
Giusto! fu l'unico commento di Lesra. Dopo il lavoro i canadesi
chiamarono un taxi e dettero all'autista bianco l'indirizzo
di Lesra, pagandolo in anticipo per il viaggio. Finch Lesra
non entr da solo con l'apparecchio TV nell'auto, non riusc a
credere che fosse davvero suo. Appena il taxi part, egli strinse
a s il gigantesco scatolone con le sue braccia tozze.
Cos questa  la tua TV? domand l'autista cercando di intavolare
una conversazione amichevole.
Gi rispose Lesra un po' sulle sue, sottintendendo un a te
che ti frega? Per lo pi, dare confidenza non era il suo forte, e
la sua diffidenza crebbe quando l'autista prese una strada diversa
da quella che Lesra conosceva, la sola che i canadesi avessero
percorso quando lo avevano accompagnato a casa in auto. Lesra
gett uno sguardo tagliente e feroce all'autista a significare:
Non ci provare nemmeno, capo e strinse pi forte lo scatolone.
Che qualcuno provi solo ad avvicinarsi alla mia TV disse
tra s e s. Fu soltanto quando l'auto svolt in Bushwick Avenue
che Lesra cap di essere vicino a casa e cominci a rilassarsi.
L'autista aiut Lesra a scaricare lo scatolone e a deporlo sulle
scale d'ingresso. Allora? chiese il tassista. Vuoi entrare a chiamare
qualcuno che ti aiuti a portarlo dentro?
Niente da fare pens Lesra, scuotendo la testa. Questo
tipo crede di farmi fesso. Non lascerei questo scatolone sulla
strada pi di quanto lui lascerebbe la sua auto incustodita.
Il taxi ripart e Lesra aspett finch il suo fratellino Damon,
che stava giocando l fuori tra i rifiuti, corse su per le scale a
chiamare suo padre.
Earl, guardando dalla finestra, disse a sua moglie: Alma,
hanno comprato a quel ragazzo una TV.
Lesra e suo padre portarono su per le scale lo scatolone, spacchettarono
la TV e la misero in soggiorno, dopo aver spostato il
vecchio apparecchio sul pianerottolo. A quel punto l'intera famiglia
si raccolse a sedere intorno al televisore, guardandolo e
rimirandolo senza che nessuno lo accendesse. Dopo circa un
quarto d'ora Earl si alz e prese il toro per le corna: infil la spina
alla presa di corrente e gir l'interruttore. Con meraviglia
generale... funzionava! Funzionava davvero.
Andr a registrare quest'apparecchio disse Earl, poi prese la
ricevuta d'acquisto con il nome di Lesra e and alla stazione di
polizia. Qui registr il numero di serie. Voleva delle garanzie,
perch non poteva contare sul fatto che una cosa tanto bella
non venisse rubata.
Una volta a casa loro, i canadesi capirono di essere entusiasti di
Lesra e William, ma era Lesra quello che stava loro pi a cuore,
forse perch era il pi disperato. Pensarono di portarlo in Canada
per dargli un'educazione. Ne avevano la capacit e le risorse
economiche e non sembrava giusto non farne uso. Sebbene
capissero di non poter mettere Lesra in una scuola con i
suoi coetanei, dato che era molto indietro nei programmi,
avrebbero potuto istruirlo a casa. All'epoca, egli aveva la stessa
et di Marty, il figlio di Lisa, l'unico bambino del gruppo: loro
se ne erano presi cura per anni a casa.
Da piccolo Marty aveva avuto dei problemi nell'imparare a
leggere. All'et di otto anni gli era stato diagnosticato un ritardo
da una commissione educativa male informata. Rifiutando la
loro valutazione, Lisa lo aveva fatto esaminare da alcuni esperti
nel neonato campo dei ritardi nell'apprendimento. Fu sottoposto
a un test sul grado medio di intelligenza, ma presentava una
grave forma di dislessia. Sarebbe stato un miracolo, dissero, se
fosse riuscito a raggiungere l'ottavo livello. La cosa migliore in
cui avrebbe potuto sperare era un istituto professionale. All'epoca
non esistevano programmi specifici per dislessici offerti dalla
Scuola di Educazione di Toronto.
A quel punto i membri del gruppo avevano iniziato a riunirsi
e decisero che si sarebbero dovuti assumere la responsabilit di
educare Marty da soli. Era evidente che per Marty la scuola
non poteva significare altro che umiliazioni, ansiet e frustrazioni
per la sua incapacit di fare ci che gli altri ragazzi sembravano
fare senza alcuna difficolt. Cos lo tolsero da scuola. E
Marty, non solo impar a leggere, ma cominci a imparare le
nozioni di base su culture e religioni straniere, vivendo nel Far
East, mentre la sua famiglia allargata vi lavorava. Svilupp una
passione per l'archeologia e partecip a un viaggio in Egitto da
solo e in seguito fu assunto come guida, come shawabti, per la
mostra del Re Tutankhamun alla Galleria d'Arte di Ontario.
Nel 1979, a sedici anni, aveva iniziato a frequentare di nuovo
la scuola ufficiale, iscrivendosi ai corsi dell'undicesimo livello,
sia alle scuole serali sia per corrispondenza.
Sulla base di tali esperienze il gruppo non era completamente
nuovo a incontrare e affrontare problemi insoliti nell'educazione.
Se il successo ottenuto con Marty era almeno un po' indicativo,
pensavano che si sarebbe potuto produrre un miglioramento
che avrebbe portato anche Lesra a sbocciare.
Ma c'erano altre considerazioni da fare su Lesra. Dopo tutto,
pensavano, chi erano loro per dire a Earl e Alma che il loro figlio
non avrebbe avuto futuro rimanendo a Brooklyn e che sarebbe
stato meglio per lui venire in Canada? I bianchi non sono
abituati a dire ai neri cosa  meglio per loro? Non c'era qualcosa
di osceno sui bianchi che offrivano ai neri le possibilit che
i bianchi stessi negavano ai negri in prima istanza?
N trascuravano il fatto che Earl e Alma amassero il loro
figlio e dipendessero da lui. Lesra contribuiva in grande misura
al sostentamento della famiglia, non solo lavorando ma
anche prendendosi cura dei fratellini, facendo commissioni e
stando appena un po' attento ai suoi genitori. Come avrebbero
potuto lasciare andare loro figlio, anche se per un certo
periodo di tempo, nella speranza che un'educazione un giorno
potesse ripagarli? Lesra aveva detto ai canadesi che gli sarebbe
piaciuto venire in Canada, ma la decisione non spettava
a lui.
I canadesi discussero questa loro idea con James McRae, un
poeta afroamericano che avevano conosciuto all'EPA, il cui lavoro
era testare le emissioni di ossido nitrogeno dei taxi di New
York. Lo consultarono e lui fu entusiasta. Disse che avrebbe discusso
l'argomento con i genitori di Lesra.
La visita di McRae nella casa dei Martin fu accolta molto bene.
Venne fuori che la signora Martin conosceva la poesia di
James e aveva letto due suoi libri. (La sua generazione era molto
pi istruita di quella successiva.) Ella era onorata della sua
presenza e avrebbe preso attentamente in considerazione qualunque
cosa le avrebbe detto.
Sarebbe una vergogna disse lasciarsi sfuggire un'opportunit
come questa. Niente  pi importante della possibilit di
accedere a un'educazione dignitosa. I canadesi, spieg, volevano
portarli a Toronto, mostrar loro dove e come vivevano,
far loro incontrare Marty e parlare dell'educazione di Lesra.
Era la fine dell'estate quando Mr Martin vol fino a Toronto.
La madre di Lesra non fece il viaggio e disse che avrebbe
seguito qualunque decisione presa dal marito. Lesra aspettava
sulle spine a casa.
Terry e Kathy andarono a prendere Earl all'aeroporto: egli
aveva un abbigliamento che quindici anni prima sarebbe stato
considerato di prim'ordine: un cappello a tesa sottile, pantaloni
scampanati e una maglia dai colori sgargianti a collo largo. Per
tornare a casa presero un percorso panoramico e Earl fu colpito
dalla pulizia della citt. I lampioni dipinti e le impalcature di
protezione decorate intorno alle aree edificate attirarono la sua
attenzione e cos il silenzio, che all'inizio gli offr un momento
per immergervisi. Non si sente nemmeno un clacson! esclam
alla fine. Trov il silenzio noioso.
Da sempre aveva desiderato venire in Canada, disse, ma non
ne aveva mai avuta l'opportunit. Terry gli chiese se quello fosse
stato il suo primo volo in aereo.
No rispose. Ho volato molto tempo fa.
Davvero?
Per l'Europa, per il Giappone... molti posti.
E successo quando eri nell'esercito? chiese Kathy.
No rispose Earl. Poi ci fu una lunga pausa. Quando mi stavo
esibendo.
Esibendo?
Uh huh.
Lesra non ci ha mai detto che... ti esibivi, eh?
S, facevo parte di un gruppo musicale. Lesra non lo sa. Forse
non ricorda. Era appena nato allora.
Qual era il nome del gruppo?
Non dovreste averlo mai sentito. Era molto tempo fa.
Bene, dacci una possibilit. Come vi chiamavate?
Del Vikings disse sottovoce.
I Del Vikings? Mi stai prendendo in giro? grid incredulo
Terry; poi inizi a cantare:
Amami, amami, tesoro
Vieni via con me...
Ora toccava a Earl essere sorpreso. Conosci quella canzone?
chiese.
Certo! Tutti conoscono quella canzone! Era un gran successo!
Primi anni Sessanta...
Il loro sfrenato entusiasmo svegliava ricordi sopiti che Earl,
ora pi a suo agio, trovava dolce richiamare alla memoria.
Era veramente timido per quel che riguardava il suo passato
ed era stato riluttante a vantarsene, perfino con suo figlio;
quel tempo era cos lontano, anni e anni, dalla sua situazione
attuale. Dopo un po' di insistenza da parte degli altri, rivel che
aveva iniziato come cantante di riserva del gruppo, poi era diventato
cantante ufficiale e fu proprio allora che eseguirono
Come go with me all'Ed Sullivan Show. I Del Vikings fecero
tour in tutti gli Stati Uniti, in Europa, in Giappone e riuscirono
a conoscere un gran numero di professionisti, tra cui Gladys
Knight, Ike e Tina Turner, Mavis Staples.
A casa, dopo aver incontrato Marty e gli altri, Earl continu
a ricordare. Passarono gran parte di quella notte ascoltando le
sue storie e vecchi dischi. A Earl piacevano soprattutto le loro
raccolte di rythm-and-blues: Elmore James, Otis Spann, Little
Walter, Wilson Pickett, Otis Redding. Earl cant a lungo e,
bench ci fosse ancora una certa ricchezza nella sua voce, essa
era debole, insicura, dopo anni di alcol e sigarette. Nonostante
la tristezza si divertirono un sacco.
Dopo che Marty ebbe raccontato a Earl la storia della sua
educazione, Sam, Lisa e Terry parlarono delle potenzialit di
Lesra. Come Marty, anche Lesra, dissero, aveva bisogno di un
tutoraggio se voleva proseguire gli studi fino all'universit.
Puntualizzarono che Lesra e Marty sembravano far progressi.
Assicurarono a Earl che, se Lesra fosse andato a studiare in Canada,
potevano star sicuri che sarebbe tornato a casa per le vacanze,
che gli avrebbero pagato regolarmente le chiamate telefoniche
a carico. Earl ascolt tutto con molta attenzione, ma
senza impegno.
Prima che Earl tornasse a casa il giorno successivo, qualcuno
fece un commento sul particolare nome di Lesra, chiedendosi
da dove avesse origine.
Lesra? chiese Earl, come se la risposta fosse ovvia. Conoscete
Lesral Come nella Bibbia. Improvvisamente i canadesi si
resero conto che, quando Earl diceva il nome di suo figlio, lo
faceva con una pronuncia meridionale, cos che suonava come
Lazra.
Ah, vuoi dire Lazzaro? L'uomo che resuscit?
Ecco, cos disse Earl. Quello. Ha avuto due opportunit
di vita.
Due giorni dopo Earl chiam Brooklyn da Toronto: Lesra
avrebbe potuto avere la sua seconda opportunit.
 
Capitolo 2.

Lesra non era il ragazzino pi bello del mondo, quando
venne a vivere in Canada. Era basso - troppo per la sua et - e
tarchiato. Il suo corpo, teso e sodo, sembrava passato attraverso
un compattatore, e il suo collo pareva incastrato a forza tra le
spalle come una molla compressa. Non ho collo, era solito
dire Lesra per giustificare il fatto che era basso. Il bianco dei
suoi occhi era giallognolo e iniettato di sangue, il naso sembrava
colare costantemente e aveva sempre mal di testa. Uno dei
suoi incisivi era talmente scheggiato che, quando sorrideva,
non si poteva notare altro. Era una specie di pasticcio, ma non
perch fosse brutto di natura; il fatto  che aveva ricevuto pochissime
cure, era evidente.
Nel posto da cui Lesra veniva, l'unica ragione per vedere un
dottore - e le uniche volte in cui riuscivi a vederlo - era in casi
di pericolo di vita o di terribili emergenze. Si prestava pi attenzione
a un giovane del ghetto nella sala rianimazione dell'ospedale,
che in tutta la sua vita. Gli ospedali urbani, dove abbondavano
le possibilit di ricucire ogni sorta di ferita da taglio
o da arma da fuoco, potevano essere un posto valido per il tirocinio
(vi venivano mandati medici dell'esercito per fare esperienza
in situazioni simili a quelle causate da un combattimento),
ma quanto a fornire alla comunit i servizi sanitari di base,
questi ospedali fallivano vergognosamente. Quando, dopo essersi
ferito alla testa al laboratorio dell'EPA, Lesra fu mandato
all'ospedale per un esame, aspett l per sei ore senza ricevere
alcuna attenzione, e poi fu rimandato a casa senza che nemmeno
gli avessero fatto le radiografie. In regime di assistenzialismo,
il concetto di poter usufruire degli esami medici di routine 
ridicolo. Semplicemente non accade; non  consentito; nessuno
osa nemmeno pensarci. Ti abitui a convivere con qualunque
sofferenza: dal momento che sei vivo, te la stai passando
molto meglio di altri.
Prima che all'educazione di Lesra, i canadesi dovevano pensare
alla sua salute. Venne fuori che la causa dei suoi mal di testa
era duplice: un'anomalia agli occhi e un'eccessiva assunzione di
zuccheri. La sua vista era cos malandata che doveva strizzare gli
occhi per vedere qualsiasi cosa che fosse a una distanza di oltre
50 centimetri. Che la sua vista avesse bisogno di una correzione
era cosa nuova per Lesra, finch non si ricord che gli erano
stati prescritti degli occhiali a scuola (purtroppo li aveva persi e
non poteva permettersi di rifarne altri). Anche la sua abitudine
di mettere lo zucchero in qualunque cosa mangiasse, compresi
il riso, i fagioli e la carne, gli faceva costantemente ronzare la
testa. I suoi mal di testa scomparvero non appena cominci a
portare gli occhiali e a eliminare lo zucchero in eccesso. Il naso
che colava e gli occhi malati di Lesra erano il risultato di un'infezione
cronica che si elimin facilmente con gli antibiotici.
Rimase stupefatto dalla gran quantit di problemi che si era
creato a forza di ignorare la sua salute. Il sollievo provato fu
enorme.
Il problema del suo incisivo scheggiato fu momentaneamente
risolto con una capsula. La sua altezza era un problema
decisamente pi grave. I canadesi lo portarono da specialisti
ed endocrinologi, per vedere se la sua statura minuta avesse
qualche causa organica e se fosse possibile correggerla con una
terapia (Lesra amava tutte queste attenzioni ed era sempre sorridente,
ora a trentadue denti). Dopo attenti esami e test, il
dottore concluse che la crescita di Lesra era rallentata non per
una mancanza di ormoni dello sviluppo, ma per malnutrizione;
con una buona dieta poteva crescere ancora di qualche
centimetro.
OK dissero i canadesi a Lesra. Partiamo con il nostro primo
progetto scientifico. Vediamo cosa possono fare tre pasti al
giorno. Iniziarono a delineare con un grafico i suoi progressi.
A casa, Terry teneva Lesra in piedi diritto contro il muro, dove
avevano segnato la crescita di Marty. Fece una tacca in corrispondenza
del punto pi alto della testa di Lesra e scrisse le sue
iniziali e la data. La prima indicazione segnava L. 9/79 a 1
metro e 63 centimetri. Anche se era 17 centimetri pi basso di
Marty, Lesra era orgoglioso di avere un segno sulla sua stessa
scala.
Lo specialista aveva detto anche che le condizioni di vita
stressanti possono ritardare e persino bloccare la crescita. L'agitazione
aveva veramente segnato ogni aspetto della vita di
Lesra. Come milioni di altri ragazzi del ghetto, era stato costantemente
sotto stress. Non aveva avuto stabilit nella vita. La povert
del suo tenore di vita era responsabile non solo della mancanza
di cibo decente e di cure mediche, ma anche dell'educazione
inadeguata, dell'alcolismo, della droga e della violenza.
La paura caratterizzava anche la pi semplice attivit. Non sapeva
mai se lui, i suoi fratelli o le sue sorelle sarebbero stati colpiti
da un proiettile mentre andavano a scuola, o addirittura
all'interno della stessa scuola, dove poliziotti armati controllavano
le aule, o tornando a casa; sapeva soltanto di dover essere
sempre pronto a buttarsi a terra. Anche casa sua era un arsenale:
doveva costantemente stare attento, pronto a intervenire se i
suoi, ubriachi, discutendo fossero arrivati a un punto critico
esplodendo in atti di violenza fisica. Sempre sul filo del rasoio.
Mai una tregua. Il bombardamento proveniva da tutti i fronti.
Non c'era da sorprendersi dunque che nella sua nuova casa
in Canada, appena c'era un accenno di silenzio, anche nella
pausa pi breve di una conversazione, egli si addormentasse.
Anche se c'era la televisione accesa, e nessuno parlava, lui si addormentava.
Era un rifugiato nel vero e proprio senso della parola,
un rifugiato che, sperimentando per la prima volta dopo
lungo tempo la sicurezza e la salvezza, si permetteva il lusso di
rilassarsi, di scivolare in una specie di sonno rinvigorente che le
classi medie americane danno per scontata. Per Lesra, fino a
non molto tempo prima, il riposo non era semplicemente consentito.
Il linguaggio di Lesra era una specie di curioso miscuglio di
frasi di strada in cui soggetti e verbi (quando Lesra usava i verbi)
non concordavano mai; bizzarre costruzioni grammaticali che
comprendevano tripli negativi erano all'ordine del giorno. I
canadesi pensavano che egli avesse bisogno di ampliare il suo
vocabolario (si sarebbe potuto facilmente contare il numero di
parole a sua disposizione) e si riservarono di farlo esercitare sulla
grammatica e di fargli fare un po' di pratica nella pronuncia.
Avevano notato anche una certa ignoranza della geografia, che
pensavano fosse una cosa abbastanza importante da correggere.
Ma non avevano idea di cosa aspettarsi.
Come avrebbero potuto sospettare che, per esempio, Lesra
non sapesse leggere? Che, nonostante avessero pensato che
era veramente scarso, avessero enormemente sovrastimato il
livello di alfabetizzazione di Lesra? Tutto ci che egli era in
grado di distinguere leggendo una pagina scritta a macchina
erano le poche parole che aveva memorizzato; le altre tentava
solo di indovinarle. Era incapace di pronunciare anche una
sola parola nuova. Era quasi sedicenne, avrebbe dovuto frequentare
l'undicesimo livello... e non sapeva leggere! Dovevano
ripartire da zero!
Fu una rivelazione distruttiva e personalmente devastante
per Lesra. Non fece che avvalorare i suoi pregiudizi, perch
Lesra nutr l'insidiosa idea che i neri fossero stupidi. Lui e i suoi
compagni non erano in grado di leggere dopo dieci anni di
scuola: ci non provava niente? Inoltre, la frase pi sei nero,
pi sei stupido l'aveva sentita ripetere per tutta la vita. Ora ne
aveva la prova.
E non solo i neri sono stupidi, pensava Lesra; sono anche
violenti. Non  forse vero che solo i neri si azzuffano? chiese
Lesra ai canadesi, non molto tempo dopo essere andato a stare
con loro. Questa domanda fece loro venire le lacrime agli occhi:
era cos patetica! L'opinione che Lesra aveva di se stesso era
molto bassa, la sua mancanza di informazione era totale. A
Bushwick aveva visto solo persone di colore, perci aveva visto
solo persone di colore azzuffarsi.
Presto i canadesi capirono che educare Lesra sarebbe stata
cosa assai pi complicata che limitarsi a dare una rinfrescata
all'inglese e alla geografia. Non si sarebbe trattato soltanto di insegnargli
i rudimenti della lettura, come se ci non fosse gi una
sfida sufficiente. Prima che potessero pensare di ottenere qualcosa,
si dovevano correggere un po' delle convinzioni sbagliate
di Lesra, a partire dai fraintendimenti che avevano avuto una
serie di ripercussioni psicologiche. Bisognava far fronte a quindici
anni di condizionamenti negativi.
Riuscirono a far comprendere a Lesra il significato e il valore
dell'educazione. Un'educazione gli avrebbe mostrato che
c'erano spiegazioni per situazioni apparentemente casuali e
sconnesse: perch esistevano i ghetti, perch i suoi genitori bevevano,
perch le droghe erano diffuse nella sua comunit, perch
non sapeva leggere. Studiare la storia lo avrebbe aiutato a
capire perch il mondo era fatto in un certo modo  a vedere
che non era sempre stato cos. Avrebbe imparato che era naturale
per le persone di colore andare d'accordo, che queste avevano
cooperato prima come cacciatori-raccoglitori e poi come
costruttori delle grandi civilt africane, incluse le universit pi
eminenti. Che il fatto che gli afroamericani si chiamassero l'un
l'altro con termini offensivi come negro, era un segno del
loro disprezzo di se stessi, il risultato di secoli di colonialismo e
schiavit; che quelli che erano al potere si erano serviti della
secessione e della conquista, che era tornato loro comodo segregare
le persone di colore, far loro il lavaggio del cervello e
portarli a lottare tra di loro, in modo che i bianchi potessero
continuare a dominare l'economia, a sentirsi diversi e superiori,
a declinare ogni responsabilit storica. Avrebbe scoperto che
non molto tempo prima c'erano state due guerre mondiali, che
erano stati i bianchi a iniziare queste guerre, a massacrare insensatamente
e malvagiamente milioni di altri bianchi (per non
parlare di tutta la gente di colore). Nessuno ne aveva mai parlato
come violenza di bianchi contro bianchi, ma le cose stavano
cos.
Essere istruito gli dissero i canadesi significa vivere in un
mondo comprensibile, essere capaci di distinguere un fatto reale
da una finzione, essere abbastanza acuti da sapere quando
veniamo ingannati. Il fascino che loro esercitarono su Lesra fu
notevole; a Lesra non piaceva essere pilotato.
Uno dei primi compiti di Lesra fu quello di scoprire che cosa,
se mai c'era qualcosa, rendeva differenti le persone con un
diverso colore della pelle. Lesra conobbe l'unico fattore responsabile
del colore della pelle: la melanina. Pi la tua pelle 
scura, pi melanina hai, pi  chiara, meno ne hai. Apprese che
gli albini erano privi di questo importante elemento, perci le
loro pelli erano cos chiare, quasi trasparenti, e i loro occhi cos
sbiaditi.
La melanina protegge la pelle dai raggi dannosi del sole dissero
a Lesra. Averne molta, essere pi scuro, significa avere
una maggiore protezione.
Tutto qui? chiese Lesra aspettandosi qualcosa di pi complicato.
 cos semplice!
S, ma essere pi chiaro di pelle vuol dire essere pi intelligente!
ribatt Lesra.
Non  vero! obiettarono i canadesi. Non c' alcun legame
tra il colore della pelle e le capacit intellettive. Assolutamente
nessuno.
Lesra avrebbe voluto credere ai suoi tutori, ma tutto ci che
aveva sentito nell'intero corso della sua vita era diverso. Non
solo era di colore, ma era anche molto scuro; quindi non ci si
doveva aspettare che fosse troppo brillante.
I canadesi impararono da Lesra che, tra gli afroamericani, le
pi piccole gradazioni di colore nella pelle erano distinzioni significative.
Per esempio Lesra aveva detto che una delle sue sorelle
era di due gradazioni pi chiara di un tizio, il quale a sua
volta era di una gradazione pi chiara di un altro. All'inizio i
canadesi non capivano di cosa Lesra stesse parlando. A loro
sembrava una crudele ironia che, per i neri, essere pi scuro
fosse una cosa negativa, dato che, come fecero notare a Lesra,
i bianchi - liberali e reazionari - non notavano neppure le differenze
di gradazione nel colre, eccetto forse se qualcuno era
molto chiaro o molto scuro. E se anche ai bianchi capitava di notare
qualche differenza, non importava assolutamente: eri sempre
un nero!
Dissero a Lesra che, per un lungo periodo della storia umana,
al colore della pelle non era mai stata data importanza; questo
era diventato significativo durante la schiavit, in quanto evidente
segno distintivo tra la propriet (gli schiavi neri) e la gente
libera (i bianchi). E se in America i mulatti erano in qualche
modo favoriti come negri di casa (domestici) e trattati meglio
dei negri da campo (manodopera di campagna), era perch la
maggior parte di loro era la prole illegittima dei padroni bianchi
e delle schiave africane.
Non  affatto un buon motivo per credersi migliori! disse
Lesra. Tutto questo casino per delle mezze gradazioni, e non
contano nulla!.
Lesra cap ben presto che l'argomento del colore della pelle
era irto di contraddizioni. Se essere bianco significa essere un
grande disse allora essere pi bianco dovrebbe voler dire essere
pi grande. Ma allora perch il presidente non  un albino?.
I canadesi non avrebbero potuto competere con la logica
della sua brillante argomentazione, che aveva ridotto l'affermazione
della supremazia bianca alla sua intrinseca assurdit. Lesra
pens che era davvero strano che i bianchi, mentre da una parte
discriminavano i neri, sembravano voler diventare pi scuri:
Prendere il sole e abbronzarsi significa che essere neri vuol dire
essere pi belli.
Lez gli dissero i suoi tutori Sei fantastico. Stai veramente
comprendendo il senso di questo impegno educativo.
Questi discorsi fecero sentire Lesra come se avesse le vertigini.
Stava provando l'insolita esperienza di una specie di formicolio
in testa, come un brusio elettrico. Era strano e lui pensava
che qualcosa non andasse. La sua tendenza all'ipocondria - una
debolezza alla quale, a Brooklyn, non si poteva permettere il
lusso di abbandonarsi - lo portava a chiedersi se avesse un tumore
al cervello. Non sapeva che il formicolio era il risultato
della stimolazione, che era la sensazione che dava il pensare. Per
quanto sconcertante in un primo momento, alla fine divenne
per lui una piacevole sensazione associata all'apprendimento.
L'istruzione di Lesra era l'istruzione dei canadesi; per molti
versi la sua ignoranza non era maggiore della loro. Essi scoprirono
subito che il suo linguaggio non era casuale, come avevano
ipotizzato inizialmente, ma seguiva modelli definiti. Parlava
lo slang dei neri, un linguaggio di per s corretto, con proprie
regole di grammatica e dizione e tanto diverso dall'inglese corrente
quanto l'yiddish dal tedesco.
I canadesi decisero di cominciare dall'inizio e di insegnare a
Lesra l'inglese corrente come se stesse imparando una lingua
straniera. Usarono un libro per l'insegnamento dell'inglese
come seconda lingua. Progettato per gli adulti, almeno non
conteneva quella roba da mocciosi come Lesra chiamava il
manuale per ragazzi Divertiti con Dick e Jane a cui era abituato.
Iniziarono con la coniugazione del verbo essere. Prima
per Lesra doveva imparare cos'era un verbo (non osarono tirare
in ballo la parola coniugare), poi cos'era il concetto
grammaticale di persona e, infine, cosa volevano dire singolare
e plurale. A quel punto era pronto a ripetere ad alta
voce:
Io sono, tu sei, egli ,
noi siamo, voi siete, essi sono.
Lesra trov la seconda persona particolarmente degna di nota,
perch rimaneva invariata al singolare e al plurale e pensava
che ci fosse una specie di trucco. I suoi tutori gli assicurarono
che non lo stavano prendendo in giro.
Com' possibile chiese incredulo che you are sia una
sola persona, e un sacco di persone insieme?.
In inglese disse Sam  possibile capire se you si riferisce a
una o pi persone solo dal contesto. A volte comunque potrai
sentire qualcuno dire youse per il plurale, ma  considerato
scorretto. A volte, specialmente dalle nostre parti, sentirai dire
you guys per intendere l'insieme di persone, e pu confonderti
perch magari puoi pensare che si riferisca solo a maschi.
Lesra sembr assolutamente perplesso.
Sam prov un approccio diverso: Nell'inglese dei neri c'
una forma plurale per you?.
Lesra ci pens per un momento poi scosse la testa.
Bene. Per esempio, come chiederesti alla tua famiglia come
se la passa?
Boh!
Diciamo che vai a casa per Natale, entri in casa e vedi i tuoi
fratelli e le tue sorelle. Cosa diresti?
Buon Natale!
I canadesi risero. Vai avanti. Cos'altro?
Che c' di nuovo?
Le risposte di Lesra non erano quello che stavano cercando.
Come chiederesti ai tuoi fratelli e sorelle come stanno?
Non so... Direi Come state tutti? (How y'all doin).
Ecco!
Cosa?
Y'all! You all. Seconda persona plurale nell'inglese dei neri.
Y'alt? S: y'all. Y'all, giusto!
E cosa diresti se ci fossero un sacco di y'all? Un sacco di
tutti voi?
Direi tutti voi tutti! grid Lesra, con un sorriso che
gli andava da un orecchio all'altro. L'inglese dei neri era cos
sofisticato che distingueva non solo il singolare dal plurale
nella seconda persona, ma aveva perfino un super-plurale!
Stando a quanto poteva raccontare Lesra, l'inglese dei neri
batteva l'inglese corrente di un bel po'. E lui che credeva
fosse inferiore!
Anche i canadesi accrebbero la loro stima per la lingua nativa
di Lesra. Il rap era nato proprio sulle strade di Brooklyn e Lesra
lo aveva portato con s in Canada. Per niente timido, Lesra si impadroniva
del microfono nelle sale da ballo in cui andava insieme
a Marty. E con ritmo coinvolgente cantava versi come questi:
Poich il mio nome  Lesra Dee
e faccio un rap da sballo
sentite questa
e non fermatevi
e non fermatevi
e ballate!
Io e Supe
abbiamo litigato,
cos io l'ho colpito in testa
con una criptonite
l'ho colpito cos forte
che gli ha attraversato il cervello
e ora sto massacrando Lois Lane!
Ah, sentite questa, tutti voi
non fermatevi
e non fermatevi
e ballate!
Lesra poteva andare avanti per ore, e questo lo rendeva molto
popolare.
Lesra tent di insegnare ai suoi tutori l'inglese dei neri, ma
ottenne scarsi risultati. Lo slang esprimeva tutta una serie di sfumature
quasi inavvertbili per chi parlava solo l'inglese corrente,
come le sfumature nei tempi delle azioni, per esempio.
Come Lesra spieg ai canadesi, in slang la frase they be done
gone indica che essi saranno partiti. La frase they gone significa
che ora non sono qui. E they been gone significa che
sono partiti da molto tempo o, per essere pi esatti, che sono
partiti talmente tanto tempo fa che  un dato di fatto, Jack!.
Gli studenti di Lesra arrivavano a capire lo slang, anche se ancora
non lo parlavano bene; ma non riuscivano mai ad azzeccare
quei passati remoti. Dissero a Lesra che si sentivano un po'
stupidi.
 cos a volte! disse Lesra con un tono consolatorio. Imparare
non  sempre facile.
E imparare a leggere non era facile per Lesra, ma solo perch
pretendeva di saperlo gi fare e non era cos. Il suo leggere
consisteva nell'avere una vaga sensazione della forma e della
lunghezza di una parola, quanti bastoncini c'erano sopra e
sotto la riga, poi nel far combaciare quell'immagine col ricordo
di quella di una parola gi vista prima, sperando ardentemente
che fosse la stessa. Dava una rapida occhiata a una parola, poi
guardava il soffitto e aspettava il flash di un ricordo.
Alla scuola di Brooklyn era quello il modo in cui leggeva; e
aveva letto un sacco, pensava.
Invece, non riusciva assolutamente a decifrare le parole che
non aveva memorizzato. Poteva giurare che la lettera b suonasse
come br e che le lettere br suonassero come la lettera
b; beauty lo pronunciava bruty e brute era butte. E tutti
sapevano che la lettera c suonava come cl. I suoi errori
erano sconcertanti. Come molti dei suoi compagni a Brooklyn,
si addormentava in classe sul banco, un luogo relativamente
tranquillo in confronto al caos di qualunque altro posto.
Ogni tanto si svegliava e captava alcuni frammenti di nozioni
dall'insegnante, che poi cuciva insieme ottenendo una
sorta di bizzarra coperta piena di buchi. Se alla classe di Lesra
era stato insegnato che alle lettere corrispondevano suoni precisi
- ipotizzavano i canadesi - lui si doveva essere svegliato
durante la lezione sui suoni delle consonanti combinate, ma
si era perso le lezioni iniziali sui suoni delle consonanti singole.
I canadesi si meravigliavano che egli avesse potuto cavarsela
sino ad allora non sapendo di avere un tale bagaglio di insensatezze.
Non che potesse essere biasimato; nessuno poteva aspettarsi
niente di meglio da lui. Insegnanti apatiche, sovraccariche
di lavoro e terrorizzate; sovvenzioni inadeguate e scadenti;
l'iperattivit, la malnutrizione, le scarse ore dedicate al sonno
dei bambini e la costante paura in cui vivevano: tutti questi elementi,
in teoria, finivano col rendere l'apprendimento impossibile
per Lesra e i suoi compagni di classe. E sembrava che nessuno
volesse realmente sapere quanto fosse critica la situazione.
I test vero-falso e quelli a scelta multipla non rivelavano molto,
e proprio questi ultimi, disse Lesra, erano i soli tipi di test che
avessero mai fatto.
Ma chiesero gli ingenui canadesi non avete mai dovuto
scrivere niente? Come per esempio un tema?.
Lesra scosse la testa in tono di sgomento.
E che mi dici di una frase? Non hai mai scritto una frase?
Non scrivo frasi dichiar Lesra. E quelle tre parole sembrarono
dire tutto.
Durante il suo primo anno in Canada, Lesra dovette fare i
conti con la realt della sua penosa educazione. Era doloroso,
alla sua et, dover imparare come pronunciare le parole. Tutto
ci che pensava di sapere, doveva metterlo da parte. Si
sentiva stupido. Perse tutta la fiducia in se stesso. Attravers
un periodo in cui si sentiva totalmente scoraggiato. C'erano
alcune volte in cui pensava che leggere anche solo cosa c'era
scritto su una scatola di cereali fosse al di sopra delle sue possibilit.
Qualunque cosa leggesse, la leggeva sempre una seconda
volta, credendo di non poter capire niente al primo
colpo.
La cosa buffa era che di fatto aveva una buona padronanza
delle regole della lettura e della scrittura. La sua mente era sveglia
e la sua capacit di comprensione eccellente. I canadesi lo
rassicuravano costantemente, lo incoraggiavano, lo incitavano.
Ma il trauma emotivo era tremendo.
Nessuno aveva mai preteso molto da lui dal punto di vista
intellettuale, e pensava di essere inadeguato per qualunque
compito. Mettersi alla prova con un libro da solo era troppo
scoraggiante. I canadesi facevano a turno per leggere con lui ad
alta voce, in modo da allontanare le sue paure (e la sua solitudine);
gli piaceva in particolar modo Manchild in th Promised
Land di Claude Brown. Dopo innumerevoli ore, alla fine di un
considerevole lavoro, aveva fatto molti progressi. Solo che non
lo sapeva.
Lo cap il giorno in cui Lisa, Terry e Sam provarono a far
leggere a Lesra My Bondage and my Freedom.
Vogliamo che tu legga questo dissero, dandogli il racconto
di Frederick Douglass sulla sua esistenza durante e dopo la
schiavit.  tempo per te di sperimentare qualcosa di sostanziale
per la tua vita.
Lesra raggel. Seduto sul divano della biblioteca di casa,
all'improvviso sembrava piccolo, con un muro di libri che s'innalzava
dietro di lui. Tutto ci che egli riusciva a vedere era la
mole del volume. Sembra un elenco telefonico! disse.
Non  un elenco del telefono. Parla di Frederick Douglass. E
la sua autobiografia, narra di come crebbe nel Sud come schiavo,
di come impar a leggere, di come riusc a scappare e divent un
oratore eloquente e uno scrittore nel fronte del movimento abolizionista
americano; vogliamo che tu lo legga disse Terry.
Niente da fare, non posso leggerlo!
Certo che puoi. Basta che inizi.
Uh, uh. Pensava che i canadesi avessero davvero esagerato.
Non si rendevano conto di quello che gli stavano chiedendo?
Dai, Lez. Lo troverai molto interessante.
Allora leggetemelo voi.
No. Adesso sta a te leggerlo a noi.
Ancora scettico, Lesra apr il libro, spian per bene la pagina
e, con grande esitazione, prov a leggere ad alta voce le seguenti
parole:
L'ascolto frequente della mia padrona che leggeva la Bibbia
- perch lei leggeva spesso ad alta voce quando suo marito
era assente - risvegli subito la mia curiosit nei confronti
del mistero della lettura e gener in me il desiderio di
imparare. Non avendo paura della mia dolce padrona che
era davanti ai miei occhi (non mi aveva dato allora ragione
di temere alcunch), le chiesi con molta franchezza di insegnarmi
a leggere; e, senza alcuna esitazione, la cara donna
inizi a darmi delle lezioni. Molto presto, con il suo aiuto,
diventai padrone dell'alfabeto e potevo sillabare parole di
tre o quattro lettere. La mia padrona era orgogliosa dei miei
progressi come se si trattasse dei progressi di suo figlio; e,
supponendo che suo marito sarebbe stato altrettanto orgoglioso,
non fece segreto di quello che stava facendo per me.
In realt lo informava con entusiasmo dell'acume del suo allievo,
della sua intenzione di continuare a insegnarmi e gli
disse che si sentiva in dovere di insegnarmi quanto bastava
perch potessi leggere almeno la Bibbia.
A questo punto venne fuori la prima nuvola sui miei
progetti di Baltimora, premonitrice della pioggia che inzuppa
e del vento che raffredda.
Padron Hugh era incantato dall'ingenuit della sua sposa
e, probabilmente per la prima volta, le spieg la vera filosofia
della schiavit e le regole peculiari che dovevano
assolutamente essere rispettate dai padroni e dalle padrone
per la gestione delle loro risorse umane. Il signor Auld le
viet di proseguire nella sua attivit educativa, dicendole,
innanzi tutto che insegnare agli schiavi a leggere era illegale,
che era anche poco sicuro e poteva soltanto portare
guai. Per usare le sue stesse parole, inoltre, disse: Se dai
un dito a un negro, ti prender un braccio; non dovrebbe
conoscere altro che la volont del suo padrone e imparare
a obbedire.
Lesra guard i suoi aguzzini, allo stesso tempo trionfanti e
pronti a dichiararsi sconfitti. Non aveva appena provato di essere
in grado di leggere?
Non posso leggerlo. Non capisco una fottuta parola. Che
accidenti vuol dire acume?, chiese frustrato dal fatto che
perfino una parola cos piccola potesse sembrare al di l della
sua comprensione.
Prontezza! disse Sam; e Lesra, non sapendo se Sam stava
traducendo la parola o ordinandogli di continuare a leggere,
con riluttanza prosegu la lettura:
Imparare roviner anche il miglior nero del mondo.
Se insegni a quel negro - rivolgendosi a me - non ci sar
modo di tenerlo sotto controllo. Lo render per sempre
inadatto ai lavori da schiavo. A lui stesso imparare non
farebbe del bene, ma probabilmente gli comporterebbe
un grande danno - rendendolo sconsolato e triste. Se ora
gli insegni a leggere, vorr sapere come scrivere e, fatto
ci, se ne andr via di corsa. Questo era il tenore
dell'esposizione oracolare di padron Hugh.
Lesra chiuse il libro con vigore e lo gett sul tavolo. Non
posso farlo! singhiozz. Insisteva che non poteva leggere un
libro con cos tanti punti e parole tanto lunghe, per non parlare
di quelle brevi e delle frasi che duravano un'intera pagina.
Periodo!
Hai ragione, hai assolutamente ragione. Ora i suoi torturatori
sembravano esser d'accordo con lui, ma lo avevano reso infelice.
Con questo atteggiamento disse Lisa niente  possibile.
Inoltre, un uomo come Frederick Douglass, vissuto in schiavit
oltre cento anni fa, cosa pu dirti? Cosa potrebbe avere in
comune con te?.
Per un attimo Lesra pens di aver guadagnato una tregua, ma
a quel punto Sam apr il libro e continu a leggere.
Fu una rivelazione nuova e speciale, che dissipava un doloroso
mistero, contro cui la mia giovane capacit di
comprensione aveva lottato, lottato invano, cio: il potere
del bianco per perpetuare la schiavit del nero. Molto
bene, pensai. La conoscenza rende un ragazzo inadatto a
essere schiavo. Istintivamente assentii a questa affermazione
e da quel momento capii qual era il sentiero che
portava dalla schiavit alla libert. Era proprio quello di
cui avevo bisogno.
Sam porse di nuovo il libro a Lesra. Leggilo!
E Lesra scoppi in lacrime perch quel libro era troppo
difficile e troppo grosso e si sentiva cos stupido; perch si
comportavano cos ingiustamente?
Anche i suoi torturatori piangevano, tuttavia insistevano che
doveva leggerlo.
Non ti preoccupare di capire le singole parole disse Lisa.
Cerca di afferrare il senso generale di ci che sta dicendo
Douglass. Puoi sentirlo mentre ti parla. Ascolta soltanto cosa ha da
dirti e lo sentirai. Puoi riuscirci.
Lesra sent che il suo senso di inadeguatezza non stava ottenendo
l'attenzione che meritava. Nessuno lo stava prendendo
sul serio, nessuno lo riteneva credibile. I canadesi lo tenevano
inchiodato al libro. Erano irremovibili.
Alla fine Lesra capitol e apr il libro. Lottando con coraggio,
sorprese se stesso: riusc a capire cosa stava leggendo! La storia
di Douglass era cos affascinante e la sua passione cos potente,
che trascendevano qualunque difficolt Lesra avesse con il fraseggio
dell'autore o con la prosa vittoriana, e lo trascinarono
fino alla fine. Era incantato dal fatto di scoprire che qualcuno
poteva davvero parlargli dalle pagine di un libro scritto nel
1855, e che questo qualcuno poteva anche costituire un punto
di riferimento e di ispirazione.
Il mondo si spalanc per Lesra proprio come era successo per
Douglass quando lui aveva iniziato a leggere. All'improvviso
Lesra si sent potente e capace; non c'era niente, adesso, che
non potesse fare. Per una volta aveva messo nel sacco i suoi
complessi di inferiorit. Si gett anima e corpo nello studio e i
suoi progressi furono fenomenali.
 
Capitolo 3.

Tutti nella casa partecipavano all'educazione di Lesra e
tutto ci che studiavano insieme lo collegavano alla sua vita.
Gli fecero capire che la geografia, per esempio, non era un argomento
remoto e astratto, ma poteva servire per orientarsi nel
mondo.
Lesra non aveva alcun indizio per trovare il nord. Non aveva
la minima nozione dei punti cardinali e non era in grado di leggere
una carta. Cos i suoi tutori cominciarono a mettergli davanti
una cartina di Toronto. Fortunatamente per Lesra, Toronto
 una citt con una struttura urbana regolare. Sulla cartina
Lesra pot notare che quasi tutte le strade erano distribuite ortogonalmente
in una sorta di griglia e andavano dall'alto verso
il basso, o da destra a sinistra. Il lago Ontario era la macchia
blu in fondo alla pagina.
Il lago Ontario costeggia la citt a sud spieg Kathy. E
come si fa a sapere che questo  il sud? Su questa cartina, come
in qualunque altra che non abbia diverse indicazioni, il nord 
in alto, l'est a destra, l'ovest a sinistra, il sud in basso.
Ecco perch si dice gi al sud e su al nord aggiunse
Sam.
Dopo aver studiato la cartina, Lesra usc con Gus e si guard
intorno. Individuarono la torre CN. E la pi alta struttura del
mondo disse Gus, ripetendo a pappagallo lo slogan pubblicitario.
Lo so. E gi verso il lago, giusto? E dove io e Marty andiamo
in discoteca, allo Sparkles.
Giusto! E quale direzione  quella, Lez?
Alto.
No... cio s... certo,  alto. E alto centoquattordici piani.
Ma usa le direzioni che hai appena imparato.
Ah, s...  il nord. Sparkles  a nord della torre CN.
Giusto. E dov' la torre rispetto a casa tua?
Ma che ti prende, Gus? Non lo vedi? E laggi... Lesra si
divertiva a prendere in giro Gus.
Lesra aveva finalmente imparato che, se si fosse perso per
Toronto, tutto ci che doveva fare era cercare la torre CN.
Dunque, se aveva davanti a s il nord, l'est era alla sua destra,
l'ovest alla sua sinistra e il sud alle sue spalle. Cominciare a
orientarsi gli rendeva pi accessibili i mezzi pubblici. Era in grado
di leggere una carta della metropolitana e di capire se doveva
prendere un treno per il nord o per il sud sulla linea di Younge
Street, oppure uno in direzione est o ovest sulla linea di Bioor
Street.
Con Marty, Lesra studiava il mappamondo. Marty gli mostr
l'Estremo Oriente e la Malesia, e questi luoghi divennero
reali quando Lesra scopr che erano i posti dove Marty e il
gruppo erano vissuti. Sul mappamondo, Marty tracci la rotta
aerea che aveva seguito per raggiungere quei luoghi e lui e
Lesra parlarono della gente, del cibo che mangiavano e delle
loro abitudini. Usando l'atlante ricostruirono il volo di Lesra
per tornare a casa, a New York, passando sopra il lago Ontario,
e poi la rotta che avrebbe fatto per tornare indietro. La stessa
cosa fecero per il volo di Marty attraverso l'Atlantico e il Mediterraneo
verso l'Egitto. Marty parl a Lesra non solo delle piramidi
lungo il Nilo, ma anche dei nubiani neri che aveva incontrato
in Egitto, i pescatori la cui vita era stata rovinata dalla
diga di Assuan, che aveva reso il Nilo, in cui erano soliti pescare,
troppo poco profondo. Quando guardavano le notizie in TV
avevano sempre il mappamondo a portata di mano. Quando
veniva menzionato un posto, cercavano immediatamente di
individuarlo sul mappamondo e questo gioco accendeva cos
tanto l'interesse di Lesra che, per la prima volta in vita sua, stava
attento ai notiziari.
Direzioni, atlanti, il mappamondo, notizie: queste cose erano
improvvisamente comprensibili per Lesra. Il mondo era pi
grande di quello racchiuso nell'isolato di Bushwick. E la scuola
non era pi solo un impegno dalle nove alle tre. In questa casa
si imparava a tutte le ore.
Lesra si gustava la libert di muoversi per la citt da solo o con
Marty, usando i mezzi pubblici. Era abituato alla metro di New
York, dove, ad alcune precise fermate, i bianchi dovevano
scendere e i neri proseguire il viaggio fino al cuore del ghetto.
Quando prese un mezzo pubblico a Toronto, si chiese se qualcuno
poteva immaginare a quale stazione sarebbe dovuto scendere
lui. Si sent un po' teso la prima volta che scese dal tram
alla fermata pi vicina a casa sua, perch era l'unico nero a scendere.
Non poteva fare a meno di pensare che i bianchi ancora
sul tram lo stavano fissando, e si stavano chiedendo cosa ci facesse
un ragazzino di colore in un quartiere di case cos ricche.
Ma doveva ricordarsi che quella era Toronto, non New York
e, pur esistendo aree ricche prevalentemente bianche e quartieri
etnicamente diversi, nessuno di questi era particolarmente
razzista. Non aveva ragione di sentirsi fuori luogo; non c'era alcun
luogo da cui sentirsi fuori. Le sole cose fuori luogo erano
le sue vecchie paure. Queste prese di coscienza erano, per
Lesra, pi importanti di qualsiasi altra cosa avesse imparato.
Un giorno, mentre Lesra stava scendendo in una stazione
della metro, not una donna di mezza et dietro di s che si trascinava
a fatica un pacco pesante. Ebbe un attimo di esitazione,
poi si offr di portarle il pacco. La donna glielo porse subito, deliziata
dal fatto di aver trovato qualcuno che l'aiutasse. Scesero
velocemente le scale insieme. Come Lesra salt sul treno, le
porte cominciarono a chiudersi e Lesra con il ginocchio le tenne
aperte finch anche la donna non riusc a salire.
Che giovane educato, un vero gentiluomo! disse la donna,
mentre Lesra sistemava il pacco su di un sedile accanto a lei. E
poi dicono che i giovani d'oggi non hanno buone maniere lo
ringrazi con enfasi.
Lesra si sent orgoglioso, compiaciuto di se stesso; in verit
era proprio euforico. L'esperienza ebbe profondi effetti su di
lui, ma non ne parl con nessuno finch non ebbe iniziato a digerirla
e a trarne delle conclusioni.
Quella donna ha avuto fiducia in me! spieg in seguito al
gruppo. Ha davvero avuto fiducia in me!
 meraviglioso disse Lisa. Ma tu meriti fiducia.  stato un
gesto premuroso da parte tua.
S, ma sai, avrei potuto semplicemente lasciare che le porte
del treno si chiudessero e andarmene via con il pacco senza
nemmeno pensarci due volte. Non che fosse mai stato nelle mie
intenzioni, ma non posso fare a meno di pensare... alla differenza...
A New York, non mi sarei mai nemmeno offerto di
aiutare quella donna, perch so che non avrebbe accettato. Lei
avrebbe sicuramente pensato che c'era sotto qualche trucco,
che io volessi rubarle qualcosa. Hummf! sbuffo, fermandosi un
attimo finch ebbe raccolto i pensieri. Le persone qui possono
essere umane. E non  che tutti hanno paura di te solo per il
colore della tua pelle. Non le importava che io fossi nero.  ci
che fai che conta realmente.
Anni dopo, Lesra si trov a ricordare questo episodio ai canadesi,
quando la notzia di una sparatoria nella metro di New
York fece grande scalpore. Un bianco di nome Bernhard Goetz
aveva tirato fuori la rivoltella e aveva sparato a quattro ragazzini
neri perch, quando uno di loro gli aveva rivolto la parola, egli
aveva subito pensato che volessero assalirlo o derubarlo.
Una gran bella differenza dal modo in cui quella donna
bianca si  comportata con me, nella metropolitana di qui!
comment Lesra puntualmente. A New York i bianchi non si
aspettano niente da un nero se non problemi.  davvero una
vergogna!
I canadesi fecero in modo che Lesra acquisisse consapevolezza
anche degli aspetti meno nobili del suo paese adottivo; del
trattamento vergognoso nei confronti della popolazione nativa,
che era ancora all'ordine del giorno: dagli espropri delle terre
fino al genocidio fisico e culturale; dei secoli di conflitti e odi
tra canadesi francesi e canadesi inglesi, del vergognoso internamento
di canadesi giapponesi durante la Seconda guerra mondiale;
della discriminazione sperimentata dai neri nella Nuova
Scozia, dagli indiani dell'est e dell'ovest a Toronto e dai cinesi
a Vancouver.
Imparare a conoscere nuove culture era la parte pi importante
del corso di apprendimento di Lesra. Il modo in cui la gente
vive o non vive in armonia. Con i canadesi come guida, ebbe
modo di conoscere i libri di Farley Mowat, The People of th Deer
e Never cry Wolf, e anche The Heart of th Hunter di Laurens Van
Der Post; il Book of th Eskimos di Peter Freuchen; Lame Deer e
Seeker of Visions di John Fire e Lame Deere; Severi Arrows di
Hyemeyhosts Storm e perfino Siddhartha di Hermann Hesse. Studi
la storia europea, sia le sue conquiste sia le sue vergogne, dalla
monarchia inglese (Lesra si perdeva spesso nei dettagli genealogici
e Gus invent un gioco chiamato Chi  il re ora? per richiamare
i fatti alla memoria) al colonialismo nel Terzo Mondo.
La maggior parte di ci che Lesra studi, concerneva la storia
afroamericana. Lesse From Slavery to Freedom dello storico John
Hope Franklin e Before th Mayflower di Lerone Bennett Jr.
Lesra aveva un disperato bisogno di eroi neri. I suoi tutori cercarono
le biografie di grandi americani neri come George
Washington Carver, Harriet Tubman, Nat Tumer, Daniel
Drew e Robert Franklin Williams. Leggere dei successi di queste
persone forn a Lesra il terreno fertile necessario perch potesse
nutrire e accrescere il suo senso di autostima. Divor i libri
pi entusiasmanti sulla realt della vita dei neri in America: l'autobiografia
di Malcom X; quelle di Richard Wright (Black Boy
e American Hunger); i racconti Native Son e The Longest Dream;
Corning of Age in Mississipi di Anne Moody; The Street di Ann
Petry; Seize th Time di Bobby Seale; Confessions of a White
Racist di Larry L. King; The Miseducation of th Negro di Carter
Woodson; le poesie e i racconti di Langston Hughes. L'appetito
di Lesra per i libri era insaziabile.
Un giorno di fine estate del 1980, circa un anno dopo l'arrivo
di Lesra in Canada, era stata promossa una svendita di libri
dalle Metropolitan Toronto Public Libraries, in un enorme
magazzino a Harbourfront. Non era un concerto rock o una finale
di baseball, ma risult essere un evento popolare. C'erano
in svendita centinaia di volumi provenienti dalle biblioteche
della citt: alcuni erano troppo logori per il servizio pubblico,
altri - per quanto in condizioni quasi perfette - erano vecchi o
non molto popolari, per cui era disponibile un'ampia scelta. I
libri con copertina rigida si vendevano per un dollaro, i tascabili
per un quarto di dollaro. La necessit di fare spazio nelle biblioteche
si trasform in una vera fortuna per i lettori incalliti.
Lesra e il gruppo si presentarono l presto. Come temevano,
la fila era gi lunga. Si doveva decidere una strategia. Una volta
dentro si sarebbero divisi in squadre, in modo da essere pi efficienti,
e si sarebbero dispersi tra la folla. Intorno ai banchi di
libri per bambini la competizione era feroce, dato che era stata
dedicata loro una stanza pi piccola. Qualsiasi cosa sembrasse al
primo sguardo anche solo un po' interessante, l'acchiappavano
e la facevano scivolare in una scatola di cartone.
Due ore dopo, in un angolo tranquillo dell'edificio si riun il
gruppo di Lesra. I frutti della caccia furono riuniti e valutati: in
tutto erano dieci scatole piene di libri. Li passarono in rassegna
tutti insieme, per prima cosa eliminando i doppioni. Sfoltirono il
bottino di caccia fino a ridurlo a tre sole scatole, temporeggiando
sui libri che sembravano pi promettenti. Uno di questi era un
volume molto logoro che si intitolava The Sixteenth Round: From
Number 1 Contender to N. 45472, di Rubin Hurricane Carter.
Non si pu giudicare un libro dalla copertina, ma Lesra aveva
imparato che il titolo poteva dire molto. Scartarono un libro
intitolato Joe Louis: A Credit to His Race, anche se parlava di un
pugile professionista campione di pesi massimi che tutti ammiravano,
perch trovavano il titolo noioso. Invece, anche se nessuno
di loro conosceva bene il pugile dei pesi medi Hurricane
Carter, decisero di tenere The Sixteenth Round. Sembrava che
trattasse due argomenti dei quali loro avevano gi discusso:
come lo sport sia in America un campo nel quale alla gente di
colore  consentito avere successo; e per quale motivo grandi
uomini di colore, eroi come Malcolm X, si trovavano nelle prigioni
nazionali. Che cos' che pu spingere un uomo a passare
da lottatore numero 1 a matricola 45472? E quale genere di
combattimento poteva durare sedici round, quando (a quel
tempo) gli incontri di campionato ne duravano quindici?
Tra tutti i libri portati a casa dalla svendita, questo fu quello
che Lesra scelse di leggere per primo. Dalle sue pagine, Rubin
Carter gli parlava direttamente, con forza e chiarezza, e con un
linguaggio che Lesra poteva capire bene. Lesra era ben coscio
del fatto che la vita toccata a Carter poteva benissimo toccare
anche a lui - e sicuramente gli sarebbe toccata, se fosse rimasto
a Brooklin. Dalle strade del ghetto, passavi direttamente alle
celle della prigione.
Lesra rimase cos colpito da The Sixteenth Round che dovette
leggerne alcune parti agli altri. Come, per esempio, il brano che
raccontava di quando Rubin aveva solo undici anni e nuotava
con gli amici vicino alle Cascate Passaic a Paterson, nel New
Jersey, dove era cresciuto.
Sentite questa disse Lesra. Non ci crederete mai.
Ehi, Rube!... Guarda quel barbone disteso l sull'erba
disse ridendo il ragazzo. Cavolo,  davvero tutto stracciato.
Mi voltai e guardai nella direzione indicatami dal ragazzo;
con tutta probabilit c'era un uomo bianco disteso
nell'erba... Sapevo che non poteva essere cos ubriaco
come voleva far credere... Barcollava in maniera esagerata...
Ehi, venite qui, ragazzi! ci diceva, storpiando le parole.
La volete vedere una cosa? grid. Sporse un braccio
per far vedere un orologio da polso d'oro, e continu deciso
ad avanzare verso di noi.
Non abbiate paura disse tentando di calmarci. Non
vi far del male...
Io ebbi un bruttissimo presentimento.
D-d-dai, ragazzi dissi, spingendo i miei amici davanti
a me. Li spintonai fino al sentiero dove il resto del gruppo
era scomparso cinque minuti prima. F-f-forza, andiamocene
da qui!
Adesso l'uomo sembrava essere sobrio. Anticipando la
nostra mossa, ci salt davanti per bloccarci la strada...
Adesso il brutto presentimento si era trasformato in paura...
Farfugliai: An-an-andiam....
Ancora una volta la mia incapacit di parlare senza tartagliare
vanific i miei piani. L'uomo afferr uno dei ragazzi
per la vita e lo fece cadere in ginocchio, supplicandolo:
No, per favore! Tu stai qui con me, tesoro. Se gli
altri se ne vogliono andare, lascia che vadano. Questa fu
la goccia che fece traboccare il vaso.
Mi piegai e afferrai una grossa bottiglia di soda che si
trovava ai miei piedi. Gridai all'uomo di lasciare andare il
mio amico... Sollevai la bottiglia e la scagliai con tutta la
mia forza. ... Si and a schiantare sulla testa dell'uomo, il
quale rotol al suolo con il sangue che gli sgorgava dalla
ferita.
Corriamo via! Corriamo via! gridai impaurito non
appena l'uomo barcollando riusc a rimettersi in piedi. I
miei compagni non se lo fecero ripetere due volte e si misero
a correre come lepri.
Nel preoccuparmi di loro, comunque, in qualche
modo mi ero dimenticato del pericolo principale, e ora mi
trovavo a dondolare a mezz'aria. L'uomo mi aveva afferrato
per il collo e per le cosce, e mi teneva sollevato sopra
la sua testa.
Ah-haaaaaaaa, negro bastardo!... Ti ho preso! Adesso
ti ho preso, e butter il tuo brutto culo gi da quello scoglio...
Lo pregai e supplicai, scalciai e gridai, lottando disperatamente
per tentare di scappare. Ma quell'uomo era troppo
forte per me. Piansi e lo pregai ancora un po', ma niente
sembrava smuoverlo. Guardai gi, atterrito, non appena
ci avvicinammo all'estremit dello scoglio... Dato che
avevo le mani libere, riuscii a raggiungere la mia tasca e
presi il mio coltello da scout.
 m-m-meglio c-che m-mi lasci andare, amico! lo
avvertii quando eravamo a un metro di distanza dal ciglio.
Sta' zitto, non fiatare, figlio di puttana! Domani ci sar
un negro di meno, al mondo: tu!
Non posso dire con precisione che cosa mi pass per la
testa in quel momento, ma quell'uomo mi faceva paura,
mi terrorizzava... e non avevo intenzione di lasciare che
mi facesse del male, se ne avevo la possibilit. Presi il mio
coltello e tentai di piantarglielo in testa...
Ohhhhh, mi hai accoltellato! strill, gettandomi a terra
e tirandomi calci allo stomaco.
Ahhhhh, adesso sei nei guai, ragazzo. Mi caric non
appena tentai di rimettermi in piedi barcollando e stringendo
ancora il coltello in mano... I miei tentativi di riguadagnare
l'uso delle gambe ebbero il risultato di farmi
inciampare e caddi di nuovo a terra. L'uomo, nello stesso
momento in cui mi caric, inciamp su di me e cadde anche
lui a terra.
Subito mi afferr per le gambe. Poi si gett su di me con
un ghigno di piacere, mugolando e grugnendo felice.
Ahhh, zuccherino sussurr come in estasi, con le
braccia che mi cingevano il collo e la sua barba irta che mi
massaggiava il viso. Mmmmmmm, che meraviglia! stava
dicendo, quando gli piantai il coltello nel fianco.
Slittai da sotto il suo corpo, il coltello scivol dalle mie
deboli dita e si conficc nel terreno. Oh, mio Dio! ricordo
che dissi, con le lacrime che mi rigavano il viso.
Le mie mani erano piene di sangue. Oh, mio Dio
pensai. Che cosa ho fatto!
Non sapevo se fosse vivo o morto (poi venne fuori che
era vivo), ma sapevo che dovevo andarmene da l. Mi
sembrava che una morsa d'acciaio mi stringesse il petto,
riducendo il mio respiro a un ansimo.
Dio mio! esclam Terry. Allora, cosa  successo dopo?
Scapp a casa e si distese sul letto rispose Lesra. Senti qua.
Mentre me ne stavo disteso al buio, tremavo ancora di paura.
Quando fu l'ora di cena, mia madre sal di sopra per vedere
che cosa mi fosse successo. Rubin? disse dolcemente
mentre avanzava verso il letto dove io me ne stavo infagottato
sotto le coperte, ora sudando ora rabbrividendo.
Cosa c' che non va, tesoro?... Non hai un bell'aspetto.
Come ti senti? D alla tua mamma che cos'ha il suo ometto
disse con fare apprensivo. Sapeva che se stavo piangendo,
doveva essere successo qualcosa di strano.
Ma non potevo dirle che cosa era successo... non
avrebbe capito. Nemmeno io capivo...
Quella notte fui svegliato all'improvviso da una forte
luce abbagliante... Rumori forti e assordanti sembravano
perforarmi le orecchie e circondarmi... vidi una fila di
piccoli, buffi poliziotti che guidavano grosse motociclette,
all'inseguimento di qualcuno... uomini incappucciati
ovunque... Io risi e piansi insieme. Fitte pungenti di dolore
cominciarono a perforare il mio stomaco, facendomi
un male terribile. Non riuscivo a respirare, e mi sembrava
di essere sul punto di morire...
Mamma, guarda quegli uomini! gridai, ridendo sempre
pi forte. Guarda, mamma, guarda! Non li vedi?
Risi fino a che non fui soffocato e piegato in due da dolori
lancinanti.
Poi due uomini mi si piazzarono davanti, presero una
coperta per bloccarmi ogni via d'uscita.
Aiuto, mamma! Aiuto! strillai, annaspando per scendere
dal letto, tentando di vedere oltre la coperta. Non
l-l-lasciare che mi facciano questo! Non ci vedo! gridai,
lottando furiosamente per impedire ai due uomini di coprirmi
la testa.
Poi sentii qualcosa, come una lama tagliente, che mi
svegli bruscamente: questo  tutto quello che ricordo.
Quando ripresi conoscenza, se di conoscenza si poteva
parlare, erano passati due interi giorni. Giorni di cui non
ricordavo nulla...
Mi ero ammalato di un male che non aveva nome, ma
che aveva alzato la mia temperatura corporea al livello fatale
di 41.
Il dottore, la cui voce strana, quella notte, avevo udito
risuonare nella stanza, disse che ero in condizioni critiche,
e che pensava che sarei stato morto prima del mattino. Il
fato, comunque, intervenne.
Sembra che Rubin si fosse fatto altrettanto male di quanto ne
aveva fatto all'uomo che lo aveva aggredito comment Terry.
Non conosci tutta la storia lo interruppe Lesra. Quell'uomo
guar, e fu Rubin a essere accusato di aggressione! Durante
il processo i poliziotti dissero al giudice che quell'uomo era un
cittadino modello. Rubin prov a spiegare cosa era successo,
ma i suoi genitori non credettero che un uomo bianco potesse
aver fatto una cosa del genere. E neanche il giudice lo credette.
Il giudice era seduto in alto, con la sua tunica nera che
sventolava al soffio di un enorme ventilatore. Questi teppistelli
tagliagole sono una minaccia per la nostra societ
disse. Dobbiamo fermarli a ogni costo. Rubin Carter,
vorrei soltanto che tu fossi pi grande, cos avrei potuto
mandarti in carcere, che  il posto adatto a te, l hanno
delle gabbie adatte ad animali come te... Perch? Ma
guardati, guarda il modo in cui mi stai guardando! Sembra
che tu voglia uccidere anche me... Ti mander in un posto
che ha le strutture adeguate per ospitarti. Dispongo che
tu, Rubin Carter, venga internato nel riformatorio di
Jamesburg, da questo momento fino al giorno in cui compirai
ventun anni. Cos  deciso.
Mia madre mi strinse forte la mano e pianse. Io ero sotto
shock. Fino a quando non avr ventuno anni, pensai. Dio
mio! Dovevano passarne dieci. Dieci lunghi anni. Una vita.
E volete sapere qual  la cosa veramente assurda? chiese
Lesra ai suoi amici canadesi, i quali erano totalmente assorti
nell'ascolto della storia di Carter.
I poliziotti sapevano che a quell'uomo gi al fiume piacevano
i ragazzini! I poliziotti ci scherzarono addirittura sopra,
una volta fuori dall'aula, e dissero che avrebbero di nuovo avuto
a che fare con lui, presto o tardi. Ma non era quello che avevano
detto al giudice.
Questo era davvero toccare il fondo... disse Katy.
No, non  vero la interruppe Lesra. Non sai niente del resto
della sua vita.
Ora i canadesi erano stati presi al laccio e Lesra, per molti
giorni, lesse loro ad alta voce l'autobiografia di Carter.
RUBIN, il mio nome, viene dal libro della Genesi... Oltre
al fatto che siamo entrambi neri, questa  la sola altra
cosa che ho mai avuto in comune con la Bibbia.
Hurricane (Uragano)  il nome d'arte che ho acquisito
pi tardi, nel corso della mia vita. D una descrizione giusta
delle forze distruttive che lottano all'interno della mia anima.
Carter  il nome di schiavit che fu dato ai miei avi che
lavorarono nei campi di cotone dell'Alabama e della Georgia,
e che era passato a me...
La cosa pi bella che posso dire riguardo alla mia infanzia
 che sono sopravvissuto.
Dal quarto al settimo round di The Sixteenth Round, il libro
parlava del riformatorio di Jamesburg. L il giovane Rubin fu
sottoposto a una rasatura di capelli che lo inizi al sistema della
giustzia minorile. Ci che vide il primo giorno fu una serie di
orrori indicibili e impossibili da dimenticare. Rubin dovette subire
prima l'aggressione di un bullo, poi della banda del bullo,
infine delle guardie. Pi tardi dovette assistere al rito notturno
degli abusi sessuali dei ragazzi pi giovani e deboli. Non ci volle
molto perch Rubin si rendesse conto di non essere pi un
membro della societ sana. Essere un buon lottatore non bastava
e chiaramente, dovendosi costantemente difendere dalla
violenza e dal degrado, chiuse per sempre con le sue emozioni.
Ecco la morte di una giovane anima come la descrisse Carter:
Nel corso degli anni seguenti... ho assistito a molte morti
e tentativi di suicidio di compagni frustrati che cercavano di
sottrarsi alle atrocit che dovevano subire; giovani che dapprima
si erano rivolti alle autorit per invocare aiuto, ma
erano incappati soltanto in sadici che bruciarono letteralmente
i loro cervelli, facendo esperimenti con l'elettroshock,
per poi rimandarli a Jamesburg ancora fumanti.
All'et di diciassette anni, i tutori di Carter ritrattarono la
loro promessa di mandarlo via da Jamesburg per buona condotta.
Decise di prenderla per buona lo stesso, quella promessa, e
cos scapp e si arruol nell'esercito.
Ma l'esercito non era certo al riparo dalle ingiustizie. Gli alloggi
delle truppe erano separati proprio come i padiglioni a
Jamesburg, e i neri erano trattati come gente di seconda classe.
Era l'anno 1954. La Corte Suprema aveva appena deciso, nella
sentenza Brown contro il Ministero della Pubblica Istruzione,
che la segregazione nelle scuole pubbliche della nazione era anticostituzionale.
L'integrazione era ancora lontana, e le vecchie
abitudini dure a morire.
Carter super la dura formazione dei paracadutisti e fu uno
dei primi afroamericani a essere accettato nei Rangers, gli
Screaming Eagles del 101esimo aerotrasportato, che era considerato
la pi forte unit da combattimento.
Fu mandato in Germania e l incontr un uomo che ebbe
una profonda influenza nella sua vita. Si chiamava Al Hasson
Muhammad, un africano del Sudan, che Carter descrisse come
pi o meno due gradazioni pi scure rispetto a me, fiero e
orgoglioso ma anche sensibile e gentile.
Hasson esibiva una integrit morale e una forza d'animo
che oltrepassava qualsiasi mia capacit fisica.
Ogni volta che si presentava l'occasione, Hasson parlava a
Carter di religione e di filosofa, dell'Africa e della schiavit.
Carter lo ascoltava ma era reticente di fronte a ogni dimostrazione
di amicizia da parte sua. Carter non sapeva cosa fosse la
fiducia negli altri. Non era capace di comunicare. Non riusciva
a parlare senza balbettare malamente, quindi stava zitto.
Ci volle del tempo, ma Hasson fece breccia in quel ragazzo
acido, ignorante e travagliato. Una notte, stavano guardando
un incontro di boxe dell'esercito. All'improvviso Carter salt
su: Merda, i-io p-p-posso battere tutti quei negri!.
Hasson gli rispose cos:
Adesso capisco perch non apri bocca tanto spesso
disse all'improvviso.  perch non sai cosa far uscire, da
quella bocca, quando la apri, non  vero? Tutte le volte
che la apri ci cacci un piede dentro.
Carter rimase sorpreso della veemenza del disgusto di Hasson
per il fatto che lui aveva usato la parola negro. E fu ancora
pi sorpreso quando Hasson lo prese in parola e gli organizz
un incontro con il campione di pesi massimi dell'esercito.
Poi Carter sorprese se stesso quando mise il campione al tappeto
al primo round. Carter entr a far parte della squadra di
boxe e divenne il campione europeo dei pesi welter leggeri nel
giro di due anni.
Cominci anche a conoscere se stesso. Con l'aiuto di Hasson,
segu alcuni corsi in Germania e divenne un lettore accanito.
Hasson inculc a Carter la fiducia in se stesso, l'orgoglio
di essere nero e la sete di cultura, tutte cose che lo aiutarono a
vincere la sua balbuzie:
Sviluppai una sensibilit speciale per l'espressione verbale.
Nemmeno Hasson poteva farmi smetter di parlare, di
raccontargli tutte le mille e una atrocit della mia vita che
mi ero tenuto dentro per tanto tempo.
Carter fu invitato a combattere alle Olimpiadi nel 1956, ma
per farlo doveva diventare di nuovo un civile. I suoi due anni
nell'esercito erano giunti quasi al termine, e lui era ansioso di
tornare a casa. Carter torn dall'Europa a casa dei suoi, nel
New Jersey, da uomo nuovo.
Scopr la dignit e il rispetto di s. Era un Rubin in pace con
se stesso.
Ma una volta tornato negli Stati Uniti, le cose non erano
cambiate. Carter era considerato lo stesso giovane teppista
che era scappato dal riformatorio due anni prima. Non aveva
alcuna importanza cosa avesse imparato, che volesse sistemarsi,
che avesse un lavoro e una ragazza, che avesse comprato un'automobile.
Nel bel mezzo della notte i poliziotti fecero irruzione in casa
sua e lo arrestarono per essere scappato da Jamesburg. Lo misero
nel riformatorio di Annadale.
Carter si disper della giustizia:
Mi sentii come se avessi annaspato invano per diventare
qualcosa che non ero. Seduto in quella cella, mi resi conto
dell'assurdit di averci solo provato.
Forse mi sentivo scivolare nella disperazione per aver
dato per scontato che giustizia sarebbe stata fatta, che sarebbe
stato posto rimedio a tutti gli errori, e per aver creduto
a tutte le altre stronzate dei libri di storia. Ma quando
fui gettato in quel penitenziario, senza neanche avere avuto
un processo, mi sentii diverso.
Me la presi con me stesso per aver creduto alle stronzate
sulla giustizia di questa societ corrotta.
Questa seconda esperienza dietro le sbarre ebbe insidiose e
profonde conseguenze su di lui. Quando usc, era arrabbiato e
depresso.
Aveva perso il lavoro, la ragazza, l'automobile. Aveva perso
anche il sussidio militare, sul quale aveva contato per far fronte
alle spese del College; gli fu ritirato quando le autorit scoprirono
che era entrato nell'esercito illegalmente.
Non pass molto tempo che, in maniera meccanica e senza
sapere perch, scipp una donna e, nel farlo, invest due
uomini. Lo chiam il momento pi umiliante della mia vita: si sent
sollevato quando lo arrestarono. Dichiarandosi colpevole, ottenne
una condanna dai tre ai nove anni di prigione. Aveva
vent'anni.
Fu mandato nella prigione di Trenton, un buco medievale
sporco e puzzolente costruito nella prima met del XIX secolo:
... dentro la prigione, eravamo riscaldati da un impalpabile
muro di muschio. L'aria era appestata da un odore
rancido di feci stantie e di esseri umani ammuffiti, e appesantita
dal pungente odore marcio di uomini che erano
stati troppo a lungo seduti sulle panche, come barattoli fetidi
di caviale nero. Se ne stavano seduti l senza fare niente,
ammazzando il tempo, piangendo inutili lacrime, e invecchiando,
marcendo e prendendosela con la vita, con la
gente.
Questa e altre descrizioni fatte da Carter della vita in prigione
fecero capire a Lesra che cosa potesse aver passato suo fratello
Fru. Adesso Lesra capiva perch Fru, come forse tutti i
prigionieri, non diceva una parola sulla vita di prigione; senza
dubbio era perch si sentiva troppo umiliato e impaurito per
condividere una tale esperienza con un membro della famiglia.
Ma, non capisco disse Lesra come Rubin, dopo aver raccontato
quelle terribili storie sulla prigione - e dopo avermi
terrorizzato a morte su Jamesburg e Annandale - abbia potuto
fare qualcosa che lo costringesse a tornare l dentro!.
Lesra aveva messo il dito nella piaga del recidivismo.
Su questo sono stati scritti molti libri rispose Lisa.
Sembra non avere alcun senso.  come chiedersi perch le
mogli maltrattate ritornino dai loro mariti, una volta che sono
riuscite a lasciarli, no? Forse ha a che fare con la necessit di ricercare
quello che ti  familiare, quello che conosci. Anche se
 autodistruttivo, per te  diventato normale, accettabile, quello a cui sei abituato, in una sorta di sicurezza orribilmente definita.
L'abitudine alle cose ti attira come una calamita. Quando
la tua autostima  stata cos distrutta, sembra che non abbia alcuna
importanza quanto siano terribili le tue condizioni. E
quando questo inizia in cos giovane et e dura per cos tanto
tempo,  particolarmente dura.
Nella prigione di Trenton, Carter vide il riflesso di quello
che sarebbe stato il suo futuro nella persona del signor
Summers, un anziano che divent suo amico. Il signor Summers
una volta sognava di diventare un pugile, e adesso era diventato
debole e vecchio. Il dolore di aver capito che era solo e senza
speranza, di aver sprecato la vita, lo port al suicidio. La morte
del signor Summers ebbe un effetto scioccante su Carter, che
decise che non avrebbe permesso alla prigione di prendersi anche
la sua vita.
Si concentr su un allenamento personale per diventare un
pugile professionista. Questo era il suo unico biglietto per una
vita migliore.
Si ritir dalla vita di prigione per dedicarsi a un durissimo
programma di allenamento:
Non avevo tempo per le stronzate della prigione. Stavo
cercando di rimettere insieme la mia vita... Il mio allenamento
cominciava tutte le mattine alle quattro, quando le
campane della chiesa rintoccavano. Mentre tutti gli altri
dormivano e i topi spaventosi facevano avanti e indietro
dalle celle infestate per rubare il pane ai carcerati, io mi
buttavo a terra e facevo cinquecento flessioni, in serie da
cento, prima che il campanello della sveglia suonasse. E
questo era solo l'inizio della mia giornata.
Quando Rubin Carter lasci la prigione di Trenton nel
1961, dopo averci passato quattro anni, giur, sopra quello che
aveva di pi sacro, che non ci sarebbe mai pi tornato vivo.
Nonostante gli ostacoli incontrati nell'inseguire i suoi sogni -
la mancanza di soldi e di sovvenzioni adeguate per l'allenamento,
gli allenatori disonesti - persever.
Lesra non pot fare a meno di ridere della descrizione che
Carter fece della preparazione al suo primo incontro:
Presi in prestito i guantoni da boxe da un pugile, le
scarpe da un altro, altri accessori da altri ancora. Avevo
addirittura il casco di Virgil Akin. Quando finalmente
ebbi a disposizione tutto il necessario, sembravo un disgraziato
psichedelico che andava a una strana festa: scarpe
rosse, guantoni porpora, calzini verdi, giacca blu e
strati di carta igienica infilati in bocca per paradenti.
Wow! Era dai tempi di King Kong che non si vedeva
una roba del genere.
Carter aveva la capacit di trovare il lato umoristico nelle situazioni
difficili in cui si trovava. I fischi e le risate con cui fu
accolto quando sal sul ring non lo turbarono affatto:
Questo era il primo giorno della mia vita, e mi stavo
godendo ogni secondo.
Con la testa rasata, i baffi alla Fu Manchu e uno sguardo minaccioso,
questa forza della natura si gett sul ring, sotto le luci
della ribalta. Vinse la maggior parte dei suoi combattimenti con
knock-out veloci, meritandosi cos il nome di Hurricane.
Stava diventando cos bravo che gli altri pugili cercavano di
evitarlo; ebbe persino difficolt a trovare gli avversari. Nel giro
di poco tempo, era diventato il pi bravo pugile dei pesi medi,
una figura di spicco e popolare.
Era sgargiante, si vestiva in pelle e guidava una lunga Cadillac
nera con il suo nome scritto in argento sulla fiancata (pensava
che l'oro sarebbe stato eccessivo). Si batteva di frequente al Madison
Square Garden, dove i suoi combattimenti venivano ripresi
in televisione e potevano essere seguiti da milioni di fans
negli Stati Uniti e nel Canada. Nel 1963 divent famoso per
aver battuto il campione di pesi medi di allora, Emile Griffith,
al primo round. Nel 1964 perse un combattimento decisivo per
il titolo dei pesi medi contro l'allora campione Joey Giardello.
Oltre ai grandi successi della sua carriera, si spos ed ebbe
una figlia per la quale perse la testa.
Questi erano i primi anni Sessanta, gli anni dei diritti civili,
durante i quali le persone di colore furono affiancate, gli anni
delle marce e delle dimostrazioni, dei boicottaggi contro gli
sceriffi armati, gli idranti e i cani poliziotto. Carter era la voce
della critica all'ingiustizia e all'ipocrisia di una supposta nazione
democratica che aveva due classi di persone, una bianca e una
nera. Nel 1963 partecip alla Marcia per i poveri a Washington,
la pi grande dimostrazione per i diritti civili della storia. Ma
quando fu chiamato da Martin Luther King per prendere parte
alle marce per i diritti a Selma, in Alabama, Carter dovette declinare
l'invito. Non gli piacque mai l'idea di essere colpito alla
testa dai manganelli dei poliziotti razzisti, e ci lo rese noto.
Dopo i risultati della sommossa di Harlem, durante la quale
bambini neri innocenti furono brutalizzati da un gruppo di poliziotti
bianchi, Carter parl a favore della resistenza passiva;
credeva che le persone di colore avessero il diritto di difendersi.
Il Saturday Evening Post scrisse che Carter aveva detto a un
amico scherzando: Prendiamo le nostre pistole e andiamo a
Harlem a prendere qualcuno di quei poliziotti.
Una frase del genere, anche se scherzosa, non ingrazi a Carter
le forze dell'ordine. Divent un esempio di ribellione deliberata
per la polizia del New Jersey e per l'FBI.
Come molte figure di colore del tempo, Carter veniva seguito
ovunque andasse, per tutto il Paese. A casa sua, nel New
Jersey, la polizia cercava costantemente di accusarlo di piccoli
reati. Significative le parole di Carter: la legge ha provato
a sbattere il culo di Hurricane al muro!.
Il 1966 era l'anno dopo l'assassinio dell'amico di Carter,
Malcolm X. Era l'anno in cui Martin Luther King fu picchiato
durante una marcia a Chicago, l'anno in cui la violenza razziale
fu registrata in quatantatr citt americane, l'anno in cui Stokely
Carmichael lanci il movimento di Forza Nera. Il 16 luglio
1966 cominci come un giorno normale per Carter, ma si rivel
un giorno che avrebbe cambiato tutta la sua vita. Quella
notte lui e un ragazzo di diciannove anni di nome John Artis,
che guidava la macchina di Carter, furono portati nella stazione
di polizia del New Jersey per un interrogatorio. Carter pens
che si trattasse di uno dei soliti tentativi di mettergli i bastoni
tra le ruote. Lui e Artis non sapevano nulla di quattro bianchi
ai quali avevano sparato in un bar di Paterson. La polizia li interrog
separatamente per diciassette ore, portandoli anche sul
luogo del delitto e all'ospedale, dove furono mostrati a una delle
vittime. Li lasciarono andare. E Carter pens che fosse finita.
Il fatto che fosse stato sottoposto a quattro interrogatori fu reso
noto dalla stampa; l'ufficio del procuratore sottoline che l'ex
pugile di ventinove anni non era mai stato sospettato per gli
omicidi del bar Lafyette.
Carter and in Sud America per un incontro con Rocky Rivero,
e quando torn a Paterson cominci a organizzarsi per il
combattimento per il titolo dei pesi medi. Quel combattimento
non ci sarebbe mai stato.
Nell'autunno del 1966 Carter e Artis vennero arrestati e accusati
del triplice omicidio del bar Lafayette.
Furono processati nel 1967, lo stesso anno in cui Muhammad
Al fu privato del suo titolo di campione dei pesi massimi
e condannato a cinque anni per renitenza alla leva, lo stesso
anno in cui la rivolta sventr Newark e l'anno prima che Martin
Luther King venisse assassinato. Lo Stato del New Jersey
chiese la pena capitale, la sedia elettrica.
Il caso Carter e Artis venne deciso in base alla parola di due
criminali bianchi, Alfred Bello e Arthur Dexter Bradley, gli
unici testimoni oculari. Bello e Bradley testimoniarono di essere
entrati e usciti dal bar Lafayette, quella notte. Bello disse
che non appena si avvicin al bar per comprare le sigarette,
sent alcuni spari provenire dall'interno. Continu a camminare
verso il bar. Afferm poi di aver visto Carter e Artis svoltare
l'angolo con le armi in pugno. Stavano ridendo e parlando ad
alta voce. Un uomo con la pistola lo spinse in un vicolo, poi
salt in una macchina bianca e spar. Bello entr nel bar. Ignorando
i cadaveri e i lamenti dei feriti, non pot resistere alla vista
della cassa aperta. Scavalc il bancone e prese tutto quello che
poteva. Disse che aveva intenzione di chiamare la polizia, ma
invece corse fuori e dette i soldi che aveva rubato al suo compagno,
Bradley.
Carter e Artis vennero condannati da una giuria composta da
uomini bianchi. La giuria raccomand piet, esprimendo i propri
dubbi riguardo alla certezza del verdetto. Fu deciso che gli
imputati scontassero tre ergastoli.
Carter addusse argomentazioni convincenti a favore della sua
innocenza. La notte della sparatoria, lui e Artis superarono con
successo il test della verit. La vittima che sopravvisse alla sparatoria
disse che non erano loro quelli che avevano sparato.
Tutti i testimoni oculari fornirono descrizioni coerenti degli assalitori
(comprese quelle di Bello e Bradley) - due uomini di
colore alti, dalla pelle non troppo scura, senza barba, con abiti
in pelle nera -, che non rispondevano affatto a quelle degli imputati:
Carter aveva la pelle scura, era molto tarchiato, aveva un
pizzo prominente e folto, era alto un metro e sessanta ed era vestito
di bianco; Artis era sbarbato e portava un maglione blu
chiaro con impresse le sue iniziali, JJA, scritte in lettere della
grandezza di quindici centimetri, proprio vicino alla tasca. Nessuno
fece menzione della testa rasata di Carter, sua caratteristica;
dato che era un pugile famoso e una celebrit, sarebbe stato
riconosciuto all'istante. Non erano passati neanche quattro mesi
da quando Bello e Bradley erano stati interrogati per i loro crimini,
che riconobbero Carter. Loro non furono mai puniti
per i crimini che avevano commesso la stessa notte.
Fred Hoogan, un irlandese ex poliziotto, poi investigatore
dell'ufficio del procuratore del New Jersey, dimostr che Bello
e Bradley erano stati costretti con la forza, e poi corrotti, per
fornire la loro testimonianza. Carter dice anche che quelli che
avrebbero confermato il suo alibi furono minacciati dalla polizia
e che il razzismo fu alla base di tutto il processo.
Nonostante questo, i ricorsi in appello dei legali di Carter furono
respinti dalle corti dello Stato del New Jersey. Carter termin
The Sixteenth Round con un appello al lettore:
Adesso mi sto rivolgendo a te, lettore. Questo libro  il
sangue della mia vita stillato nei quindici round di queste
pagine. Il sedicesimo round lo sto ancora combattendo, e
in ballo c' molto di pi di un titolo o di un grosso premio
in denaro.
Questo combattimento non  indetto dalla Societ Mondiale
di Boxe, n  governato dalle regole del Marquess
Queensberry. Le armi non sono i guantoni da boxe, i destri
o i knock-out. Questo  un gioco completamente nuovo,
con regole a senso unico che decidono la battaglia pi importante
della mia carriera. Non ci sar nessuna luce, nessuna
folla acclamante, nessuno che mi far gli auguri alla fine della
battaglia, se la perdo; ci saranno solo sbarre d'acciaio, muri
di pietra, giochi che distruggono la mente, angosce mentali
e pazzia incombente. E tu sai che non sto esagerando.
Mi rivolgo a te nel solo modo consentitomi...
La mia unica possibilit  appellarmi direttamente a te,
alla gente, e mostrare gli errori ai quali doveva essere posto
rimedio, l'ingiustizia che ho subito.
Per la prima volta in tutta la mia vita, ammetto di aver
bisogno di aiuto. Altrimenti per me non ci sar mai pi un
domani... non ci sar pi nessun Rubin. Nessun Carter.
Ci sar solo Hurricane, l'Uragano.
Il libro commosse davvero Lesra, ma anche tutti gli altri. Sapevano
perfettamente che questa non era la prima volta nella
storia americana che un uomo di colore innocente veniva messo
in prigione. E non era nemmeno la prima volta che nella
storia del New Jersey veniva accusato di omicidio un uomo che
la polizia sapeva essere innocente. Si ricordarono di Richard
Hauptmann, che fu giustiziato nel vergognoso caso Lindbergh.
Dove credete che sia Hurricane, adesso? chiese Lesra.
Nessuno ne aveva idea.
Per caso ha scritto un epilogo o una specie di avvertenza
per il lettore? chiese Sam.
Andando a guardare all'inizio del libro, videro che era datato
1 settembre 1973, prigione di stato di Rahway, New Jersey.
Ma era sette anni fa! disse Lesra. Che cosa  successo da
allora? Non pu essere che si trovi ancora a Rahway? Dovrebbe
essere uscito!
Lez, vuoi ancora diventare un avvocato? chiese Terry.
Uh-huh rispose Lesra, chiedendosi cosa volesse dire.
Allora devi imparare a fare delle ricerche. E adesso  il momento
migliore per farlo.
Non appena Lesra si alz in piedi, Terry chiam il Toronto Star
e chiese se per caso avessero qualche articolo recente su Rubin
Hurricane Carter. Scopr che lo Star aveva pubblicato un articolo
della Reuter il 10 febbraio 1977, e che il 20 dicembre 1977 il
Globe and Mail aveva ristampato un articolo del New York Times.
Gli fu detto che poteva trovare le copie di questi articoli nei microfilm
della Metropolitan Toronto Reference Library.
Dai, Lez!
Ehi, aspettate! gridarono Kathy e Sam, quando li videro
prendere i cappotti. Terry e Lesra erano gi scomparsi oltre la
porta.
 
Capitolo 4.

Guarda qui disse Lesra indicando il titolo in prima pagina.
Ergastolo a pugile per omicidio.
Ergastolo per omicidio? Non pu essere il 1977 replic
Terry. Deve essere il 1967, l'anno del processo di Rubin. Abbiamo
preso il decennio sbagliato.
Lesra controll la data del giornale che compariva sullo
schermo del lettore di microfilm: 10 febbraio 1977. Era proprio
l'articolo che stavano cercando, ma non c'era quello che avevano
sperato di trovare:
PATERSON, New Jersey (Reuters) - L'ex pretendente
al titolo mondiale di boxe, Rubin (Hurricane) Carter 
stato ieri condannato a tre ergastoli per il brutale omicidio
di tre persone in un bar avvenuto nel 1966.
Carter e il suo compare [sic], John Artis, ottennero un
secondo processo in dicembre, dopo la campagna in loro
favore organizzata da Bob Dylan, Joan Baez, Muhammad
Al e Coretta King, vedova del leader per la difesa dei diritti
civili, Martin Luther King.
Nei confronti dei due uomini sono state in pratica confermate
le stesse pene inflitte nove anni fa: due ergastoli
come esecutore materiale e uno per concorso morale a
Carter e due ergastoli per concorso morale e uno come
esecutore materiale ad Artis. Dato che entrambi hanno gi
scontato una pena di nove anni, Carter potr uscire sulla
parola tra vent'anni e Artis tra circa cinque.
Che cosa? esclam Lesra.
Carter e Artis ebbero un secondo processo...
... e la condanna fu confermata?
Impossibile!
Non pu essere vero! sbott Lesra. Com' potuto succedere?
Muhammad Al, Coretta Scott King! Bob Dylan! Si erano
fatti avanti tutti.
I canadesi erano stati fans di Dylan negli anni Sessanta. Avevano
addirittura chiamato la loro impresa di moda Five Belie-
vers' Badks, ispirandosi a una canzone dylaniana poco nota:
Obviously, Five Believers. Terry ricordava vagamente che verso
la met degli anni Settanta Dylan aveva scritto una canzone intitolata
Hurricane.
Si rendevano necessarie ulteriori ricerche in biblioteca.
Consultarono l'indice del New York Times alla ricerca del nome
di Rubin Carter e, dal 1974 in poi, trovarono un numero incredibile
di articoli a lui dedicati, e molti occupavano la prima
pagina. Quindi andarono a recuperarli e dopo averli esaminati
attentamente, giunsero alla seguente ricostruzione dei fatti.
Poche settimane prima che The Sixteenth Round fosse pubblicato,
nell'autunno del 1974, Alfred Bello e Arthur Dexter
Bradley, i testimoni oculari dell'accusa, dichiararono di aver
mentito al processo riguardo all'identificazione di Carter e
Artis. Confessarono, prima all'investigatore Fred Hogan, poi al
giornalista Selwyn Raab del New York Times, che la polizia di
Paterson aveva fatto pressioni su di loro con la promessa di una
ricompensa in denaro e un trattamento di favore verso i crimini
da loro commessi.
Avevo ventitr anni e la prospettiva di ottanta-novant'anni
di carcere disse Bradley a Raab. Mi sono comprato la strada
della salvezza... Senza dubbio Carter era stato incastrato... Ho
mentito per salvarmi il culo.
Bello confess a Raab di non essere mai stato in grado di
identificare Carter e Artis. Gli investigatori, riferendosi a Carter
e Artis come a negri, mussulmani, animali, dissero a Bello
che avrebbe reso un servizio alla comunit aiutandoli a ripulire
le strade da quella gentaglia. Senza l'identificazione da parte
di Bello non c'erano prove, ed egli si sent minacciare di
venire coinvolto negli omicidi se si fosse rifiutato di dare una
mano all'accusa a incriminare Carter e Artis. La polizia, aggiunse
Bello, promise che se mi fossi fatto beccare di nuovo loro si
sarebbero occupati di me... Mi dissero che avrei contribuito a
rendere giustizia alle famiglie delle vittime - occhio per occhio...
Mi dissero che era per aiutare la mia gente e io accettai.
La combinazione dell'uscita di The Sixteenth Round e gli articoli
in prima pagina del New York Times aizz il pubblico. Le storie
raccontate dal Times confermavano la coniazione e la malafede
di cui aveva parlato Rubin nella sua autobiografia. La polizia e
l'accusa, naturalmente, smentirono ogni cosa. Sciocchezze dichiar
il detective Vincent De Simone dell'ufficio del procuratore
della Contea di Passaic, noi non fabbrichiamo testimonianze.
Gli avvocati di Carter si misero immediatamente al lavoro
per dar corso a un nuovo processo basato sulle confessioni di
Bello e Bradley. Si tenne un'udienza per valutare la possibilit
di ottenere un secondo processo.
Logicamente, sareste portati a pensare che un nuovo processo
sarebbe stato automatico disse Terry agli altri.
Dopo aver sentito le testimonianze giurate, il giudice Samuel
Leamer, lo stesso che aveva presieduto il primo processo, concluse
che il suono della verit era totalmente assente dalle
ritrattazioni. Secondo la sua opinione:
la sua [di Bello] fedina penale non depone certo a favore
della sua attendibilit come testimone... Le menti criminali
di Bello e Bradley sono talmente deviate e amorali da
rendere impossibile a qualsiasi corte analizzare le contorte
motivazioni che sono alla base della loro condotta.
Il giudice neg l'autorizzazione a un nuovo processo.
Non  giusto! esclam Lesra. Come  possibile che Bello
e Bradley siano testimoni attendibili quando accusano Carter e
Artis, ma diventino fottuti bugiardi quando testimoniano contro
la polizia?
Proprio cos replic Sam, indicando un altro articolo sullo
schermo. Questa  esattamente la domanda che tutti si posero
allora. Secondo i resoconti della stampa, lo sdegno da parte del
pubblico cominci a montare.
Grazie a una massiccia campagna in favore della liberazione
di Carter e Artis, organizzata dal pubblicitario George Lois a
New York, le condizioni di salute della giustizia nello Stato di
New York non erano troppo buone. Era l'epoca dello scandalo
Watergate, quando l'abuso di potere da parte di coloro che si
presume debbano difendere la legge era meno tollerato.
Durante questo periodo, Carter mand a Bob Dylan una copia
di The Sixteenth Round. Hurricane era stato trasferito alla
prigione di Trenton e Dylan fu spinto ad andare a trovarlo e a
parlare con lui in carcere. Avvertirono un'immediata affinit di
spirito. Come dichiar Carter nel corso di una conferenza
stampa, quando lui [Dylan] varc la porta - questo fratello
bianco - ho capito subito che nessuno di noi due aveva altra
scelta... Due uomini possono sempre incontrarsi. Il risultato
di questo incontro fu Hurricane, la canzone di denuncia che
Bob Dylan scrisse con il paroliere Jacques Levy su Carter, l'ingiustizia
e il razzismo che si trovavano alla base dell'evento. La
canzone usc dapprima come singolo e in un secondo momento
fu inclusa nell'album Desire. Venne trasmessa quasi incessantemente
durante l'autunno del 1975 fino a 1976 inoltrato. Hurricane
divenne addirittura un brano di punta del repertorio dylaniano
durante il tour Rolling Thunder Revue. Dylan tenne
diversi concerti di beneficenza per Carter al Madison Square
Garden (che provoc il tutto esaurito ai botteghini in meno di
cinque ore), allo Houston Astrodrome e in una serie di spettacoli
a beneficio dei reclusi del carcere Clinton, dove Carter
fu imprigionato per un certo tempo. Roberta Flack si esib in
prigione, cos come Joan Baez, Ramblin' Jack Elliot, Ronee
Blakely, il poeta di Paterson Alien Ginsberg e i canadesi Joni
Mitchell e Robbie Robertson.
Dozzine di celebrit offrirono il loro apporto in favore della
liberazione di Hurricane: Ellen Burstin, Dyan Cannon,
Muhammad AB, Coretta Scott King: tutti partecipavano in
massa alle manifestazioni; gli Who, Richie Havens, Stevie
Wonder, Johnny Cash, Stephen Stills, Isaac Hayes, Ringo Starr
e molti altri tennero concerti gratuiti. Il romanziere Nelson
Algren si appassion al caso, che divenne qualcosa di pi che un
interesse passeggero per scrittori come Norman Mailer, Claude
Brown, Gay Tales e George Plipton e per editorialisti della
statura di Jimmy Breslin, Dave Anderson e Pete Hamill. Le autorit
politiche che abbracciarono la causa furono Edward I.
Koch (quando era un deputato liberale), l'ex procuratore generale
Ramsey Clark, l'ambasciatore alle Nazioni Unite Andrew
Young, Jesse Jackson, Julian Bond e il direttore della NAACP
Benjamin Hooks. Personaggi dello spettacolo come Dick Gregory,
Harry Belafonte, Melba Moore e Cleavon Little si schierarono
in favore di Carter insieme ai presentatori Pat Collins e
Geraldo Rivera e agli atleti Hank Aaron, Walt Clyde Frazier
e Earl The Pearl Monroe. E ancora, avvocati, giornalisti,
atleti, professori universitari, ministri, direttori radio e di televisioni,
produttori, editori aderirono ai vari comitati che nascevano
a sostegno di Carter.
In biblioteca, Lesra e gli altri appresero che la guerra si combatteva
su due fronti: nei media, con i cortei e le manifestazioni,
con gli adesivi che recitavano: un solo innocente: Hurricane;
e nella Corte Suprema del New Jersey, dove gli avvocati
newyorchesi di Carter preparavano il ricorso contro la decisione
del giudice Lamer. Alla fine, nel marzo 1976, la Corte Suprema
emise un parere unanime. La Corte stabil che l'accusa
aveva occultato prove importanti in favore dell'imputato. Tra
le altre cose, esisteva una registrazione segreta che forniva la
prova concreta che, contrariamente a quanto deposto in tribunale,
le ricompense e gli sconti di pena erano stati effettivamente
promessi dall'investigatore De Simone ai testimoni chiave
dell'accusa, Bello e Bradley, in cambio della loro deposizione
incriminante. De Simone aveva assicurato a Bello che
avrebbe scomodato i pezzi grossi Stato del New Jersey per tirarlo
fuori dai pasticci.
La Corte Suprema respinse il verdetto e ordin che venisse
istruito un nuovo processo.
Carter e Artis furono rilasciati su cauzione in attesa del nuovo
processo. Muhammad Al li prelev in limousine fuori dalla
prigione. Saliti in macchina, vennero immediatamente portati
in una suite dell'Hilton di New York dove li aspettava un caloroso
benvenuto.
Ma l'accusa non se ne stette con le mani in mano.
Nel processo del 1976, l'accusa dipinse un classico scenario
di parte che fu ben accolto dalla giuria locale: gli altri, gli infidi
legulei newyorchesi e le star di Hollywood, contro la gente del
New Jersey, onesta, perbene e rispettosa della legge. Bello ritratt
la sua ritrattazione e testimoni nuovamente contro Carter
e Artis. Bradley, che ribadiva la ritrattazione, vol a Boston
e si rifiut di deporre in favore dell'accusa. Ma non pot nemmeno
deporre in favore della difesa: le autorit lo arrestarono
per stupro e lo tennero in cella fino alla fine del processo, quindi
lasciarono cadere il capo d'imputazione una volta che Carter
e Artis furono condannati. L'accusa diffam chiunque avesse
parteggiato per la ritrattazione di Bello, compreso il cronista del
New York Times Selwyn Raab, definendolo un pervertitore
della giustizia che cerca di far passare per buona una falsa ritrattazione.
Certo, ammise l'accusa di fronte alla giuria nell'arringa
finale Bello era un ladro, odioso e indegno, tuttavia gli
si deve credere. Era stato spinto sulla cattiva strada da compagnie
malfidate, ma ora aveva riconosciuto i suoi errori.
Come no! fu il sarcastico commento di Lesra. Bello  ritornato
dalla parte giusta.
Ma, come si rilevava dalla stampa, il fattore apparso decisivo al
processo era il manifesto appello da parte dell'accusa al pregiudizio
allo stereotipo razziale. Bench nel primo processo del 1967
non fosse emerso alcun movente al delitto, nove anni dopo l'accusa
arriv a ipotizzare che il movente stesse nella vendetta razziale.
Verso la met degli anni Sessanta, disse l'accusa ai giurati,
avvenivano frequenti scontri razziali nel Paese e, sfortunatamente,
non tutti si chiamavano Martin Luther King. Lo Stato sostenne
infatti che, il 17 giugno 1966, Carter e Artis si
autoproclamarono i vendicatori della razza nera e massacrarono tre bianchi a
caso in un bar di Paterson perch avevano saputo che quella stessa
sera, un nero, che nemmeno conoscevano, era stato ucciso da
un bianco in un altro bar di Paterson! L'accusa sostenne che, dal
momento che la polizia aveva escluso il movente della rapina,
quale altro motivo poteva esserci?. La giuria non trov una risposta
a questa domanda. Vista la pelle scurissima di Rubin, il suo
aspetto minaccioso e il fatto che fosse un pugile - e il pugilato 
uno sport violento e brutale -, e vista l'infervorata arringa
dell'avvocato accusatore, non fu necessaria una grande immaginazione
n un approfondito esame di coscienza per condannare
di nuovo Carter.
Venne condannato una seconda volta anche dopo un simile
scandalo! esclam Sam incredulo.
Forse fu proprio a causa di quello comment Kathy.
Come Lesra e Kathy terminarono di leggere la cronaca relativa
al processo, si ritrovarono sommersi dalla marea dei dettagli
del caso e non poterono non sentirsi allibiti di fronte alla mostruosit
dell'ingiustizia. Avevano tutti i medesimi pensieri.
Dopo tutte le offese che Rubin Carter aveva sofferto per via
della sua razza, ora era lui a essere accusato di razzismo? Da vittima
a carnefice! Come doveva sentirsi Rubin dopo tutto questo?
Subire un processo, venire condannato, ottenere la revisione
del processo nove anni dopo, essendosi sempre proclamato
innocente ed avendo dimostrato la propria innocenza, gi era
abbastanza terribile. Ma venire condannato una seconda volta,
dopo aver assaporato la libert per nove miseri mesi, era davvero
troppo.
Beh, che si fa ora? chiese Lesra. E che far lui?
L'articolo del 20 dicembre 1977 che avevano trovato su Globe
and Mail forniva alcune risposte. Almeno dava loro qualche
indizio su quale fosse la condotta tenuta da Rubin tre anni prima.
Sopra la foto di un uomo calvo, barbuto, che indossava un
paio di occhiali dalla montatura in ferro, un po' da nonna, Lesra
lesse queste parole: Cause clbre combatte da solo. Stringendosi
intorno al lettore di microfilm, i quattro continuarono la
lettura in silenzio:
NEW YORK - Rubin (Hurricane) Carter passa i suoi
giorni in solitudine nell'angusta cella di un carcere ottocentesco,
parlando raramente con i compagni o le guardie.
Oltre cento chilometri di distanza, John Artis lavora e
studia nel contesto campestre di una prigione-fattoria priva
di sbarre e muri di cinta.
Oggi, il caso di omicidio, un tempo arcinoto, conclusosi
con la reclusione di Carter e Artis in carceri tanto diversi
non  che un lontano ricordo. Ma a quasi un anno
dalla seconda sentenza che li ha condannati all'ergastolo, il
loro caso controverso sta per entrare in una nuova fase di
battaglie legali.
A detta degli avvocati difensori, presto verr presentato
ricorso contro il verdetto di colpevolezza pronunciato a
Paterson il 21 dicembre 1976. La procedura ha subito un
ritardo di un anno a causa dell'impossibilit da parte della
difesa di ottenere la trascrizione dei verbali relativi al processo.
Carter confinato in una cella buia
[Il quarantenne] Carter, un tempo promessa del pugilato
nella categoria dei pesi medi,  confinato in una cella
buia di massima sicurezza nella prigione di Trenton. La
cella misura un metro e mezzo per due e si trova in un
edificio costruito nel 1850.
Bastardi! esplose Lesra, dimenticando di trovarsi in una biblioteca
pubblica.  di nuovo in quella fogna di Trenton!
... Carter vive isolato dagli altri 900 detenuti tra le mura
di questa lurida prigione. Si  rifiutato di partecipare alle
attivit lavorative o educative che si svolgono all'interno
del carcere e persino di mangiare il cibo che gli viene
somministrato.
Continuando a protestare la propria innocenza, Carter,
in un'intervista in carcere, ha dichiarato che conformarsi
alla normale vita di carcere significherebbe ammettere la
mia colpevolezza e dare ragione allo Stato nel tenermi qui
e privarmi della mia libert.
Carter disse che passava la maggior parte del tempo leggendo
- anche manuali di diritto - e scrivendo. Nel 1974,
dette alle stampe la sua autobiografia, intitolata The Seventh
Round.
Per nutrirsi, Carter faceva affidamento su un amico, il
paroliere Thom [Kidrin], che lo riforniva di viveri ogni
mese per un totale di 12 chili di cibo in scatola e verdure.
Servendosi di un fornelletto elettrico, Carter riscaldava il
suo pasto e lo consumava nella cella.
A parte il venticinquenne Kidrin, Carter ha pochi visitatori,
nonostante tre anni fa sia stato una cause clebre nazionale.
Nell'ultimo anno, Carter  diventato un estraneo per la
moglie, che  anche la madre dei suoi due bambini. Lei
non viene pi a trovarlo. E nemmeno uno dei politici, dei
direttori sportivi o delle personalit dello spettacolo che
avevano formalmente abbracciato la sua causa  venuto a
fargli visita o ha cercato di mettersi in contatto con lui dalla
fine del secondo processo...
No comment sull'istanza di appello
I principali avvocati difensori sono Myron Beldock e
Lewis Steel... La NAACP (National Association for th
Advancement of Colored People) sta considerando l'opportunit
di fornire assistenza legale al processo.
Burrell I. Humphreys, il procuratore della Contea di
Passaic ha deciso di astenersi da qualsiasi commento
sull'istanza di appello. Ma, alludendo all'energica campagna
organizzata dal defunto comitato in difesa di Carter
per l'ottenimento di un secondo processo, il procuratore
ha affermato che il verdetto del 1976  importante perch
ha provato che in un contesto che vede contrapposti una
giuria americana e gli agenti pubblicitari della Madison
Avenue non c' partita.
A causa delle insinuazioni di pregiudizi razziali e delle
accuse sostenute dalla difesa circa l'occultamento di prove
e l'intimidazione dei teste da parte dell'accusa, Steel affermava
che il caso Carter-Artis passer alla storia come una
delle maggiori cause legali in ambito penale della giurisprudenza
americana. Sar un caso che non verr mai dimenticato,
a prescindere dalla sentenza definitiva.
Questa merda  veramente troppo!
Non vede nemmeno la moglie, i figli...
Merda! era tutto quello che Lesra poteva dire.
Lasciarono la biblioteca, nella remota speranza che nei tre
anni trascorsi dalla pubblicazione dell'articolo qualcosa potesse
essere accaduto e Rubin fosse stato rilasciato.
Qualcuno sugger di chiamare la prigione.
Si pu fare? chiese Lesra.
Certo che s!
Una volta a casa (con le fotocopie degli articoli per farli leggere
agli altri), mostrarono a Lesra come si faceva a chiamare il
numero del servizio informazioni di Trenton, nel New Jersey,
e chiedere il numero della prigione di Trenton. Lesra chiam
la prigione di Trenton e chiese se Rubin Carter fosse ancora
rinchiuso l dentro. La sua chiamata fu trasferita a qualcuno
nella stanza delle consegne.
Qual  la matricola? domand una voce laconica.
In che senso?
La matricola! Il numero del detenuto. Tutti ne hanno uno!
Lesra lanci un'occhiata alla copertina di The Sixteenth
Round, che si trovava sulla scrivania di fronte:  il 454772...
Fruscio di schede d'archivio sfogliate. Carter? Rubin Carter?
Certo che  qui. Nel 2-sinistro.
Il cuore di Lesra sobbalz. Lentamente riattacc la cornetta
e si volt verso gli altri.  ancora l. In quel cazzo di posto a
Trenton.
 
PARTE SECONDA.
RIPORTATO IN VITA.

Abbass il finestrino, e osserv il sole che sorgeva. C'era un monticello
di terra arata, con un aratro sopra, dove era stato lasciato la notte
precedente quando i cavalli erano stati staccati dal giogo; pi in l, un
tranquillo sottobosco, in cui molte foglie rosso fuoco e giallo oro erano
ancora sugli alberi. Sebbene la terra fosse fredda e bagnata, il cielo era
limpido, e il sole splendeva luminoso, tranquillo, e bellissimo.
Diciotto anni! disse il passeggero, guardando il sole. Misericordioso
Creatore del giorno! Sepolto vivo per diciotto anni!
Charles Dickens
A Tale of Two Cities.
 
Capitolo 5.

La decisione di instaurare una corrispondenza con
Rubin Carter non fu presa senza una qualche riflessione. Sebbene
Lesra e i canadesi non potessero fare a meno di domandarsi
quale fosse lo stato mentale di Carter, la semplice curiosit
non era una ragione sufficiente per scrivere. Erano consci del
fatto che impegnarsi con la gente in carcere - dove le situazioni
sono cos complicate e i bisogni cos disperati - non era cosa da
farsi alla leggera. Ma avevano ascoltato Carter e lo avevano sentito;
non era una questione di scelta. Dovevano per lo meno
dirgli: Ehi, non sei solo.
Terry chiam la prigione per scoprire se a Rubin Carter fosse
permesso ricevere posta e se fosse necessario essere su un
elenco d'indirizzi speciale per potergli scrivere. Dopo aver ripetuto
tre volte la sua domanda a una guardia distratta nello
stanzino della posta, Terry fu informato che poteva scrivere a
chiunque volesse, senza una precedente autorizzazione, e che a
Trenton non esistevano cose come un elenco d'indirizzi. La
domanda successiva fu un vero problema: Qual  l'indirizzo?
Ehi Rocky url la voce al telefono, che indirizzo  questo?
Intendi l'indirizzo della strada? rispose un'altra voce dal
fondo.
S.
Tra la Terza e la Federal. Non so il numero. A cosa ti serve?
Qualcuno vuole scrivere una lettera.
Merda, amico, ti serve l'indirizzo postale, non quello della
strada!
Ehi, sei cos fottutamente furbo, rispondi tu a 'sto cazzo di
telefono!
A quel punto segu una serie di colpi e schianti, come se il
ricevitore fosse stato fatto cadere e fosse stato scaraventato diverse
volte contro un muro prima che finalmente si fermasse.
Poi Terry ud una voce che suonava in tutto come quella di
Rocky, ma pi chiara.
Metta il nome e il numero del detenuto sulla busta, Cassetta
N, Trenton, New Jersey, 08625. Arriver. E la linea cadde.
La sola possibilit di scrivere a Rubin eccit Lesra. Non poteva
credere che qualcuno che scriveva libri - per sua definizione,
qualcuno di grande - potesse essere davvero una persona
viva e reale! Munito dell'indirizzo di Rubin Hurricane Carter,
insieme a una lezione su come scrivere la lettera amichevole,
l'abilit di Lesra di scrivere a un mito divenne presto una realt.
Dopo molte stesure e correzioni, la sua lettera a Rubin Carter,
la sua prima lettera a chiunque, fu finalmente terminata. Era datata
20 settembre 1980. In essa egli raccontava a Rubin un po'
del suo ambiente e spiegava cosa ci faceva lui, un nativo di
Brooklin, nel Canada. Diceva inoltre:
Il pensiero di scriverti mi spaventava, ma non per la tua
reputazione - so che non schiacceresti neanche una pulce
(a meno che non ti morda). Mi sento impaurito e vulnerabile
perch ora devo considerarti non solo come un autore,
ma come un essere umano. La maggior parte delle
volte  difficile per i neri aprirsi tra di loro perch, da dove
veniamo, impari a essere duro da quando cominci a camminare.
Mio fratello pi grande si  trasferito tempo fa a New
York. Prima di leggere il tuo libro, The Sixteenth Round,
pensavo che fosse freddo e matto, proprio quello che la
gente pensava di te. Ma ora, da quando ho letto il tuo libro,
riesco a capire molto meglio lui e i suoi problemi.
Non stavi soltanto chiedendo a qualcuno di aiutarti nel
tuo libro, stavi anche aiutando gli altri.
Mentre lo leggevo mi sono spesso chiesto se sarebbe pi
facile morire o beccarsi tutta la merda che ti sei beccato tu.
Ma adesso, se penso al tuo libro, dico che se fossi morto
non avresti potuto dare quello che hai dato scrivendolo.
Immaginare di non poterti scrivere questa lettera o pensare
che potevano picchiarti fino a farti cedere, amico, questo
sarebbe troppo. Abbiamo bisogno di pi gente come
te per far vedere che cos' il coraggio!
Ehi Fratello, la smetto qui. Per favore rispondimi. Significherebbe
molto per me.
Il tuo amico
Lesra Martin
Anche i canadesi scrissero una lettera a Rubin Carter e fecero
eco ai sentimenti di Lesra. Lo ringraziarono per la chiarezza e
la sincerit del suo libro e per aver sostenuto i suoi principi in
maniera non apologetica. In una societ che fosse giusta e morale,
dicevano, egli sarebbe stato un membro rispettato e
loro gli avrebbero scritto a un indirizzo differente. Malgrado
tutto, era un privilegio.
Alle due lettere essi acclusero un vaglia, in modo che il non
avere il denaro per i francobolli (cosa che accade spesso in prigione)
non sarebbe stato un motivo per non rispondere. Gli
dissero che se pensava non valesse la pena di rispondere, si sbagliava,
perch un'amicizia vale sempre la pena!
L'interesse di Lesra per la posta si accrebbe in maniera drammatica.
Faceva sempre in modo di trovarsi nel vestibolo (lo
chiamava vestiscopio) nel momento in cui la posta cadeva attraverso
la fessura nella porta d'ingresso. Questo accadeva di solito
intorno alle undici del mattino. Ma invariabilmente non
trovava nulla. Con uno scetticismo crescente e l'entusiasmo in
declino, tornava ai suoi studi.
Sebbene non pensasse che questo particolare mercoled di
met ottobre sarebbe stato in alcun modo diverso, Lesra occup
la sua postazione. Venire deluso era diventato un rituale
mattutino dei giorni feriali. Egli ascoltava i passi del postino che
si avvicinava alla casa lungo il viale. Guardava lo sportellino di
ottone che si alzava, la posta che cadeva dentro. Quindi un rapido
sguardo a quello che si era sparso sul pavimento e poi tornava
a martellare sui libri. Questa volta una busta attir la sua
attenzione; la raccolse. Non c'era la Regina nell'angolo ma due
francobolli da quindici centesimi che ostentavano le Stelle e
Strisce.
 qui! grid.  qui! Non ci fu bisogno che leggesse la didascalia
dei francobolli a lettere maiuscole, LA PATRIA DEGLI
IMPAVIDI - LA TERRA DEI LIBERI, per sapere da
dove provenisse la lettera. Era quella, senza dubbio.
Lesra chiam su per le scale e verso il retro della casa. Ehi,
gente! Ci ha risposto! Capite? Ci ha risposto! Non posso crederci!
Rubin Hurricane Carter ci ha risposto!... Certo, sapevo che
l'avrebbe fatto. E tutti in casa si raccolsero rapidamente.
La lettera di Carter, datata 7 ottobre, era indirizzata a tutti loro.
Era lunga una pagina, scritta a macchina, ed enfatizzata da un
gran numero di sottolineature e punti esclamativi. Rubin cominciava
scusandosi per questa risposta apparentemente in ritardo.
Gli erano mancati i francobolli e aveva dovuto aspettare a lungo
per averli. Ma colui che si lamenta della mancanza di opportunit
dimentica che le piccole porte conducono spesso in camere
larghe. Egli ringraziava con calore Lesra e il gruppo per la loro
profusione di speranza, partecipazione e umanit. I loro messaggi
sinceri diceva, sono letteralmente saltati fuori dalle pagine
e mi hanno dato una sensazione molto calda e piacevole di
gioia immensa! L'uomo sapeva come entusiasmare.
Lesra e i canadesi erano orgogliosi. Sembrava proprio che
una piccola porta fosse stata aperta.
Seguirono molti scambi di lettere, in ottobre, novembre e
dicembre. Fecero a Rubin ogni genere di domanda - riguardo
a The Sixteenth Round, se stava lavorando a un seguito, chi si
stava occupando del suo appello e come stava andando, se riceveva
ancora una fornitura da 12 chili di cibo ogni mese, cosa
pensava che l'elezione di Ronald Reagan a presidente avrebbe
significato per la guida del Paese. Rubin era molto cordiale ma
anche reticente. Seppur apparisse ansioso di scrivere e fosse interessato
al fatto che i canadesi vivevano insieme come un
gruppo e a ci che stavano facendo con Lesra, evitava di rispondere
alle loro domande. Sembrava che si fosse ritirato dal
mondo, nel senso che non era interessato a discutere di politica,
dei particolari quotidiani della sua vita o addirittura del suo caso.
Era estremamente colto. La filosofia esoterica aveva catturato
la sua attenzione, lo sosteneva. Egli provava interesse, diceva,
non nei fatti transitori ma nelle verit eterne, nella comunione
con Buddha, Socrate, Ges, Krishna - non Reagan,
Nixon o Ford. Nessuno poteva discutere la sua scelta dei compagni,
n il suo obiettivo di andare oltre le illusioni; era solo
una questione di approccio. Essi si domandarono se il suo separarsi
dalle cose di tutti i giorni non potesse condurlo a separarsi
da tutto.
I canadesi erano contenti del fatto che Lesra si interessasse
in maniera cos attiva a Rubin Carter. Sentivano che era loro
responsabilit assicurarsi che Lesra non dimenticasse da dove
veniva. Se fosse diventato in qualunque modo estraneo alle sue
radici (o, peggio, si fosse sentito superiore), allora avrebbero
fallito miseramente in un'educazione che avevano sperato incoraggiasse
comprensione e responsabilit, non distacco e vergogna.
Era quindi importante che Lesra non solo mantenesse ma
rafforzasse il legame con la famiglia, e le telefonate di suo padre
ogni domenica servivano straordinariamente a questo proposito.
Sfortunatamente, le novit da casa erano raramente buone.
Dopo queste telefonate, Lesra pensava spesso alla sua famiglia e
si preoccupava; e poich le sue preoccupazioni interferivano
spesso con la sua capacit di concentrarsi sui compiti in classe,
le condivideva e ne discuteva con tutti in casa. Questa era una
parte essenziale della sua educazione, cos come lo erano i viaggi
a casa che faceva due volte l'anno.
Era particolarmente difficile per Lesra venire a patti con questi
viaggi. Dal punto di vista emotivo, era a Brooklyn giorni e
addirittura settimane prima di arrivarci davvero e rimaneva l
settimane dopo essersene fisicamente andato, il tempo di lasciar
sedimentare le esperienze. Si sentiva colpevole per il fatto di essere
l'unico nella sua famiglia a essere stato abbastanza fortunato
da andare in Canada. Non se lo meritava, pensava. Non era
giusto. Non poteva evitare di sentirsi come se avesse abbandonato
tutti, in particolare suo fratello Elston, che era di un anno
pi giovane e che era rimasto con la responsabilit di prendersi
cura dei due fratelli pi piccoli nonch di provvedere a se stesso
per la strada.
Era doloroso per Lesra doversi ricordare di come il resto della
sua famiglia era costretto a vivere, ad affrontare non solo le
difficolt materiali ma, pi importante, quelle psicologiche:
l'instabilit, la paura costante e opprimente, la mancanza di stima
di s, l'impotenza, in contrasto con il suo crescente senso di
sicurezza, fiducia, speranza. Ma la sua famiglia e i suoi amici
erano ansiosi di fargli sapere che il suo successo, il suo andarsene
via da l, era importante per loro quanto lo era per lui. L'essere
in Canada e l'essere istruito, dicevano a Lesra (ed egli era
costretto a ricordarselo costantemente), non significava essere
egoisti: egli stava dando speranza a tutti.
Si stava avvicinando Natale, e Lesra stava per tornare ancora
una volta negli Stati Uniti per trascorrere le vacanze con la sua
famiglia. I canadesi pensarono che poteva essere una buona
idea che si servisse di questo viaggio come di un'opportunit
per andare in New Jersey a trovare Rubin, sempre che a Rubin
fosse permesso ricevere visite e che lui avesse acconsentito.
Terry chiam il suo vecchio amico Rocky nello stanzino
della posta della prigione per scoprire quali fossero le norme per
le visite. Dopo molte telefonate in gergo carcerario incomprensibile,
egli riusc a venire a conoscenza delle visite di contatto
di novanta minuti, dove ci si poteva proprio toccare,
contrapposte alle visite alla finestra di trenta minuti, dove si
era separati da uno spesso vetro antiproiettile e si doveva parlare
per mezzo di ricevitori telefonici. Le visite di contatto si tenevano
solo nel fine settimana e in orari rigidamente prestabiliti;
avevano inizio ogni due ore a partire dalle otto del mattino fino
alle due del pomeriggio, e si doveva essere l ore prima per essere
sicuri di entrare.
La sola idea di andare a Trenton terrorizz Lesra all'inizio, ed
egli non pensava di potercela fare. La sua angoscia diminu un
poco quando discussero dell'organizzazione del viaggio e di
come sarebbe stato eccitante incontrare Rubin di persona. Ricordarono
a Lesra che era un viaggiatore esperto: aveva gi viaggiato
da solo fino a New York e ritorno. Da casa dei suoi a
Brooklyn, poteva prendere la metropolitana fino a Penn Station,
sul west side di Manhattan. Da l, poteva prendere un treno
fino a Trenton, che era a circa un'ora di distanza. E da quel punto
fino alla prigione sarebbe stato abbastanza facile per lui prendere
un taxi. Lo rassicurarono del fatto che era in grado di farlo,
che, al limite, erano gli aspetti emotivi del viaggio, non lo
spostarsi fisicamente da un posto all'altro, che potevano risultare
difficili. Lesra dovette acconsentire - ma era ancora spaventato.
Lesra scrisse a Rubin chiedendogli se fosse possibile incontrarlo
di persona, ottenere una visita di contatto, il sabato o la
domenica tra Natale e Capodanno. Nella stessa lettera, i canadesi
chiesero a Rubin se avesse ricevuto le loro ultime lettere,
perch non aveva risposto a nessuna delle domande che gli avevano
fatto.
La risposta di Rubin non giunse fino alla met di dicembre.
Al termine di una lunga lettera, egli scriveva:
Si pu rispondere ad alcune domande e ad alcune no,
mentre altre non vale neppure la pena che vengano fatte.
Ma a quelle a cui si pu rispondere lo si pu fare soltanto
faccia a faccia. Questa faccia sta cercando di venire l, e non
di portare qui un'altra faccia.
Quindi se Lesra desidera venire, che venga. Altrimenti,
che non venga. Vedete come suona freddo. Eppure non 
affatto cos.
Buon Natale a tutti e che possiate trascorrere un Anno
Nuovo davvero felice, e cos ogni giorno dell'anno.
Sono adesso le tre del mattino, quiete, e l'unico suono
 il picchiettare delle mie due dita che battono a macchina,
e ora si acquieter anche quello. Buona notte a tutti.
Il vostro Amico e Fratello
Rubin Hurricane Carter
Sembrava che avessero toccato un nervo scoperto - che Rubin
desiderasse una visita e allo stesso tempo non ci tenesse, che
egli desiderasse essere toccato e che allo stesso modo non lo volesse.
Cos si tirava indietro e lasciava che l'universo si svelasse
come doveva.
Per Lesra questo fu decisivo. Ora era determinato a incontrare
Rubin. Nessuno avrebbe dovuto trascorrere il Natale da
solo.
Il gruppo diede a Lesra alcuni biglietti di Natale e una lettera
da consegnare di persona. Avevano gi spedito a Rubin un
pacco di Natale con dei vestiti, inclusa una comoda tuta da
ginnastica di felpa nei toni scuri della terra che sarebbe piaciuta a
un Toro (la sua data di nascita, avevano notato nella sua autobiografia,
era il 6 marzo 1937 - lo stesso giorno che l'Hindenburg
era esploso, anche nel New Jersey). Avevano incluso,
inoltre, un biglietto con disegnato a mano uno schizzo di come
pensavano sarebbe sembrato con addosso la tuta da ginnastica.
La didascalia del biglietto diceva Continua a tener duro.
I canadesi erano in costante apprensione per Lesra quando era
negli Stati Uniti. Non che fossero paranoici. Le statistiche mostravano
allora, e lo mostrano ancora oggi, che la principale causa
di morte dei maschi neri in America tra i quindici e i venticinque
anni  l'omicidio (una media dieci volte superiore a quella dei
maschi bianchi della stessa et). Le strade di Bushwick e Bedford
- Stuyvesant - erano pericolose anche se eri cresciuto l. I ragazzi
abbastanza fortunati o intraprendenti da indossare una giacca di
montone fuori moda, nel tentativo di non farsela rubare, pagavano
spesso con la vita. Le droghe imperavano, le armi erano
dappertutto. Anche se Lesra ci metteva tutta l'attenzione del
mondo per non venire coinvolto in niente che potesse portare
dei problemi, non era eccessivo temere che venisse colpito da
una pallottola vagante. Il pericolo era reale.
Esortavano Lesra a telefonare tutti i giorni se poteva. I Martin
non possedevano ancora un telefono, cos Lesra chiamava a
carico del ricevente dal telefono a monete nello spaccio all'angolo
di Broadway, lo stesso telefono che usava suo padre per
chiamare il Canada. Ma parlare da quel telefono non era facile.
C'era una linea sopraelevata della metropolitana pochi metri
sopra lo spaccio, e ogni paio di minuti un treno passava stridendo.
Il frastuono era cos forte e intenso che l'edificio vacillava,
il ricevitore tremava e ogni dialogo cessava. Non erano certo le
condizioni migliori per una conversazione scorrevole! In ogni
caso, il suono della voce di Lesra (che, a Bushwick, era pi duro)
e i frammenti di informazioni comunicati da queste telefonate
venivano pregustati e apprezzati moltissimo.
Carico di regali di Natale, Lesra era il figliol prodigo che faceva
ritorno a casa. Suo padre gli and incontro all'aeroporto
La Guardia e lo abbracci.
Sono felice che sei tornato, ragazzo.
Era un'accoglienza insolita, pens Lesra. Si guard in giro
per vedere se ci fosse qualcun altro.
Tutto a posto, Pa'? Com' che sei venuto da solo?
Ti aspettano tutti a casa. Fatti un po' dare un'occhiata.
Earl scrut il figlio e ci che vide gli piacque.
Come se la passano la mamma e tutti?
Oh, sta bene. Stanno bene.
Dov' Elston? Com' che non  con te, Pa'?
Earl Martin scosse la testa e diede una mano a Lesra con le
borse. Andarono a cercare un autobus. Era un bel pezzo di strada
fino a Brooklyn.
Lesra stava arrivando a capire suo padre. Qualcosa preoccupava
Earl ma non era pronto a parlarne in quel momento.
Aspett finch non furono sull'ultimo dei tre treni che dovevano
prendere per raggiungere Bushwick.
Mi preoccupa quel ragazzo.
Elston, Pa'?
M-mhm. Lo sai di cosa parlo.
Cosa, Pa'? Dimmelo.
Tuo fratello non d retta a nessuno.
 successo qualcosa, Pa'?
Ho detto a quel ragazzo di non andare in posti dove  un
estraneo...
Che  successo, Pa'?
... Attraversare la Myrtle Avenue come fa ...
Al quartiere bianco?
Si  quasi fatto sparare.
Dannazione!
Ma sta bene.
Dannazione! Dai, Pa'... Ci parlo io con lui, Pa'.
Qualcuno deve farlo ragionare quel ragazzo. Dio sa se ci ho
provato. Earl si alz di colpo. Tirati su, ragazzo! Abbiamo
parlato cos tanto, a momenti ci perdiamo la fermata!
Lesra fu assalito quando raggiunse la casa della sua famiglia in
Linden Street. Era diventato improvvisamente molto popolare.
Solo Elston se ne restava da parte, a parlare con una ragazza,
facendo finta di non aver notato l'arrivo di Lesra. Molte ragazze
da dietro l'angolo se ne stavano sedute nel portico, per sbirciare
da l Lesra mentre camminava lungo la strada e dentro la
costruzione. Venire agganciate da lui poteva voler dire un biglietto per
andarsene. Anche se si vestiva in un modo un po' bizzarro, per lo
meno sembrava uno di quei ragazzini bianchi della TV che vanno
al College. Due borse della spesa strapiene di regali di Natale impacchettati
bastavano da sole a stuzzicare l'immaginazione.
Ad aspettare Lesra in cima alle quattro rampe di scale c'erano
sua madre, le sue sorelle e gli altri fratelli. Non c'era ancora la
ringhiera sulle scale, e neppure la maniglia alla porta dell'appartamento.
L'ambiente non era cambiato. Niente era cambiato.
Finch fu sommerso dai baci e dagli abbracci, continu a domandarsi
se se ne fosse mai andato.
Non era a casa da pi di qualche minuto, comunque, quando
Damon, che aveva sei anni, scoppi in lacrime.
Che c', Day-day? chiese Lesra.
Dove Lesra? Vojo Lesra!
Io sono Lesra, sciocco. Ora falla finita, fratellino, e dammi
un abbraccio!
Non appena Lesra si protese verso il fratello, Damon si tir
indietro e cominci a piangere anche pi forte di prima. Tu
assomigli a Lesra ma parli strano! Tu no Lesra! Dove Lesra?
Stai zitto, Day-day! grid Fru. Lui  Lez, ok? Ora dagli un
abbraccio!
N-o se-mbra Le-sra singhiozz Damon.
Ma s che  lui! replic Fru. Solo che adesso parla come si
deve, ecco - e lo faresti anche tu, se fossi capace!
Io sono capace di parlare cos! fece eco Nonie, la sorella
pi grande di Lesra.  cos che parliamo a scuola, e io prendo
sempre 10 in inglese.
Nonie sfid quindi Lesra in una gara di grammatica, e in breve
ognuno stava discutendo sul modo corretto di pronunciare
questo o quello. Lesra cerc di dire loro che non era una
questione di giusto o sbagliato; esistevano due lingue differenti:
l'inglese corrente e lo slang dei neri.
Oh, ma dai! disse Nonie.
Giuro, non dico palle! disse Lesra, consapevole ora della
scelta delle parole.
Pi tardi quel giorno, Lesra approfitt di un momento di
quiete e fece una chiacchierata con sua madre. Lei era in cucina
a preparare riso e fagioli. Era il piatto preferito di Lesra ed erano
secoli che non lo mangiava. Nessuno in Canada era in grado di
cucinarlo come sua madre. E glielo disse, mentre l'abbracciava
da dietro. Egli ricordava quanto gli piacesse guardare sua madre
che cucinava, come fosse confortante, e anche come fosse raro.
Lesra accenn al fatto che da quando era arrivato a casa,
Elston lo aveva evitato.
Si far vedere disse Alma, non troppo preoccupata. Ha
avuto una discussione con tuo padre. Sta solo facendo il muso.
Lo so. Quando sono arrivato dall'aeroporto, l'ho visto fuori
che parlava con Shirley. La conosci Shirley, Ma'. La figlia di
Miz Brown.
La cosa di Miz Brown? chiese Alma.
Figlia. Sai - sua figlia!
Sua cosa?
Figlia! grid Lesra.
Biglia? Di cosa parli, ragazzo? Che cosa se ne fa Miz Brown
di una biglia?
Lo sai, Ma' sorpreso e frustrato per le difficolt inaspettate
che aveva nel comunicare. Quando una donna ha una bimba,
quella  sua figlia.
Ah! esclam Alma, esasperata. Smise di mescolare, rimise
il coperchio sulla pentola, pos le mani sui fianchi e guard suo
figlio come se questi avesse perso la ragione. Articolando accuratamente
le parole nel suo spiccato accento di Brooklyn, continu:
Intendi fi-gli-a?
S, esatto, Ma' disse Lesra, imbarazzato, rendendosi conto
di quanto straniero dovesse sembrare. Quello che intendevo
dire era Shirley  la figlia di Miz Brown.
Allora perch non l'hai detto subito? Non ti insegnano
niente lass in Canada?... Certo che conosco Shirley.
Con un misto di orgoglio e sgomento, Lesra raccont questa
storia ai canadesi durante una delle sue telefonate. Voleva far sapere
loro che gli sforzi per istruirlo non erano inutili. Adesso
aveva la prova che stava perdendo il suo accento e parlava in
inglese corrente. Non era troppo entusiasta, comunque, di
sembrare un bianco nei dintorni di casa sua. I canadesi gli assicurarono
che quando fosse entrato maggiormente in confidenza
con l'inglese corrente, che era ancora relativamente nuovo
per lui, allora sarebbe stato in grado di passare da una lingua
all'altra con facilit. A quel punto, quando sarai a Roma, potrai
parlare come fanno i romani.
Pu darsi disse Lesra, ma non ci penso proprio a imparare
l'italiano!
I regali di Natale di Lesra per la sua famiglia furono un successo.
Aveva messo da parte il denaro lavorando durante l'estate a
Toronto, tagliando le siepi del vicinato. In autunno aveva raccolto
le foglie, e lui e Marty, in inverno, avevano il loro business
di spalatura della neve e una dozzina di contratti mensili regolari
per vialetti davanti a garage da sgombrare. Stava lavorando sodo
e voleva che tutti partecipassero della sua fortuna. Non c'era
niente di stravagante, ma il regalo di ognuno era ben azzeccato.
Per esempio, Leland e Damon, che avevano otto anni, ebbero ciascuno
un gioco elettronico portatile sul football che in quel periodo
faceva furore. Earl e Alma ricevettero degli orologi che
Lesra aveva acquistato in un negozio di antiquariato e restaurato.
Lesra aveva appena finito di fare Babbo Natale quando
Elston rientr in casa. El disse Lesra, consegnando al fratellino
quindicenne un regalo ben impacchettato in una grossa scatola.
Ecco, fratello. Spero che ti piaccia.
Elston rimase in disparte. Accett il regalo con esitazione. A
differenza dei suoi fratellini, che avevano quasi fatto a brandelli
la carta dei loro regali, si prese il suo tempo e scart il suo con
circospezione. Quando sollev un cappello da cow boy di pelle
nera, divenne eccitatissimo. Lo indoss immediatamente e corse
allo specchio nell'unico bagno dell'appartamento, fuori dal
salotto. Attraverso la porta aperta, l'intera famiglia poteva vederlo
agghindarsi e sorridere.
Accidenti, Lez! E una ficata! si entusiasm Elston, mettendoselo
di sghimbescio.
Oooh, questo s che  un bel peperino! esclam Alma.
Elston si volt lentamente e si diresse impettito verso Lesra
e gli diede un cinque, poi un altro cinque, poi tutta una serie
di strette di mano che erano soliti scambiarsi.
Datti una calmata, fratello! Non mi dare fastidio adesso! Lo
prese in giro Lesra.
Dai, Lez. Usciamo un po'. Andiamo a trovare Slick. Ha
continuato a chiedere di te.
Era ancora chiaro fuori quando Lesra ed Elston si avviarono
per strada. Elston era molto spavaldo, sfoggiando il suo cappello
nuovo. Se ne andarono a zonzo, facendo cenni con la mano e
ammiccando alla gente che conoscevano.
Raccontami che c' di nuovo, El.
Niente di nuovo.
Ce l'hai ancora con me?
Per un minuto, Elston non rispose. Continu a pavoneggiarsi
lungo la strada. Adorava il suo cappello nuovo, ma non
pi di quanto adorasse stare con il suo fratello maggiore.
Perch te ne sei andato lass? si lasci sfuggire.
E dai, lo sai.
Dovresti essere qui, a spalleggiarmi!
Proprio in quel momento una macchina della polizia rallent
accanto a loro.
Ehi, tu con il cappello!
Lesra ed Elston si irrigidirono. Il poliziotto dalla parte del
passeggero fece segno a Elston di avvicinarsi.
Elston avanz fino alla macchina, mentre Lesra restava vigile
poco dietro di lui. Non aveva idea di cosa stava per succedere.
Quel cappello che hai l, ragazzo. Dove l'hai fregato?
Elston non disse nulla.
Ho detto dove l'hai fregato, ragazzo?
Ancora, Elston non disse nulla.
L'ho comprato io e gliel'ho regalato disse Lesra. Per Natale.
Il poliziotto fece finta di non aver sentito.
Elston si aggiust impercettibilmente il cappello sulla testa.
Pensi che ti stia bene? seguit il poliziotto a Elston. Pensa
che gli stia bene disse, ammiccando al suo collega. Il poliziotto
tir fuori il fucile e fece cenno con quello a Elston di farsi pi
vicino. Con circospezione, Elston si spinse un poco pi avanti.
Che ne diresti se ci facessi qualche buco di traverso? disse il
poliziotto, prendendo la mira. Nessuno dei due ragazzi mosse un
muscolo. I poliziotti scoppiarono in una risata di scherno. Il guidatore
spinse sul gas e la pattuglia sgusci via, bruciando le gomme.
Lesra scosse la testa.
Che ne diresti se ti facessi qualche buco nel cazzo? grid
Elston, mentre i poliziotti scomparivano in lontananza e la
paura si placava lentamente. Lesra si volt verso Elston. I due fratelli
cominciarono a ridere e si scambiarono un altro cinque.
 
Capitolo 6.

Il padre di Lesra lo accompagn nel tragitto in metropolitana
da Brooklyn a Penn Station, e Lesra ne fu felice; dovevano
cambiare treno a Grand Central, e Lesra non pensava che ce
l'avrebbe fatta da solo. Si diresse per solo attraverso il fiume
Hudson fino al New Jersey, oltre Rahway, gi verso Trenton,
i biglietti di Natale e la lettera per Rubin Carter ben stretti in
mano. Lesra aveva degli affari da sbrigare. Earl Martin sapeva
cosa stava facendo Lesra, ed era fiero di suo figlio. Niente lo
sorprendeva pi riguardo a Lesra. Earl si aspettava solo grandi
cose da lui. Sembrava opportuno che il suo ragazzo facesse visita
a Rubin Hurricane Carter. Certo, sapeva di Hurricane, ne
aveva seguito la carriera, ed Earl gli augurava il meglio.
Lesra era seduto da solo sul treno da circa quaranta minuti,
quando un'anziana donna di colore dall'aspetto gradevole gli si
sedette accanto. Le ci volle un momento per sistemarsi. Aveva
con s una scatola di cartone, la parte superiore coperta da un foglio
di alluminio. Qualcosa all'interno della scatola solletic le narici
di Lesra, e la donna gli sorrise. Cominciarono a conversare
con naturalezza e i minuti e i chilometri trascorsero agilmente. Il
treno costeggi il bastione della Ivy League, Princeton, poi il
campo d'allenamento, Lawrenceville, sede dell'esclusiva scuola
preparatoria.
La donna disse a Lesra di essere di New Brunswick.
Lesra rispose di essere anche lui del Canada.
Canada?
M-mhm.
Chi  che parla del Canada? Noi siamo nel New Jersey.
Lo so ma... New Brunswick  nel Maritimes.
New Brunswick? Era due fermate indietro, dove sono salita.
Ma che cos' Mary Times?
 solo qualcosa che ho imparato a scuola. Mi sa che mi sono
incasinato.
Non  difficile di questi tempi. Non c' niente che abbia
senso!
Oooh! fece Lesra, indicando il pacchetto della donna. Questo
s che  qualcosa che conosco. Torta di patate dolci, giusto?
Ha proprio un buon odore!
M-mhm. E per mio figlio, Eric. A Trenton. L'ho fatta speciale.
Com' fortunato! disse Lesra. Ma il suo sorriso si trasform di
colpo in uno sguardo atterrito. Anch'io sto andando a Trenton.
Tutto il mondo sar gi a Trenton.
Ma io vado alla prigione. La prigione di Stato.
 di questo che parlo, ragazzo. La prigione di Stato di Trenton.
 l che tengono mio figlio. Ha pi o meno la tua et - cos',
diciassette anni? Lui ne ha diciassette. Gli faccio visita ogni mese.
Tu vai a trovare tuo fratello o il tuo pap?
Trenton! strombazz il conduttore nell'altoparlante, la sua
voce di poco pi percepibile dello stridio dei freni, mentre il treno
entrava nella stazione.
Non preoccuparti di niente disse a Lesra la donna.
Devi solo restare incollato a Miz Hemmings, cio a me.
C'era un taxi che aspettava fuori dalla stazione. Lesra e la signora
Hemmings si stiparono sul sedile posteriore, condividendolo
con due donne che si dirigevano anch'esse alla prigione, per andare
a far visita ai mariti. Fu una corsa di dieci minuti. La tariffa
era di due dollari a testa.
Il penitenziario apparve a Lesra orribile come se l'era immaginato
dalle descrizioni di Rubin in The Sixteenth Round, ma cerc
di non pensarci. Evit di guardare le torrette di guardia, cerc di
non vedere il filo spinato che era stato sostituito da lame di rasoio
(a causa di una fuga recente). Lesra segu le donne gi per un viale
dannatamente lungo che costeggiava uno dei fuligginosi muri di
pietra, attraverso un paio di enormi porte d'acciaio senza maniglie,
attraverso altri muri di pietra e su per dei gradini di metallo
fino a un'altra solida porta d'acciaio. L, una delle donne pigi un
campanello. Una corpulenta guardia di colore apr la porta, e loro
camminarono fino a quello che Lesra descrisse come un tavolo
sconnesso di compensato cui era legata un'altra cartelletta a
molla. Lesra dovette registrarsi, dando il suo nome e il nome
e numero del detenuto che desiderava visitare. Gli fu quindi consegnato
un pezzettino di carta con il numero ventinove scarabocchiato
sopra con un grosso pennarello nero. Dopodich dovette
passare attraverso un'altra porta sprangata, che veniva azionata da
qualche altro posto per mezzo di un cicalino elettrico.
Lesra entr in una zona d'attesa piena di gente dall'aria stanca
che se ne stava in piedi o seduta su alcune sedie di metallo scomode
e sgangherate. C'erano moltissime famiglie con bambini. Da
una parte, c'erano dei distributori automatici che vendevano gazzosa,
sigarette e caramelle, e stavano facendo affari d'oro. La donna
del treno aveva detto a Lesra che non permettevano di portare
niente nella zona delle visite, cos quando vide uno sportello con
sopra un cartello che diceva stanza delle consegne pens che
avrebbe fatto meglio a lasciare l la posta per Rubin. Lesra si avvicin
e si mise in coda a una lunga fila di donne che portavano dei
pacchi. La signora Hemmings, con la sua torta di patate dolci per
il figlio, era davanti a lui.
Quando fu il turno di Lesra allo sportello, disse alla guardia dellostanzino delle consegne che desiderava lasciare una lettera e alcuni
biglietti per il signor Carter, numero 45472. Li appoggi sul
bancone.
Non se ne parla! disse la guardia, proprio come se Lesra stesse
cercando di fregarlo. Il prossimo!
Mi scusi?
Il prossimo!
M-m-m-ma ... questi sono ... biglietti... di Natale! balbett
Lesra, controllando di nuovo il cartello per assicurarsi di aver letto
giusto.
Contro le regole della prigione. La corrispondenza deve arrivare
via posta. Puoi lasciare un pacco con del cibo nello stanzino
delle consegne, ma tutto il resto deve arrivare tramite la posta degli
Stati Uniti. Nessuna eccezione. Il prossimo!
Lesra era senza parole. Temeva di essersi fregato da solo in
qualche modo. Ma la signora Hemmings, che lo aveva aspettato,
gli disse di non preoccuparsi. Non farci caso. Fanno storie a tutti.
Inoltre disse, udendo un improvviso fermento nella stanza accanto,
 ora di registrarsi. Lesra, perplesso, pens che lui lo aveva
gi fatto. In ogni caso segu la donna.
Dietro a un bancone nella stanza accanto c'erano due guardie.
Una di loro invit le persone con i numeri dall'uno al venti ad
allinearsi. Lesra non sapeva a che cosa si riferissero questi numeri,
finch non si ricord del ventinove che gli era stato consegnato
all'inizio quando era entrato nella prigione e si era registrato.
Quando ogni visitatore, o gruppo di visitatori, si avvicinava al
bancone dopo che il suo numero era stato chiamato, doveva mostrare
il proprio identificativo e di nuovo dare il nome e numero
del prigioniero cui desiderava far visita. Una guardia controllava i
documenti d'identit mentre la seconda consultava una scatola di
cartelle gialle con un angolo ripiegato, una per ogni prigioniero.
La cartella del caso veniva tirata fuori, e se il documento del visitatore
era ok, una visita di quella persona veniva diligentemente
annotata sulla cartella, insieme alla data e all'ora. Se il visitatore
non conosceva il numero del prigioniero, questo indisponeva decisamente
la guardia e portava a un lungo ritardo, e se il visitatore
non aveva un documento accettabile (cosa fosse accettabile era
totalmente arbitrario), veniva sbrigativamente cacciato via, senza
riguardo per quante difficolt o quante ore avesse impiegato per
arrivare l.
Fortunatamente, il documento di Lesra andava bene e lui conosceva
il numero di Rubin. Una volta registrato, dovette stendere
la mano destra e il suo rovescio fu timbrato con inchiostro
simpatico. Tutte le sedie erano occupate, cos egli si appoggi al
muro ad aspettare. Lo stesso fece la signora Hemmings. Lo schiamazzo
era insopportabile.
Dopo circa un'ora, una delle guardie avanz nel centro della
stanza. Ascoltate tutti, adesso! sbrait. A eccezione dello sferragliamento
e del sibilo dei radiatori, il baccano cess istantaneamente.
Visite per ... Dickens, Gadsen, Holmes, Sigler, Leslie, Carter,
Carlos ... Leggeva i nomi da una cartelletta. Allinearsi qui!
Lesra si alline con gli altri. Sembrava che ci fosse quasi un centinaio
di persone per questo turno di visita: qualche bianco, ma
per la maggior parte donne nere e bambini. Lesra si guard intorno
per vedere la donna del treno. La vide avvicinarsi alla guardia.
Non ha chiamato il nome di mio figlio: Hemmings disse.
Eric Hemmings. Sessantacinque, sei, sessanta.
La guardia controll la lista. Hemmings? M-mhm. Niente visite
per Hemmings oggi. E in isolamento.
Lesra si accorse che la sua fila si era mossa e si affrett a raggiungere
il gruppo dei visitatori che venivano condotti fuori. Guardando
all'indietro, vide di sfuggita la signora Hemmings, la testa
reclinata, che piangeva.
Una volta fuori, i visitatori dovettero ripercorrere per met lo
stesso lungo percorso per il quale erano arrivati, dove le due enormi
porte di solido acciaio erano incastrate nei muri di pietra. L si
misero in fila e aspettarono di nuovo, e quella domenica di fine
dicembre era fredda. Alla fine fu dato un segnale da una guardia
che si trovava su una torre in cima a un muro. Datevi una mossa!
grid, e un'altra guardia dall'interno apr una delle imponenti
porte d'acciaio. Intanto che entravano, uno alla volta, una guardia
controllava che ogni visitatore avesse sulla mano destra il timbro
appropriato per mezzo di una pila a luce ultravioletta.
Si ritrovarono quindi rinchiusi in un cortile che, seppure
all'interno delle mura della prigione, era comunque esposto alle intemperie
e separato dal resto della prigione. In un angolo vi erano
alcuni armadietti sfasciati di metallo grigio, dove le donne, che
avevano portato con s i loro lucchetti, riposero le borse.
I rituali erano elaborati. Tutti dovevano allinearsi - le femmine
in una fila, i maschi nell'altra - vuotare le tasche ed esibire il contenuto.
Poi, quando ognuno si faceva avanti, veniva perquisito da
una guardia ed esaminato da un'altra per mezzo di un metal detector
portatile. Lesra tir fuori dalla tasca la posta per Rubin che
non aveva potuto consegnare e gli fu subito detto che era vietato
e di lasciarla fuori sopra uno degli armadietti.
Tremando dal freddo, i visitatori dovettero rimanere di nuovo
ad aspettare. Le guardie sembravano muoversi nelle loro solite
procedure a passo di lumaca. I minuti ticchettavano via, riducendo
la lunghezza effettiva della visita. Finalmente, le guardie
aprirono una porta dalla griglia d'acciaio insieme alla solida
porta di metallo che si trovava dietro di essa, e i visitatori entrarono
in fila in una stanzetta piccola, buia e senza finestre,
dove fu detto loro di lasciare cappotti e cappelli appesi a un attaccapanni;
ovviamente, le grucce non erano sufficienti per
tutti. I visitatori furono quindi chiusi dentro, stipati spalla a
spalla in quello spazio angusto, l'aria di un caldo
soffocante. Lesra, che si sentiva come se fosse stato chiuso
in una tomba, cerc di non farsi prendere dal panico.
Una guardia nera, piccola e grassa, emerse dalla folla. Ehi,
Brenda! Come te la passi oggi? borbottarono diverse persone.
Brenda fece un cenno con la testa e, meccanicamente, url una
lista di regole, che Lesra riusc a comprendere solo in parte:
Niente armi! Niente soldi! Niente chiavi! Niente caramelle! Un
pannolino soltanto! Tutti e due i piedi a terra! Quindi sgomit
fino a una porta d'acciaio vicino al fondo della stanza e ci batt
contro con un anello di chiavi che teneva ben strette in pugno.
L'eco fu tremendo. A posto fuori! grid.
Una fessura nella porta, come uno spioncino, si apr e, dopo
qualche altro minuto, un'altra guardia url di rimando: A posto
dentro!
Ok, falli entrare! grid la guardia come se fosse a un raduno
di bestiame con la frusta di cuoio, e la porta fu fatta scricchiolare
fino ad aprirsi quel tanto necessario a farli entrare uno alla volta. I
prigionieri aspettavano ansiosamente dall'altra parte.
Lesra attravers la porta e imbocc un lungo corridoio con
panche da un lato e le celle dall'altro. Tra i prigionieri, ne scorse
uno nero, calvo, alto, muscoloso e con la barba. Quello dev'essere
Rubin, pens, finch non vide l'uomo abbracciare una donna
e tre bambini piccoli, e la famiglia scomparire in una delle celle.
Allora Lesra cominci a camminare verso un altro nero col pizzo,
ma anche questo aveva visite e si accomod su una panca in corridoio.
Alla fine non era rimasto pi nessuno nel corridoio al di
fuori di Lesra e di un uomo basso, dalla pelle scura con un'acconciatura
cespugliosa, folti baffi e un largo sorriso in fccia.
Devi essere Lesra.
Signor Carter? E lei? ... Rubin Hurricane Carter? ... Lei ha
i capelli! Non assomiglia alle fotografe. Pensavo che fosse pi
grosso!
Eh no! Sono piccolino, proprio come te. Ma non dirlo a nessuno,
perch il tipo che cercavano per gli assassini del bar
Lafyette dovrebbe essere alto un metro e ottanta e con la pelle chiara, e
non voglio che qualcuno si indisponga pensando che abbiano
preso l'uomo sbagliato!
Risero entrambi e si abbracciarono. Rubin mise il braccio intorno
a Lesra e lo condusse dentro una delle celle, dove il cartellino
di plastica con l'identificazione di Rubin (con una foto con la testa
calva) e un pacchetto di sigarette Pall Mall senza filtro avevano tenuto
occupate due sedie. Si sedettero, uno di fronte all'altro, con
le ginocchia che si toccavano. Rubin era infervorato e traboccava
di entusiasmo. Ma Lesra era teso. Non sapeva cosa pensare.
Lesra disse Rubin, guardandolo intensamente, sono molto
impressionato che tu abbia avuto il coraggio di venire qui gi tutto
da solo. Specialmente dopo che ti avevo spedito quella lettera
non proprio incoraggiante. Sei proprio coraggioso, lo sai?
Non so. Una signora mi ha dato una mano,  venuta con me
dalla metropolitana. Non hanno voluto prendere la posta, e abbiamo
aspettato in fila per ore. Poi quei bastardi hanno detto che
non poteva vedere suo figlio. E allora ho pensato che forse anch'io
non sarei mai riuscito a vederla, e loro mi hanno fatto lasciare
fuori i biglietti di Natale per lei...
Non la fanno fcile.
Gi fece Lesra, guardandosi intorno, avvertendo la desolazione
dell'ambiente e la pletora dei prigionieri dall'aria minacciosa e
delle guardie dall'aria cattiva. Che razza di posto!
Gi disse Rubin, guardandolo attentamente e interpretando
le reazioni di Lesra. Questo non  un posto. Non per gli esseri
umani. Non abituarti mai a un posto come questo!
Signor Carter, quando ci hanno rinchiuso in quella stanza, volevo
essere da un'altra parte. Ero spaventato, non sapevo cosa...
Sei con me adesso, e puoi chiamarmi Rubin, o ancor meglio,
Rube. Rube dette una pacca a Lesra sul ginocchio. Nessuno ti
toccher qui - a parte me! E scoppi a ridere dando a Lesra
un'altra pacca sul ginocchio. Rubin aveva un sarcasmo che sfuggiva
a Lesra a quel tempo, ma la sua energia e il suo carisma a poco
a poco fecero sentire Lesra a suo agio.
Rubin chiese a Lesra della sua visita a casa a Brooklyn e come
stavano i suoi genitori. Rubin cap immediatamente come si dovevano
sentire, il padre di Lesra che un tempo era una star, che
aveva avuto il mondo in pugno e se lo era visto scivolare via tra
le dita. Parlarono di come fosse vivere in Canada.
Poco prima che la visita finisse, Rubin chiam un prigioniero
che era rimasto a gironzolare con una macchina Polaroid.
Ti piacerebbe se facessi una foto a te e a tuo figlio, Carter?
Rubin ridacchi e non sment la supposizione del fotografo.
Che ne dici, Lez?
Una foto di te e me insieme? Va bene!
Si misero in posa, l'uno dietro l'altro, entrambi sorridendo con
gioia, Rubin con il braccio intorno alle spalle di Lesra.
Mentre erano in attesa che la foto si sviluppasse, una voce mugg:
Termine visita! Lesra e Rubin dovettero scambiarsi un rapido
addio. Prima che Lesra se ne accorgesse, le guardie avevano separato
i prigionieri dai visitatori. Lesra fu trascinato nella marea di
gente e spinto indietro fino alla stanza dei cappotti. Nella confusione,
non aveva preso la foto.
Rinchiusi nuovamente nella stanza dei cappotti, Lesra e gli altri
visitatori dovettero aspettare finch una conta dei prigionieri non
ebbe dato l'autorizzazione. Quindi furono contati i visitatori e
il timbro sulle loro mani fu controllato sotto la luce ultravioletta
prima che venissero autorizzati a uscire all'aria aperta nel cortile.
L, Lesra recuper da sopra un armadietto la lettera e i biglietti per
Rubin. Li avrebbe riportati a Brooklyn, pens, e imbucati l. Poi
avrebbe chiamato i canadesi dallo spaccio all'angolo. Negli intervalli
tra un treno e l'altro, avrebbe raccontato loro della visita.
Avrebbe detto che era pazzo di Rubin.
Quando Rubin lasci l'area delle visite, portava con s la foto
a colori. Ma, diversamente dalla foto, non sorrideva pi. Una
guardia gli disse, insieme agli altri prigionieri che tornavano dalle
visite, di spogliarsi nudo e gli pass le dita tra i capelli.
Apri la bocca disse la guardia, accostandosi alla fccia di Rubin
ed esaminando l'interno della bocca. Fai roteare la lingua ordin.
Solleva le braccia, voltati, solleva i piedi. Fammi vedere le piante!
... OK, chinati in avanti e allarga le gambe! Rubin dovette allora
abbassare le braccia, afferrarsi le natiche e chinarsi in avanti mentre
la guardia gli ispezionava il retto. Questo genere di ispezione per
il contrabbando era obbligatoria dopo ogni visita. Questa era solo
una delle ragioni per cui Rubin non riceveva mai visite.
Di ritorno nella sua ala, la 2-sinistra, nella sua cella, numero 194
della quarta fila, Rubin si sdrai sul letto. Osserv la foto di lui e
Lesra. Lesra aveva da poco compiuto diciassette anni. Rubin si ricordava
i suoi diciassette. Era stato a quell'et che era evaso dal
carcere minorile di Jamesburg.
 
Capitolo 7.

Diversamente dagli altri detenuti a Trenton, che avevano
i loro nomi e numeri affissi sulle porte delle loro celle
come era specificato nel regolamento, Rubin, per provocazione,
sulla sua aveva un intero avviso. Esso recitava: Se ti
chiami Lola Falana, o Jayne Kennedy, o Sarah Dash, puoi
svegliarmi. Se no, alza i tacchi, Jack - e non farti pi vedere, mai
pi, mai pi, mai pi! Alza i tacchi, Jack! Una nuova guardia
appena arrivata, che evidentemente non sapeva leggere troppo
bene, era stata assegnata all'ala 2-sinistra. La mattina del
suo primo appello, la guardia piomb su Rubin che stava dormendo
nella sua cella con i piedi rivolti alle sbarre(1) e con la
Polaroid scattata il giorno prima durante la visita di Lesra sul
torace. La guardia entr e colp Carter alla caviglia. Con lo
scatto di una trappola per topi, Hurricane balz in piedi e si
ritrov faccia a faccia con la guardia, prima che questa si rendesse
conto di quello che stava accadendo. Nella confusione,
la foto cadde nel cesso. Mi hai toccato! Mi hai messo le mani
addosso! grid Rubin. Inve contro la guardia ricoprendola
di tutti gli insulti pi fantasiosi che aveva sentito durante gli
anni di carcere e poi ne invent altri. Alla fine la minacci:
Qui dentro, figlio di puttana, se vuoi continuare a respirare,
tieni le mani a posto. Altri detenuti udirono il trambusto. La
voce di Rubin si riusciva a sentire in tutta l'ala - un caso veramente
raro - cos ognuno cap che era arrabbiato. Tutti lo
sapevano, Carter non scherza. Hai creato problemi a Hurricane?
Ragazzo, sei ammattito? chiese qualcuno.
Quando la guardia fece per allontanarsi dalla cella di Carter,
venne avvicinata dal detenuto della cella accanto, che allung
la caviglia fuori dalle sbarre. Nella cella accanto si scontr con
un altro detenuto, poi un altro e in poco tempo l'intera ala di
centodieci uomini risuonava della stessa cantilena:
Qui c' qualcosa che puoi prendere, tesoro! Avvicinati!
Vieni qui da me, dolcezza!
Vuoi toccare qualcosa? Ho qualcosa di speciale per te!
La recluta era ancora un novellino, le sue emozioni andavano
dalla sorpresa alla paura e infine alla furia. Sopraffatto dalla
frustrazione, si ferm e grid a Rubin: Almeno io non ho ucciso
nessuno!
Questo commento non venne accolto bene. Gli uomini
adesso si lasciarono andare ai peggiori schemi da carcerato. Un
veterano aveva osservato la scena intera da sotto. Quando la
recluta, impaurita a morte, finalmente raggiunse il piano terra
(i bassifondi), l'anziana guardia lo guard scuotendo la testa
incredula e disse semplicemente: Hai dato fastidio a Hurricane.
E nel modo in cui lo disse era sottinteso: Che cosa ti
aspettavi? La recluta non torn mai pi all'ala 2-sinistra.
Rubin non ricevette la sua posta di Natale fino alla met di
gennaio. Allora scrisse al gruppo in Canada raccontando la visita
di Lesra.
Domenica - 18 gennaio 1981
3,15 di mattina. E freddo, ma piacevole!
Cari combattenti canadesi:
Lesra  venuto a trovarmi un paio di domeniche fa, ha
portato la vostra lettera con s, ma non me l'ha potuta dare
e l'ho appena ricevuta nella posta di stasera: lui secondo
me  una piccola canaglia molto buffa. Molto educato.
Sembra che ci si prenda molta cura di lui.  istruito, ed 
facile vedere che chiunque sia responsabile della sua attuale
condizione deve averlo avuto molto a cuore. Ma sfortunatamente
non sembra essere stato cos per tutti. Era ovvio.
Ma certamente,  forte il contrasto con le condizioni
in cui vegetano molti di noi, fondate e mantenute a partire
da una base di assoluta disperazione; ogni giorno trattati in
maniera disumana, nutriti, educati e allevati nella disperazione;
quando un essere umano nutrito e curato arriva tra
di noi gorgogliando di speranza non pu passare inosservato
perch il contrasto  impressionante! Questa cosa
pu apparirvi scontata ma  stato come il giorno che inizia
senza il sole, velato e piuttosto freddo; poi improvvisamente,
senza alcun preavviso, il sole erompe nell'oscurit
e illumina tutto! Riscalda tutto. Rallegra tutto, e gli uccellini
iniziano a cantare. E noi che altro siamo, se non uccelli
in gabbia? Cos quando ho visto Lesra, ho cantato!
Grazie.
E sebbene abbiamo avuto un po' di problemi all'inizio
per riuscire a intenderci, poich Lesra non sapeva come
ero realmente, e si aspettava di trovare un uomo calvo -
cosa che non sono - e io non sapendo come fosse lui
(perch non  vero che ci assomigliamo tutti, sapete -
sorride), beh,  facile capire dove iniziano i problemi. Ma
alla fine ci siamo trovati e ho gustato ogni momento del
nostro incontro, perch questa  stata la prima volta, o
piuttosto la prima visita che ho avuto in quasi cinque anni
-intendo, una visita di piacere, perch i miei avvocati vengono
qui sempre. Bench sia un accordo piuttosto diverso
da quello nel quale io e Lesra ci siamo ritrovati. Ma volete
sapere qualcosa che secondo me  assolutamente
sconvolgente da un certo punto di vista, assolutamente
umiliante da un altro, completamente assurdo da un terzo,
eppure considerato da molti un atto di generosit
estrema dal punto di vista giuridico - ma che secondo me
ha tutte le caratteristiche proprie dei primi tre e nessuna
del quarto? Potete immaginare nei vostri sogni pi assurdi
dove  situata la sala delle visite in questo posto, e dove
dobbiamo incontrare i nostri cari, le nostre madri, padri,
mogli, figli, fratelli e sorelle, e altri? Per forza non potete,
perch  veramente troppo folle per una persona sana di
mente anche solo il pensarlo! Ma voi sapete dov' perch
ve l'ho raccontato in The Sixteenth Round - esatto, proprio
nel braccio della morte! Proprio lo stesso posto dove
duecentocinquantasei esseri umani sono stati massacrati
(non importa per quale ragione) da un mostro elettrico
mortifero, e dove le loro anime perdute (prendendo questa
parola con beneficio di inventario) stanno ancora aleggiando
senza speranza cercando di ritrovare la strada di
casa. Ora, questo  il fondo della degradazione umana secondo
me! Potete immaginarlo? Potete immaginare che
un giorno Buchenwald o Auschwitz saranno trasformati
in colonie per bambini? E il braccio della morte in un penitenziario
non  forse la stessa cosa? Non sono forse successe
le stesse atrocit umane in entrambi i posti? E ciononostante
permesse dalla legge!? Ma questa pazzia  stata
considerata la risposta adatta di un'amministrazione carceraria
debole, sconfitta e offesa quando, a causa dei continui
sforzi da parte nostra negli anni passati, i tribunali
ordinarono che le visite dovevano essere introdotte, perch
era qualcosa che non avevamo mai avuto in tutti gli
anni che avevo passato qui. Quindi nel disperato tentativo
di far valere la loro malignit, la meschina mentalit
puerile di queste autorit carcerarie fiss come area delle
visite il braccio della morte, e allora tutti furono contenti.
Le autorit dicevano: Okay, allora, voi furbi negri, da
ora in poi avrete le voste visite nel braccio della morte!
(mortificazione - poi ghigno) Ma per me fu la peggiore
delle umiliazioni! Per questo, sebbene l'abbia ammesso
soltanto con me stesso, io non ricevo nessuna visita. E
perci non le accetto e non le incoraggio, semplicemente
perch mi rifiuto di imporre condizioni talmente inumane
ad altri quando rifiuto di accettarle per me stesso! Certo,
a volte si prova una terribile solitudine; ma pi solo
mi sento, pi duramente lavoro per fuggire da questa
gabbia di matti dove i matti hanno preso il controllo del
manicomio: per essere libero, per sempre, completamente,
interamente e una volta per tutte! Dostoevski una volta
ha detto: Per misurare il grado di civilt di qualsiasi societ,
 sufficiente visitare le sue prigioni. E mi dispiace
che questo non riveli del tutto come  l'America e l'intero
pianeta terra! Mi sono appena accorto del francobollo
sulla lettera e vedo che non viene dal Canada ma via
Brooklyn, New York, e quindi immagino che Lesra non
sia ancora ritornato e che non vi abbia ancora comunicato
il mio pi profondo apprezzamento per i vostri regali meravigliosamente
caldi: la maglia, il cappello, i calzini e i biglietti.
Quindi lasciate che vi ringrazi adesso: grazie. I colori
sono i miei preferiti! Ma come lo sapevate? Il disegno
sul biglietto poi era molto somigliante a come ero un
tempo perch adesso mi sono lasciato crescere i capelli e
ho rasato la barba sul mento, quindi mi  difficile sapere
a cosa potrei assomigliare adesso! Per venticinque anni
avevo coltivato l'immagine di un calvo con la barba. Cos
oggi non so come sono, ma non sono pi quello che ero!
E non sono nemmeno quello che compare in questa vecchia
foto mia e di Don King che vi sto mandando. Una
delle ragioni per cui la mia risposta alla vostra ultima lettera
giunge cos in ritardo  perch aspettavo di avere
l'opportunit di farmi fare un'altra foto da spedirvi, come
sto facendo. (La mia foto con Lesra si  rovinata con
l'acqua.) Ma come per tutte le cose connesse a questo
manicomio che prospera sulla confusione, invece di cercare
di aggiustarla, l'hanno sistematizzata e l'hanno fatta
passare di mano in mano a tutti gli altri come loro linea di
condotta! Cos ancora nessuna nuova foto. Ma se potete
capire la difficolt di immaginare Rubin Hurricane Carter
senza la sua testa pelata e senza la sua faccia barbuta -
come Mickey senza Mouse e Donald senza Duck - voi
capirete la sofferenza estrema che sto sopportando cercando
di vedermi come sono, perch lo specchio non
mi dice nulla! (sorriso)
Ma ancora: mille grazie per la maglia e tutto il resto,
perch ne avevo veramente bisogno. Ricordate una canzone
che era molto popolare tempo fa, dal titolo Apri la
porta, Richard? - Perch, tesoro, fa freddo qui fuori?
Beh, tesoro, fa FREDDO qui dentro! Ma il mio cuore 
caldo, cos penso che in fin dei conti vada tutto bene.
Quindi state bene.
State attenti. E siate preparati.
Come sempre,
Rube
Ci volle un po' perch Lesra ritornasse dal suo viaggio negli
Stati Uniti. Era stato bersagliato da novit. Incontrare Rubin lo
aveva elettrizzato, e la visita aveva rinvigorito il suo desiderio
di imparare. La lettura lo aveva portato a esperienze che altrimenti
non avrebbe mai avuto. Se ne rendeva ben conto. Era
preoccupato che i suoi amici di Brooklyn potessero ritenerlo
un intellettualoide e chiamarlo Cervellone. Ma non lo avevano
fatto. Pensavano ancora che fosse uno in gamba. A Toronto,
il piatto di Lesra era di nuovo pieno, con gli impegni
scolastici, la neve da spalare e il pensiero delle lettere da scrivere
a Rube. Lesra adesso stava seguendo dei corsi per corrispondenza
tramite il Ministero della Pubblica Istruzione dell'Ontario
- inglese, matematica, storia mondiale, chimica, geografia -
e continuava a sbancare ricevendo voti molto alti. La gratificazione
finale giunse quando Sam, il suo tutore principale, gli
disse che era pronto per partecipare a un corso di inglese a una
scuola serale. Era un grande passo avanti, una promozione, e
Lesra era sia eccitato sia spaventato. Stava per uscire allo scoperto,
una specie di debutto per reinserirsi nella corrente. Fu
iscritto alla dodicesima classe al North Toronto Collegiate per
una lezione di tre ore ogni marted sera.
Lesra comunque non era cos occupato da non riuscire a
mettere insieme alcune foto da spedire a Trenton. Riconoscendo
l'importanza per un detenuto di essere in grado di deliziarsi
la vista con cose che non fossero la desolazione di un
ambiente penitenziario che uccideva i sensi, Lesra e il gruppo
selezionarono alcune foto del loro giardino da mandare a Rubin.
Erano scatti evocativi, primaverili: la pagoda che sovrastava
un anfiteatro di giardini di pietre, aceri giapponesi, abeti blu
del Colorado, i caprifogli orientali dai fiori rosa, potati, azalee
dai colori vibranti, lill ibridi francesi, tutti in piena fioritura e
bilanciati da aree di prato accuratamente spuntato; i sentieri serpeggianti
e i muretti in pietra addolciti da lussureggianti piante
perenni. Le foto mostravano una profusione di colori e trame
mescolati in maniera naturale e ad arte. Peccato non avessero
odore e non ci fossero persone.
Rubin aveva fatto capire che voleva una foto di ognuno di
loro. Essendo un fanatico della macchina fotografica, Lesra era
pi che desideroso di accontentarlo. Riusc a convincere i canadesi
a sedersi per una foto di gruppo sulla gradinata dell'ingresso
centrale. Poi Gus scatt una foto di Lesra sprofondato
nel divano della biblioteca, mentre leggeva il libro di Rubin.
Lesra fu contentissimo di come venne quella foto: immaginava
Rube che lo guardava leggere The Sixteenth Round, con la foto
di Rubin sulla copertina che lo fissava di rimando. La quantit
di posta tra Trenton e Toronto si intensific rapidamente. Lesra
e i canadesi si erano messi in contatto con incredibile energia
che in quel momento veniva contenuta (seppure a stento) dietro
alle mura del Penitenziario di Trenton. Rubin Hurricane
Carter, per una qualche ragione, era pronto per un cambiamento.
Recentemente aveva gi iniziato a modificare la sua
immagine lasciandosi crescere i capelli. Si era mostrato ben disposto
verso le loro lettere. Poi, nonostante le sue valide obiezioni
a ricevere visite in condizioni terribili e ripugnanti, non
solo aveva accettato la visita di Lesra, ma aveva persino contraccambiato
con grande sensibilit. Quando Rubin scrisse:
Dal primo momento che ci siamo incontrati, che lui
l'abbia capito o no, ci siamo trovati in sintonia semplicemente
a causa di tutto quello che Lesra stava sentendo in
quel preciso momento - i nuovi sentimenti che erano stati
appena generati in lui dal suo primo contatto con la prigione
stessa, che sono inevitabili e non dissimulabili, e anche
ci che stava provando per il fatto di essere a casa. La
confusione. La mancanza di intimit. L'agitazione costante.
L'attesa continua di qualcosa di inaspettato. E s, anche
la paura. Tutte queste cose erano l, e scorrevano come
nuvole davanti al suo viso...
...La sua adattabilit a influenze nuove e divergenti mi
divent molto chiara dopo pochissimi istanti. Cio, quando
ci sedemmo a parlare per la prima volta, il suo modo
di parlare era rude e pronto, ma poi, quando ha visto che
non veniva ripagato con lo stesso tipo di linguaggio - e
questo non gliel'ho fatto notare, lui se ne  accorto da solo
- allora ha abbassato la guardia. E diventato pi aperto.
Pi vulnerabile. E come si pu nascondere una cosa del
genere?
I canadesi capirono che Rubin stava descrivendo anche se
stesso, che anche lui si stava calmando, aprendo e che stava diventando
pi vulnerabile. Era molto lontano dalla persona distinta
nella foto che aveva spedito loro, scattata a una cena nel
1976: un Hurricane Carter dalla lucida testa calva, col pizzetto,
gli occhiali, che indossava uno smoking con risvolti di velluto
marrone e un farfallino in tinta, di fronte a un podio, vicino a
un Don King dalla pettinatura elettrificata. Ti vesti sempre in
maniera cos semplice e poco appariscente quando apri la bocca
per parlare? lo prendeva in giro Lisa. Per quanto a Rubin piacesse
ricevere le loro lettere, cartoline e foto, era riluttante ad
accettare beni di lusso. Ho tutto ci di cui ho bisogno nella
mia cella scriveva. Che peccato! replicavano i canadesi.
Forse la prigione non  un posto cos brutto dopo tutto, se
possono darti tutto quello di cui hai bisogno. I canadesi, pensava
Rubin, avevano un modo di dire le cose che all'inizio turbava,
poi irritava. Colpivano e incitavano; erano ostinati; non
lasciavano mai cadere niente. Erano molto simili a lui. Non era
sicuro se fossero molto furbi o incredibilmente stupidi.
I canadesi si offrirono di mandargli un apparecchio televisivo,
ma lui rispose di non poter accettare. L'ultima cosa che
voglio  avere delle comodit qui spieg loro pazientemente.
Io non appartengo a questo posto. Questa non  la mia casa.
Disse che non voleva assolutamente essere distratto da raffinatezze
e amenit che avrebbero potuto distoglierlo dalla sua lotta
per l'unica cosa che importava veramente - la sua libert. Era
orgoglioso della sua capacit di resistere a tutto ci che le autorit
carcerarie potessero fargli, dargli o portargli via, a tutto ci
che poteva farlo soccombere a un sistema che lo aveva tenuto
segregato nonostante la sua innocenza. Durante gli oltre quattordici
anni che aveva trascorso incarcerato ingiustamente, si
era rifiutato di prendere parte ai programmi della prigione, di
svolgere lavori, di indossare uniformi carcerarie, di radersi
barba e baffi quando barba e baffi erano contro le regole del carcere.
Era diventato immune alle loro minacce e alle loro punizioni:
mesi di segregazione in isolamento nel buco o la perdita
delle consuete detrazioni per buona condotta dalla sua
sentenza non facevano alcuna differenza per lui, non gli facevano
mutare comportamento. Non sarebbe neanche andato
alle udienze per la libert provvisoria perch sapeva che non gli
sarebbe mai stata concessa finch avesse continuato a insistere
che era innocente; inoltre, lui voleva essere prosciolto, non
uscire su cauzione.
I canadesi gli scrissero in risposta che loro apprezzavano la
sua fermezza morale e la sua infiaccabile resistenza all'istituzione
- era questo che li aveva attratti verso di lui in primo luogo.
Ma dovevano chiedergli se veramente era cos facile per lui privarsi
di cos tante cose, se era cos abituato a vedersi strappare
tutto dalle mani, da essere pi bravo lui a farlo di quanto non
fosse il sistema carcerario. Si stava forse negando conforti materiali
prima che le autorit avessero anche solo la possibilit di
minacciare di portargliele via, per una sorta di difesa preventiva?
Se questo era il suo modo di fare, allora le autorit avevano
il controllo su di lui, avevano il coltello dalla parte del manico.
I canadesi dissero che finch lui avesse saputo che nulla gli importava
pi della sua libert, allora se minacciavano di portargli
via un apparecchio televisivo non avrebbe avuto problemi a rinunciarvi.
Sai cosa non faresti per tenerti qualcosa che non  importante
scrissero. Non c' nulla che pu farti scendere a patti
con te stesso. Anche se ti prendi per un giorno solo il piacere
di guardare la TV e dopo te la portano via, d'accordo. Al limite
ti sarai concesso il diritto di gustarti qualcosa, sarai stato indulgente
con te stesso. C' troppa durezza e brutalit l dentro senza
bisogno che tu ne aggiunga altra. Sei stato maltrattato abbastanza.
In questo spirito di ardore e dolcezza, spedirono a Hurricane
un paio di soffici pantofole di pelle di pecora e una vestaglia di
velluto marrone scuro, che Michael e Mary avevano disegnato,
tagliato e cucito con le loro mani. Confezionarono la vestaglia
con un cappuccio, in stile da pugile professionista; lo bordarono
di seta marron-cioccolato e cucirono l'orlo con del filo
d'oro. Lesra, che ora era circa della stessa taglia di Rube, faceva
da modello. Sulla sua pelle scura, la vestaglia sembrava ricca,
fluttuando morbida e luccicante mentre imitava i pugili muovendosi
a scatti e a zig-zag. La vestaglia era magnifica, anche se
era difficile prendere Lesra troppo sul serio mentre si aggirava
con quelle pantofole lanose ai piedi.
Cari amici: (piccola nota) Rubin inizi la sua risposta piena
di energia:
Questa lettera sar piena di contraddizioni, perch ho
pensato e ripensato a questa cosa; e tutto ci che sono riuscito
a concludere  che forse stiamo diventando vecchi,
stanchi, malleabili e rimbambiti. Voi travolgete letteralmente
una persona! Le lettere e i regali arrivano cos velocemente,
da ogni direzione, penetranti, perforanti, e addolciscono
questa vecchia pellaccia indurita, al punto che  difficile
capire da dove arrivano o a quale lettera sto rispondendo.
(sorriso) Chiacchierare senza uno scopo preciso non
 mai stato il mio forte - cio semplicemente parlare per il
gusto di parlare, e lo faccio poco qui. Ma ora so che adesso
non potr farne a meno, perch  necessario.  necessario
essere sciolti. Essere fluidi. Non essere cos rigidi. Ma mi
imbarazza anche. Mi fa arrossire, (sorriso) Ci credereste?
L'Uragano (Hurricane)  veramente docile e tenero, e non
 niente di pi di una brezza gentile. Mi avete consigliato di
non essere spaventato dal pensiero di diventare istituzionalizzato,
di non aver paura di diventare vittima dell'accettazione
della brutalit, e siete molto persuasivi. Ma io sono
spaventato, e spaventato a morte! Se solo poteste vedere tutta
la rinuncia, l'arresa e lo sfinimento che c' attorno a me
ogni secondo che passa; se poteste sentire il genocidio dei
sentimenti; toccare la carne in putrefazione di quelli che una
volta erano giovani pieni di vita; o vedere la rapida degenerazione;
o sentire la malvagit puramente immorale di tutto
ci che vi circonda - sareste spaventati anche voi, perch
non c' tutta quella durezza nel mondo!
Questo posto  costruito per la distruzione. Il suo scopo
 di distruggere tutto e qualsiasi cosa capiti in contatto con
esso, perch  innaturale,  inumano, e deve distruggere!
Non ha altra scelta. Cos essere spaventati non equivale ad
aver paura; significa essere forti! Significa sapere che essere
confinati qui  come cavalcare il dorso di un mostro mangiauomini
da cui non osi scendere, perch se non puoi
stare sulla sua groppa, allora esso presto avr la meglio su di
te. Essere spaventati significa non aiutare i tuoi carcerieri a
tenerti rinchiuso, e trattare questo posto e la sua gente
come se avessi a che fare con un serpente a sonagli velenoso:
sempre assolutamente rispettoso della sua natura e di
ci per cui  stato progettato, e assicurandoti di restare lontano
dalla sua ultima missione! Ecco cosa significa essere spaventati.
Ma il lusso? Io lo adoro! Sono del toro, no? Ma il
lusso  una cosa e la stupidit  un'altra. Possedere un'automobile
da 12000 dollari e vivere ancora in una stanza
da 10 dollari la settimana, mangiando maiale e fagioli ogni
giorno e sandwich maleodoranti, e poi dover rubare solo
per comprare il gas per guidare come un pazzo - questo 
stupido! Perch non pu durare a lungo. E permettersi dei
lussi in un posto che cerca quotidianamente di distruggerti,
con le tue stesse forze,  lo stesso tipo di stupidit e al
diavolo cosa pu dire uno sciocco! Perch uno sciocco
pu dire di tutto.
E voi non siete sciocchi - assolutamente no - e molto
di quello che avete detto  giusto. So che posso avere tutto
ci che desidero in questo posto:  solo che non c' niente
in questo posto che io voglia. Potrei possedere questo lurido
buco, annessi e connessi! Potrei facilmente assumere
il ruolo del guardiano (nella funzione, se non nel titolo) se
solo vendessi me e la mia abilit e il rispetto di me stesso
e diventassi un bravo ragazzo. E perch no? Tutto quello che mi chiedono di fare  gestire la loro prigione, creare
programmi fasulli, tenere ordine tra i prigionieri, e fare in
modo che l'amministrazione sembri buona cos che essi
possano dire: Rubin Hurricane Carter lavora per me. E
altri direbbero: Oh, s, pensavo che fosse uno tosto, invece?
E la guardia risponderebbe con un sorriso compiaciuto
sulla faccia: E un bravo ragazzo, tiene quei negri in
riga per me. Cos vedete, per quanto riguarda la prigione
non ho niente a che fare con lei, e lei non ha niente a che
fare con me! Qui ritiro solo la mia posta. Non uso nessuna
delle sue agevolazioni. Io neanche mangio il cibo della
prigione, e non respirerei la sua aria se potessi fare altrimenti
e rimanere vivo. Sono completamente libero dalle
influenze di questo penitenziario senza essere realmente
libero, ma questo  solo il primo passo, e il secondo sta per
arrivare perch non accetter niente altro. Cos, certo,
grazie: mi piacerebbe molto accettare la vostra offerta pi
generosa, perch  da molto che non guardo la televisione,
e forse adesso potrei riuscire a farla funzionare, (sorriso)
Non credete?
Voi siete una cattiva influenza per me! Mi state facendo
sciogliere. (Bene!)
Un televisore portatile a colori a tredici pollici, il formato
massimo permesso nel penitenziario, fu consegnato a Mr Mobutu, un
amico settantanovenne di Rubin, che era rinchiuso
nella stessa fila. Rubin aveva detto ai canadesi di spedire la TV
a Mr Mobutu perch era difficile che qualcuno nella stanza delle
consegne si prendesse la briga di immischiarsi con la roba di
un vecchio. Rubin aveva fatto sapere a Mobutu che stava arrivando
e gli aveva detto che poteva provarla. Quando arriv,
Mobutu stacc la spina del suo vecchio apparecchio in bianco
e nero, lo mise da parte e attacc quello nuovo. Era incollato
alla TV quando a Rubin fu concesso di uscire dalla sua cella pi
tardi e arriv nella sua.
Allora, Pop,  arrivata, eh?
Accidenti, Rube! Questa  una vera tv! Guarda i colori!
Guarda come si vede bene! L'hanno scelta giusta, eh Rube? Ha
una buona ricezione anche con tutte le sbarre qui attorno!
A Rubin faceva veramente piacere vedere il vecchio divertirsi
cos tanto. Guardarono le notizie del telegiornale insieme
per un po'. Poi Rubin, senza farsi notare, si abbass, prese l'apparecchio
difettoso in bianco e nero di Mobutu e lasci silenziosamente
la cella del vecchio.
 Note.
1. I carcerati, in passato, dormivano con i piedi, piuttosto che con la
testa, verso le sbarre; altrimenti la loro testa sarebbe stata potenzialmente in
balia di chiunque fosse passato l vicino. Tale precauzione di solito significava
dover dormire con la testa vicina alla tazza del water, che in carcere
non aveva asse n coperchio.


Capitolo 8.

PENSO CHE Holden Caulfield non volesse realmente crescere.
Era troppo penoso per lui.
Che cosa te lo fa pensare, Lesra?
Tutti gli occhi della classe erano puntati su di lui mentre piegava
la testa e si alzava in piedi di fronte al suo banco. Era sorpreso
che tutti sembrassero ansiosi di sapere quello che pensava.
Stavano aspettando, come se avesse qualcosa di molto importante
da dire. L'interesse, l'energia della classe non avrebbero
potuto essere pi diversi da quelli della sua precedente esperienza
scolastica a Brooklyn.
Beh,  come il sogno di Holden di passare la vita in un campo
di segale. Vuole proteggere la sua sorellina e tutti i bambini
dal varcare il confine, cio dal crescere. Loro dovevano poter
semplicemente giocare nei prati per sempre.
Ma questo non  possibile disse uno studente pi grande.
Le cose cambiano. Come puoi fermare il tempo?
S,  proprio questo replic Lesra. Voleva fermare il tempo.
Ma non poteva. Non poteva farlo n per sua sorella n per
se stesso. Si sentiva sbattuto fuori come le anatre sul laghetto di
Central Park, quando  ghiacciato in inverno. Non riconosceva
pi il suo luogo di appartenenza.
Quindi, Lesra, non vedi alcuna speranza per lui?
Speranza? C' la speranza perch lui ne sta parlando. E se ne
sta parlando, allora forse la pu affrontare. Lui viene spinto in
direzioni differenti, e questo  tutto. Vuole muoversi, ma 
spaventato. Non  una cosa semplice.
Anche Rubin iniziava a parlare di quello che stava succedendo
dentro di lui. Sebbene l'accettare i propri sentimenti, per non
parlare del condividerli con altri, fosse estraneo al suo modo di
essere, nelle lettere a Lesra e ai canadesi Rubin lentamente incominci
ad aprirsi. All'inizio era stato difficile. Molte cose pesavano
duramente su di lui, e da subito aveva imparato a sopportarne
il peso da solo.
Per prima cosa si sentiva in colpa nei confronti di John Artis,
il giovane che era stato spedito in prigione solo perch era con
me quando la polizia mi ha assalito. Si sentiva responsabile per
John, anche se non c'era niente che avrebbe potuto fare per
impedirne la cattura.
Nel giugno 1966, John aveva diciannove anni e stava progettando
di andare al college con una borsa di studio per l'atletica. Anche se non era un fan della boxe, conosceva Rubin perch
era uno sportivo popolare nella sua citt natale, Paterson,
New Jersey, e ci aveva parlato un paio di volte. La sera del 16
giugno si incontrarono per caso, e Rubin gli offr un passaggio
a casa. Ecco perch si trovava nella macchina quando venne
fermato dalla polizia dopo l'incidente al bar Lafayette. La classica
sfortuna di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato.
Un innocente passaggio a casa segn l'inizio di un incubo legale
senza fine. John non aveva mai avuto problemi con la legge
prima di quella sera. Ora, quattordici anni dopo, nello stesso
periodo di Rubin, era ancora in prigione.
Ma la polizia non era mai stata particolarmente interessata a
John Artis. Loro cercavano Hurricane Carter, lo spaccone, il
cerca guai, il piantagrane. In ogni momento, John avrebbe potuto
salvarsi semplicemente scagliandosi contro Rubin, additandolo
come colui che aveva sparato. In effetti, la polizia fece
molta pressione in questo senso, soprattutto all'inizio del dicembre
1975, al culmine della campagna Liberate Carter e Artis,
dopo le ritrattazioni di Bello e Bradley e la canzone di Bob
Dylan, quando il sentimento di pubblico oltraggio era molto
intenso e la liberazione di Carter e Artis appariva inevitabile.
Un pomeriggio, John venne inspiegabilmente portato via dal
carcere e condotto dalla sua famiglia a Paterson. Mentre sedeva
nel soggiorno con sua madre, gli fu promessa la scarcerazione
per Natale se solo avesse ammesso di essere al bar Lafayette al
momento dello sparo e che era stato Carter a premere il grilletto.
Ma John non voleva e non poteva. Non importa quali
transazioni fossero offerte - e ne furono offerte molte - non
avrebbe cambiato la sua deposizione dicendo il falso.
La verit, comunque, non era una garanzia di giustizia.
Rubin non sapeva descrivere pienamente la forza e lo straordinario
coraggio di John per non aver ceduto a quella che poteva
essere una pressione insopportabile. Negli anni, Rubin
aveva tenuto d'occhio Artis, accertandosi che fosse al sicuro in
un sistema che divorava giovani come lui. Ma come si pu
chiedeva Rubin proteggere qualcuno dagli effetti devastanti
della carcerazione? E come  possibile, citando Dylan, ridargli
indietro gli anni che ha perso? In prigione ha contratto una malattia
circolatoria incurabile. E oggi, in prigione, John  senza
le dita delle mani e dei piedi, e corre il rischio di altre amputazioni!
Solo perch ha avuto la sfortuna di trovarsi nella mia
macchina quella notte.
Il padre di Rubin era morto solo tre settimane prima della
visita di Lesra. Rubin ne accenn in una delle sue lettere, ma
solo di sfuggita. I canadesi lo incoraggiarono a parlarne. Come
doveva essersi sentito impotente e solo! Chiesero quando aveva
visto suo padre per l'ultima volta. Erano riusciti a capirsi? Era
mai riuscito a perdonare suo padre per non averlo protetto
quando era bambino?
Rubin rispose alle loro domande solo in parte e in una maniera
indiretta, tipicamente africana. Scriveva nello stesso
modo in cui parlava. Ti chiedevi a volte se aveva perso il filo,
ma come una spirale lenta, rivolta verso l'interno, le sue risposte
non mancavano mai di centrare il bersaglio. Inizi con un
ricordo della sua infanzia:
La maggior parte della mia famiglia veniva dal sud.
...Ogni anno, durante le vacanze estive, tutti i bambini di
ognuna delle famiglie Carter - e cio 30 o 40 di noi - venivano
portati in barca fino a Cochran, Georgia, per lavorare
nei campi di cotone da prima che facesse giorno a sera
inoltrata, raccogliendo noccioline, spigando il grano, il tabacco
o altro. E quando avevamo smesso di lavorare momentaneamente
al nostro campo, venivamo mandati dai
fattori vicini a raccogliere il loro cotone per guadagnare
abbastanza soldi per comprare la nostra uniforme scolastica
una volta ritornati a casa, e questo continu finch me ne
ricordo, o comunque finch sono rimasto a casa. E questo
non ci dava fastidio, perch pensavamo che lo facessero
tutti. Eravamo stati tirati su lavorando come adulti, e non
conoscevamo niente di diverso. Cos, da molto giovane,
io potevo raccogliere il cotone, mungere le mucche, condurre
i cavalli, pascolare i muli, spalare gli escrementi, anche
se pensavano fossi un ragazzo di citt.
Noi vivevamo cos all'interno del bosco che doveva
proteggerci dalla luce del sole; non c'erano altre fattorie
vicine per chilometri; nessun negozio, niente di niente -
solo una strada sporca che correva davanti alle case, ai
campi, ai boschi, e il cielo - e noi! Cos l'unica occasione
in cui incontravamo altre persone era la domenica quando
dovevamo (ed era un imperativo che non si poteva discutere)
andare in chiesa, e questa era a circa 15 o 20 chilometri
di distanza, spostandoci con i muli, i cavalli e le carovane
dal posto in cui vivevamo. Cos eravamo costretti
a lasciare casa prima che facesse luce e non ritornavamo
che molto tardi alla sera. Questa era la vita di campagna!
E non c' niente da dire sull'argomento.
In una particolare domenica, che coincideva casualmente
con l'ultima della stagione estiva per cui eravamo
tutti in procinto di partire per tornare a casa, in citt, il
giorno dopo, eravamo in chiesa quando mio padre arriv
in Georgia per prendere la sua parte di famiglia e riportarla
a casa. Dovete figurarvi la scena perch  realmente incredibile,
e le parole non riescono a descrivere bene quello
che  successo. Ma davanti alla chiesa, ogni domenica, un
uomo bianco arrivava con il suo furgone di gelati per venderli,
perch questi negretti avevano le tasche piene di
soldi a forza di raccogliere cotone per tutta la settimana e
non sapevano dove spenderli! Allora questo povero bianco
faceva soldi a palate ogni domenica, lavorando un solo
giorno alla settimana, e non doveva pi fare niente fino
alla domenica dopo. Beh, mentre eravamo tutti davanti
alla chiesa durante la pausa di mezzogiorno per comprarci
il nostro gelato, mio padre salt fuori, e vedermi sulla strada
vicino a quell'uomo bianco lo spavent a morte! Arriv
di corsa, mi afferr per il collo e me le diede di santa
ragione. Non disse una parola. Semplicemente mi trascin
via e scaric un sacco di botte su di me! Non riuscivo a
capirlo. Non riuscivo a capire cosa avevo fatto di male.
Compravamo il gelato da quest'uomo tutte le domeniche.
Dallo stesso uomo. Non ci aveva mai dato fastidio e noi
non davamo fastidio a lui; semplicemente prendeva i nostri
soldi e noi mangiavamo il suo gelato, e uno scambio
alla pari non  mai una rapina. Ma improvvisamente la paura
di ci che l'uomo bianco poteva farmi port mio padre
a fare proprio quello che l'uomo bianco non aveva
mai fatto! Forse mio padre non aveva mai neanche pensato
di farlo; e questo mi feriva profondamente - non solo
il male fisico, ma anche quello psicologico, e la sensazione
mi rimase dentro molto a lungo e influenz molti dei miei
comportamenti nei suoi confronti da allora in poi, finch
riuscii a capire meglio.
Ma invece di farmi odiare l'uomo bianco, questo mi
fece odiare mio padre! Wow! E quell'odio mi fece addirittura
dimenticare la paura che avevo di lui. Pensava di
ottenere un certo risultato da me, ma fin invece per produrne
un altro, e non riuscimmo a superare questa situazione
per molto tempo.
Verso la fine della sua lettera, Rubin scrisse quanto segue:
S, sono riuscito a vedere mio padre il giorno prima che
morisse di cancro. Ma non riusciva a parlare. Fui scortato da
una guardia armata (che mio fratello dovette pagare 500 dollari)
alla stanza d'ospedale di mio padre. Cos, s, ho dovuto
dirgli addio, e lui ha dovuto vedermi di nuovo. Ma ero ancora
in manette, e anche se sono un maestro a nascondere
queste cose, penso che lui lo sapesse. Questo faceva male. Mi
chieder sempre se  stata una cosa giusta vederlo in quelle
condizioni. Mi sono chiesto se per caso una parte di me non
stesse cercando di fargliela pagare. So che mio padre aveva
cercato, per come poteva, di proteggermi in ogni modo.
Si arriv a un punto in cui comunicare solo per lettera non
era sufficiente. Le sfumature e l'immediatezza cos vitali nel comunicare
andavano perse irrimediabilmente sulla carta. Attendere
le risposte sembrava interminabile; la corrispondenza tra i
diversi paesi, anche con il servizio di posta prioritaria, impiegava
troppo tempo ad arrivare. Quando i canadesi scoprirono che
i detenuti avevano la possibilit di telefonare da un'apposita
area adibita nella prigione diedero a Rubin il loro numero e gli
dissero di chiamare tutte le volte che poteva.
Un paio di settimane dopo il telefono squill e un operatore
chiese se erano disposti ad accettare una telefonata da Rubin
Carter. La casa era piena di elettricit. Avevano istallato un sistema
tramite il quale tutti potevano sentire sebbene solo uno
potesse rispondere. La voce di Rubin risuon salda, pi alta di
quello che si aspettassero, ma a poco a poco divenne profonda,
ricca e sonora. Chiam diverse volte nelle settimane seguenti.
Il rumore di sottofondo proveniente dalla prigione - come
quello della ferrovia sopraelevata quando il padre di Lesra chiamava
da Brooklyn - interrompeva spesso le loro conversazioni.
Le telefonate venivano troncate anche quando Rubin all'improvviso
e senza avvertire diceva: Devo alzare i tacchi. Ciao a
tutti, per adesso! Sembrava che nel carcere ci fossero sempre
delle adunate per l'appello, durante il quale, i detenuti non potevano
trattenersi fuori nei corridoi o nei piani dove erano posti
i telefoni, ma dovevano rientrare nelle loro celle. Perci anche
parlare per telefono era difficile e frustrante.
Immaginavano che sarebbe stato meglio discutere faccia a
faccia. Rubin disse di sapere che sarebbe stato il suo turno di
andare in Canada per una visita, dal momento che Lesra era gi
venuto negli Stati Uniti per incontrarlo, ma era temporaneamente
impossibilitato e si chiedeva se per caso si potessero incontrare
da qualche parte nel New Jersey.
Lesra rimase estasiato all'idea, e cos pure il resto del gruppo.
Ma le visite nel carcere erano limitate a un massimo di quattro
persone. Essendo una guida esperta, Lesra doveva andare per
forza; gli altri tre, fu deciso, sarebbero stati Lisa, Terry e Sam.
Era il febbraio inoltrato del 1981 quando i quattro volarono
a Philadelphia, noleggiarono una macchina e guidarono per
quaranta minuti verso nordest in direzione di Trenton.
 l! grid Lesra quando svoltarono l'angolo. Proprio l davanti
sopra i binari della ferrovia, si trovava la prigione di Stato
di Trenton. Situata direttamente al centro di un quartiere residenziale,
con i lati in alluminio, sembrava che si fosse materializzata
nel secolo sbagliato in seguito a una qualche alterazione
temporale. Munita di torri di guardia, sembrava pi una fortezza
medievale che un istituto di correzione. Muri di pietra anneriti,
spessi un metro e alti 12, alzavano una barriera attorno a
un'area pari a diversi isolati. La produzione di chiodi era stata
la principale attivit produttiva di questo luogo negli anni che
precedettero la guerra del 1812. Era a ogni modo un anacronismo
duro e ripugnante. Sam parcheggi la macchina sulla strada
di fronte a una piccola casa con una rete di recinzione, un
cane che abbaiava e un pupazzo a forma di fantino negro che
ornava il prato. Restarono in silenzio mentre attraversavano la
strada e costeggiavano per il lato lungo le mura del carcere. Lisa
si mise una mano davanti alla bocca, poi quasi vomit. Si sentivano
tutti psicologicamente male.
Salirono le rampe di scalini di metallo, e Lesra suon il
campanello. Continu a condurre i canadesi come un gregge
in tutte le fasi della procedura: la registrazione, le impronte
digitali, l'allineamento; il ritornare fuori e gi dal passaggio
per arrivare alle porte di ferro, l'allineamento; il controllo
delle impronte, il cortile interno, l'allineamento; lo svuotamento
delle tasche, la perquisizione, i metal detector e la
chiusura a chiave (dentro la cella). La camera delle esecuzioni,
dove lasciarono i loro cappotti, fu l'orrore definitivo. Il
terrore di Lesra di essere rinchiuso in quella piccola stanza
senza aria adesso si impossessava anche di Lisa, di Terry e di
Sam. Non potevano neppure parlarne. I segni sul pavimento
dove veniva montata la sedia elettrica li fecero rimpicciolire
dalla paura. E cosa peggiore, potevano ancora sentire i 256
esseri umani di cui aveva parlato Rubin, quelli che avevano
trovato la loro prematura morte in quel luogo. Pensarono a
Richard Hauptmann, l'uomo ingiustamente accusato di aver
rapito e ucciso il bambino di Lindbergh. La sua esecuzione
avvenne proprio in quel posto, ordinata dallo Stato quarantacinque
anni prima. Stavano per far visita a un altro uomo
innocente, che era scampato alla sedia elettrica solo per il
rotto della cuffia. Le atrocit, l'oltraggio, l'ingiustizia
enorme - niente era cambiato.
Lesra, non ho forse detto di non abituarti a venire in questo
posto?
Rubin abbracci caldamente Lesra e poi Terry, Sam e Lisa.
Sono cos contento che siate potuti venire disse da ospite perfetto,
con un grande sorriso che mascherava la sua reticenza.
Si erano aspettati di trovarsi davanti un gigante, e cos fu, ma
come Lesra aveva preannunciato loro, non lo sembrava affatto.
In effetti pareva molto fragile. Il contrasto tra questo ragazzino
e l'uomo dalla reputazione che incuteva terrore era impressionante.
Era magro, non pesava pi di 70 chili (il suo peso da pugile
era di 80 chili), e le mani, sebbene grandi, si muovevano
delicatamente.
Sembri pi uno scrittore che un pugile professionista disse
Lisa, prendendogliele. Queste mani impugnano penne, non
guanti da boxe.
Ragazza, devi essere pazza disse Rubin, imbarazzato. Lo
credi davvero?
Stai arrossendo! disse Terry.
Avanti! Lo sapete che noi gente di colore non arrossiamo!
S disse Sam, lo pensavamo anche noi, finch Lesra non
ha svelato la tua vera identit.
Piccola canaglia disse Rubin avvolgendolo per le spalle
parli sempre a sproposito. Lesra divent rosso come un bambino.
Era orgoglioso di aver riunito tutti insieme. Si sedettero
con le sedie in cerchio in una cella che Rubin aveva riservato
per loro con la sua tesserina. Rubin si assicur che la sua schiena
fosse rivolta verso il muro, in modo da poter guardare fuori nel
corridoio e vedere cosa succedeva.
Rubin indossava una maglietta nera con le maniche lunghe,
abbottonata fino al collo e un paio di blue jeans impeccabilmente
puliti e ben attillati (pi raffinato di un damerino). Il
suo portamento era pieno di dignit e classe. Ma la maglietta
era cos vecchia che la stoffa appariva consunta nei polsini e rovinata
per i troppi anni di uso. L'et dei suoi stivali di pelle,
sebbene lucidati all'ennesima potenza, non poteva essere nascosta.
E questo era l'uomo che di solito indossava abiti di pelle
di squalo e guidava le Cadillac. A differenza della prima visita
di Lesra, era Rubin adesso che si comportava con cautela. E
che si batteva il ginocchio in maniera scherzosa. I quattro ragazzi
non lo trattavano come una celebrit, e lo prendevano in
giro senza piet riguardo al suo essere un duro. Era uno stratagemma
intelligente, gli dissero, ma non ci credevano neanche
per un secondo.
Ci che sorprese di pi Rubin riguardo ai canadesi, disse
loro pi tardi, era la mancanza di paura nei suoi confronti. Tutti
avevano sempre avuto paura di lui, disse. Dovremmo? gli
chiese Terry in maniera retorica. Tu ne hai? aggiunse Lisa.
A differenza della maggior parte dei detenuti, che stanno attenti
a evitare lunghe occhiate per non offendere nessuno, Rubin
li fissava di proposito cos che tutti, guardie e prigionieri,
sapessero che non potevano prendersi gioco di lui. La sua
occhiata minacciosa era divenuta famosa nei giorni della boxe.
Durante la visita, i canadesi notarono qualcosa negli occhi
di Rubin. Sembravano un po' diversi l'uno dall'altro. Rubin
spieg loro il perch. Il suo occhio destro, disse, guardava verso
l'interno, mentre quello sinistro guardava fuori. Non molto
dopo esser stato rinchiuso in prigione, negli anni Sessanta, inizi
ad avere problemi con l'occhio destro. Il medico del carcere
gli disse che la retina correva il pericolo di staccarsi, e che
aveva bisogno di un'operazione per salvarla. Le autorit rifiutarono
di farlo operare in un ospedale al di fuori del carcere, anche
se uno specialista si era offerto di eseguire l'intervento senza
essere pagato. Quindi a Rubin non rimase altra possibilit che
lasciarsi operare da un dottore del carcere nel penitenziario. I
punti non furono rimossi e l'occhio si infett. Allora la direzione
gli neg la medicazione di cui aveva bisogno (una cosa non
insolita nelle carceri). Poco dopo divent cieco da quell'occhio.
Pi devastante della cecit in s erano le conseguenze.
Rubin dovette seppellire i propri sogni. Sapeva che anche se la
sua fedina penale fosse stata ripulita e lui fosse stato rilasciato, la
perdita di quell'occhio significava dire addio per sempre alla
carriera da pugile professionista. Non sarebbe mai stato il campione
del mondo. Per legge, ai pugili non  permesso sostenere
incontri senza una visione perfetta. Ma tutto ci era accademico,
comunque - storia antica. Ormai era troppo vecchio e
c'erano sbarre di ferro che comunque lo separavano dal ring.
Prima che se ne rendessero conto, una guardia grid: Fine della
visita! A malincuore, i cinque si alzarono e camminarono
lentamente verso la porta della camera della morte. I detenuti
erano riuniti l, per salutare i loro cari. Si diffuse un'agitazione
nell'aria quando Rubin si avvicin alla porta. Quelli che lo riconobbero
malgrado i capelli cresciuti furono felici di vederlo,
dopo aver superato lo shock iniziale della sua presenza nell'area
delle visite; tutti sapevano che Hurricane non riceveva mai visite.
Era straziante per Lesra e i canadesi dire addio a Rubin,
data la consapevolezza che non c'era alcun motivo per cui lui
e non loro restassero in carcere. Quando stavano per andarsene,
si voltarono. I detenuti avevano formato una specie di linea di
comitato di accoglienza e Rubin la stava percorrendo, stringendo
le mani a tutti. Hey, fratello! gli sentivano dire.
Mr Carter, non ti abbiamo pi visto da un bel po', Mr Carter!
Rube, gliel'ho detto a quello scemo che eri tu l'altra volta.
Lui ha detto: non  lui!
Era tuo figlio, Mr Carter? Una temibile immagine!
Hei, Hurricane,  bello vederti, ragazzo! Fai un salto dai
vecchi amici?
Quando i quattro ritornarono in Canada, Rubin rimase sempre
nei loro ricordi. Si preoccupavano per lui - e per buoni
motivi. Dopo il loro viaggio a Trenton, Rubin non chiam
per giorni. Quando finalmente si fece sentire, raccont di non
aver potuto telefonare fino a quel momento. Tutte le attivit
del carcere erano state interrotte perch tre prigionieri si erano
accoltellati, uno a morte, nel refettorio. Tutte le volte che la
violenza scoppiava, cosa che succedeva spesso, il direttore dichiarava
lo stato di emergenza, un coprifuoco, e tutto si fermava,
comprese le telefonate, finch non decideva che la tensione
si era calmata.
A parte l'impossibilit fisica, c'era un altro motivo per cui
Rubin non aveva chiamato. I contatti con Lesra e i canadesi gli
ricordavano che poteva provare dei sentimenti, una cosa che
sembrava temere tanto quanto la desiderava. Non gli piaceva
particolarmente ricordare come era bello avere dei sentimenti.
Era andato tutto perfettamente finch era da solo.
Rubin cap che stava risentendo dell'apertura dei canadesi,
della loro intrusione nella sua vita. Stava resistendo ad aprirsi.
Almeno per la sua reticenza era un fenomeno che voleva esaminare
e discutere. Poteva vedere che era basata su vecchie
paure, che partivano dai tempi a Jamesburg quando per la prima
volta aveva chiuso una parte di se stesso a causa della realt
brutale della vita dietro le sbarre. Avere dei sentimenti lo rendeva
vulnerabile. Significava ammetterlo e vivere non solo
con il proprio dolore, ma anche con il dolore di altri. Se non
provava dei sentimenti, allora il dolore non sarebbe esistito, e
se non esisteva, allora lui avrebbe continuato ad andare avanti.
E i canadesi non avrebbero potuto discutere. Questo meccanismo
lo aveva ovviamente reso capace di sopravvivere in carcere
dove le puntate sono cos alte che essere vulnerabili o deboli
pu significare perdere la vita. Ma era sopravvivenza a
quale costo?
Rubin ricord ai canadesi che essere in prigione significava
cavalcare sul dorso di un mostro mangiauomini e che lui
non osava scendere. Ma, chiedevano loro, se continuava a
negare i suoi sentimenti (fragilit, li chiamava), cos da poter
sopravvivere, allora era questo mostro a decidere implacabilmente
dove portarlo e a quali condizioni. Sebbene stesse sul
suo dorso, non era forse ancora un detenuto? Forse scendendo
avrebbe trovato una possibilit di salvezza.
E ci furono molte telefonate nelle quali parlarono dell'essere
pronti a rispondere all'affetto con naturalezza, non rigidi;
dell'essere aperti, non chiusi. Parlarono di abbandonare i vecchi
modi di pensare ormai privi di senso. Questi non erano
concetti nuovi per Rubin. Ma era possibile, o addirittura desiderabile,
mettere in atto tali avvincenti principi in un penitenziario?
Si poteva scendere da questo mostro mangiauomini sani
e salvi?
I canadesi erano consci del pericolo al quale gli stavano chiedendo
di esporsi, e si domandavano se fosse giusto mettere in
discussione il suo modo di sopravvivere. Che diritto avevano
degli estranei di giudicare col senno di poi uno dei pi potenti
ed esperti uomini nel sistema carcerario? Rubin era l'unico che
aveva tutto da perderci. Ma con il suo coraggio come guida, insieme
facevano progressi. Le vecchie regole non erano pi
soddisfacenti. Non avevano alcuna scelta se non quella di
esaminare nuove possibilit.
Questo rapporto continu con molte lettere, telefonate e
un'altra visita al penitenziario. Il tutto culmin in questa lettera
intensa che i canadesi ricevettero poco dopo essere tornati a casa.
Rubin la dat: Per sempre.
Miei cari amici meravigliosi:
la vostra presenza si  impossessata del mio intero essere.
Mi avete devastato come foste voi un uragano. E anche
adesso, proprio in questo momento, sto volando nella
realt di quello che  successo veramente. La grandezza
miracolosa, totale e completa di tutto questo - Wow! I
molti ostacoli sottili e devianti che mi impedivano di capire
esattamente le cose che volevo capire non esistono
pi, e adesso questo miracolo  in ogni mio pensiero e io
lo sto portando con me - non sto cercando di dargli una
forma, n di controllarlo, n di anticiparlo, semplicemente
sto vivendo! Puramente e semplicemente. Mi sto muovendo
con questo miracolo.
E anche adesso, dopo che tutto  stato fatto e detto,
sembra ancora un sogno; ma un sogno cos reale che non
posso dimenticarlo in nessuna sua parte! Cos continuo a
darmi dei pizzicotti (e temo che diventer pieno di lividi!
- sorriso) per assicurarmi che tutto questo non sia stato
solo un sogno. E adesso lo so: era magia! Ed  bellissimo;
e non vi ringrazier mai abbastanza per la vostra persistente
presenza e per il fatto di aver demolito dalle fondamenta
questa folle resistenza che mi ha sempre impedito
di essere quello che posso piuttosto che accettare quello che siamo -  una sciocchezza! (sorriso) Cos come posso
veramente ringraziarvi per quello che mi avete dato?
Per le prospettive di una vita migliore. Ho verificato l'esistenza
del Bene in tutto ci che conosco come Verit e il
fatto di essere capace di camminare a testa alta in essa; di
vivere e non solo di averlo in mente, ma anche di farlo veramente!
I miei pensieri (che non sono in realt pensieri, ma vere
e proprie messe in atto) si manifestano ancora in ogni momento
e molte altre cose che sono rimaste nel passato senza
una connessione ora si stanno collegando ad altre che
erano state a lungo dimenticate. Cos, se questa lettera pu
sembrare certo breve in confronto alle altre,  solo l'inizio,
la punta dell'iceberg, il primo fermento, per cos dire, che
porter e deve portare ad altre cose. Perch per la prima
volta nella mia vita, per la prima volta in circa 44 anni (e
quante Eternit prima di questa?), io posso dire veramente
che MI FIDO DI QUALCUNO! Io mi fido di voi! E senza
riserve. Senza dubbi. E senza cercare di condizionare
questa fiducia in alcun modo! E, per me, questo  veramente
un miracolo. Dio vi benedica per questo.
Mi far risentire presto...
Con tutto il mio affetto,
Rube
 
Capitolo 9.

Si STAVA AVVICINANDO il quarantaquattresimo compleanno di
Rubin, e insieme a cartoline giganti di auguri contenenti messaggi
divertenti, Lesra e i canadesi gli spedirono alcuni indumenti
di cui secondo loro Rubin aveva bisogno. Per quanto li
riguardava, Hurricane desiderava solo il meglio. Essi studiavano
attentamente i colori, le confezioni e i tagli per fare abiti che
gli andassero bene, anche se quello che era permesso nel carcere
era veramente limitato. Facevano attenzione non solo a selezionare
i regali e ad assicurarsi che andassero bene, ma si
preoccupavano anche di avvolgerli in carta elegante con nastri
sfarzosi e bei fiocchi per sommergere di affetto i sensi a lungo
maltrattati di Rubin. Finch le autorit carcerarie non inventarono
una regola contro questa abitudine, i pacchi riuscivano ad
arrivare attraverso la stanza riservata alla consegna della posta
(sebbene spiegazzati) e nelle mani delicate di Rubin. Lui teneva
da conto e gustava tutto.
Chiesero a Rubin se il suo amico Thom Kidrin gli spedisse
ancora la scatola di cibo da 12 chili circa ogni mese, come avevano
visto scritto nei giornali. S, il cibo stava ancora arrivando,
disse loro. Risposero che non era sufficiente a tenere in vita un
uomo per un mese intero. Rubin disse che questo era tutto ci
che i detenuti erano autorizzati ad avere. Inoltre, altri prigionieri,
come Mr Mobutu, a volte lo aiutavano a integrare la sua
alimentazione.
Mr Mobutu, che era stato chef nella Marina mercantile, adorava
cucinare. Anche se non riceveva pacchi di cibo dall'esterno,
lavorava nel refettorio degli ufficiali e di tanto in tanto riusciva
a trafugare le uova e la cipolla rimaste e a volte della pancetta.
Utilizzando un fornelletto elettrico chiamato stinger,
Mobutu riusciva a creare piatti succulenti che divideva con il
suo giovane amico Rubin.
Dopo che i canadesi scoprirono quali cibi e quali contenitori
oltre alle pietanze favorite di Rubin erano permessi, Mr
Mobutu inizi a ricevere consegne mensili dal servizio per i Pacchi
Postali. Guarda Rube! esclamava. Salmone, tonno, noci,
torta al cioccolato. Adesso possiamo veramente ingozzarci.
Riuscir a farti mettere su un po' di carne!
I canadesi sapevano che gli avvocati di Rubin avevano avviato
un ricorso legale per la sua condanna del 1976, ed erano
ansiosi di sapere come stava procedendo. Gli facevano sempre
un sacco di domande, ma a lui non piaceva parlarne. Il caso era
cos ingarbugliato e i cavilli burocratici cos complessi che non
voleva sprecare telefonate preziose o visite fornendo complicate
spiegazioni.
Bene chiedevano i canadesi tentando di terminare il discorso,
sicuramente sarai scagionato dal giudice! Si tratta solo
di una questione di tempo; quanto ci vorr?
Rubin rispondeva: Sono stato fregato cos tante volte dalla
Giustzia, come posso aspettarmi verit o comprensione?
Eppure loro sentivano che era proprio quello che si aspettava.
Ma non avrebbe mai tentato di individuare con precisione
una possibile data di rilascio. Non  cos che si passa il tempo
in prigione, diceva loro.
Affronti giorno per giorno. Non puoi pensare in normali
termini di tempo. Adesso cos'... marzo? Allora sono sei mesi
da quando la Corte Suprema del New Jersey ha ascoltato gli argomenti
orali nel nostro appello. E non hanno ancora preso
una decisione.
Cosa sono esattamente gli argomenti orali? chiese Terry.
Rubin sospir. Capiva che non c'era modo di girarci intorno.
Quando ti appelli a un'autorit giudiziaria superiore contro
una condanna, per prima cosa presenti una tesi scritta che va
sottoposta a giudizio, i cosiddetti verbali, spiegando perch
la tua condanna  stata ingiusta o illegale. Lo Stato, che generalmente
significa il procuratore della Contea...
Sarebbe come il nostro procuratore della Corona.
S, giusto, in Canada si segue il sistema giudiziario britannico.
Una volta che i verbali da entrambe le parti sono depositati,
la Corte d'Appello di solito chiama in causa le due parti per
presentare le loro dispute di persona, dando ai giudici l'opportunit
di porre delle domande. Quindi  questo che intendiamo
per argomenti orali. Poi, la corte decide sul da farsi - in
termini legali prende in considerazione il caso - e dopo qualche
tempo riconvoca con una decisione.
Allora come sono andate le argomenti orali?
In risposta Rubin invi loro un articolo del settembre 1980
tratto da un giornale locale, The Trenton Time, che descriveva
cosa era successo all'udienza della Corte Suprema di Stato. Sotto
un titolo di testa grosso e marcato: Wilentz colpisce i motivi
razziali nel caso Carter, si leggeva quanto segue:
Il giudice della Corte Suprema del New Jersey, Robert
Wilentz ha accusato ieri gli avvocati che hanno condannato
l'ex pugile Rubin Hurricane Carter e John Artis di
presumere che tutte le persone di colore pensano e agiscono
allo stesso modo.
Non c' qualcosa di rivoltante in questo modo di pensare?
ha chiesto Wilentz al vice procuratore della Contea
di Passaic John Goceljak all'udienza davanti alla Corte Suprema.
Carter e Artis stanno cercando di capovolgere la loro
condanna per l'assassinio di tre bianchi che si suppone
avvenuto per cause razziali in un bar di Paterson nel
1966.
Wilentz ha chiesto a Goceljak quale pensava che fosse
il motivo degli omicidi.
Il vice accusatore ha risposto che a Paterson c'era stato
un raid razzista e che quella notte un bianco aveva ucciso
un uomo di colore al Waltz Inn (un bar del luogo).
Wilentz ha domandato che cosa aveva a che fare questo
con gli imputati.
Goceljak ha risposto che Carter e Artis erano membri
della comunit nera. Wilentz ha continuato in maniera
pressante, riuscendo a far ammettere a Goceljak che non
c'era alcuna prova che i due accusati avessero dei propositi
di morte nei confronti dei bianchi.
Wilentz ha detto di ritenere odioso e intollerabile il
fatto che l'accusa avesse pensato bene di supporre i due
uomini talmente arrabbiati da poter uccidere semplicemente
perch erano di colore.
Questo fondamento per la condanna di Carter e Artis 
un tema sul quale ieri i magistrati della Corte Suprema
sono ritornati ripetutamente, durante le cinque ore di interrogazione
dell'accusa e della difesa. Le interrogazioni
da parte di altri magistrati sono in genere state condotte in
modo simile alla via intrapresa da Wilentz...
Abbiamo letto l'articolo disse Sam quando lui, Lisa e Terry
erano al telefono con Rubin circa una settimana pi tardi. Almeno
qualcuno la pensa in maniera giusta, questo promette bene.
Non  stata la Corte Suprema del New Jersey che ha respinto
il tuo primo processo di condanna nel 1976, Rube?
S,  vero si entusiasm lui. Poi il suo tono di voce cambi
improvvisamente. D'altra parte, non posso fare a meno di
chiedermi se non si sia trattato solo di un sistema per avviare un
secondo processo e farmi fare un tonfo peggiore. Voglio dire,
perch non hanno dichiarato Bello un testimone inattendibile?
Sapevano che si trattava di un bugiardo abituale, di uno spergiuro.
Continuava a cambiare la sua deposizione. E sapevano
che la sua testimonianza iniziale era stata comprata
dall'accusa... l'ha ammesso! La Corte Suprema avrebbe dovuto chiudere
il caso allora. Avrebbero dovuto dichiararlo inattendibile, ma
non l'hanno fatto. Senza quel criminale incompetente, il caso
non avrebbe pi avuto alcuna ragione di sussistere.
Beh, Rube, forse adesso  la volta buona. La Corte Suprema
sembra essere arrivata al nocciolo della questione, il razzismo.
Le domande di Wilentz...
Robert Wilentz interruppe Lisa, il giudice della Corte Suprema
-  in qualche rapporto col David Wilentz, che avrebbe
orchestrato la condanna di Richard Hauptmann nel caso Lindbergh?
A-ha, adesso ti rendi conto di come funziona la Giustizia
nel Jersey! E suo padre.
Oh, no!
Ma puntualizz Rubin, dobbiamo ricordare che il figlio 
quello che in quel caso di vendetta razzista agli appelli orali ha
definito le accuse sciocchezze. Quindi c' speranza.
Inizio a capire perch la pensi in maniera cos contraddittoria
riguardo alle tue possibilit, Rube disse Terry.  come essere
uno yo-yo un minuto prima su con la speranza e quello
dopo gi disperato.
Adesso esclam Rubin, -vi state facendo un'idea dello
sconto della pena.
Rubin disse loro che aveva appena ricevuto delle notizie diverse
dalla Corte Suprema. Prima che la corte potesse rendere
la sua decisione finale all'appello, aveva bisogno di pi informazioni
riguardo a una delle questioni e aveva disposto
un'udienza probatoria al tribunale. Ancora una volta, la testimonianza
di Alfred Bello, il presunto testimone oculare, sarebbe
stata il tema dell'udienza.
Prima del secondo appello del 1976, quando si doveva decidere
se procedere o no con la testimonianza di Bello, l'accusa
lo aveva sottoposto al test della macchina della verit. Volevano
sapere se la versione al processo del 1967 era vera. L'accusa pi
tardi inform la difesa e il giudice che stavano portando Bello
nuovamente alla sbarra per ripetere la sua prima versione perch
aveva passato il test. Dopo il secondo appello, la difesa aveva
scoperto che Bello in realt aveva fallito la prova, e l'accusa
lo sapeva gi dall'inizio. Adesso, nella primavera del 1981, la
Corte Suprema voleva una registrazione pi completa dei fatti
relativi agli avvenimenti. Quella era la buona notizia.
La cattiva notizia era che avrebbe condotto l'udienza Bruno
Leopizzi, il giudice della Contea di Passaic che aveva presieduto
al secondo appello di Carter e che aveva dimostrato pi volte i
suoi pregiudizi. Gli avvocati di Rubin stilarono una mozione
(per l'ennesima volta), per far sostituire il giudice. Incredibilmente,
era lo stesso Leopizzi a dover decidere se era prevenuto
o no e se dovesse essere destituito o meno e, secondo lui, non lo
era.
L'udienza, iniziando luned 18 maggio 1981, si sarebbe tenuta
dove aveva avuto luogo il processo, nel tribunale della Contea
di Passaic a Paterson. Rubin doveva essere scortato l e rinchiuso
nel carcere della Contea finch non fosse giunto il momento. Il
luned arriv e Rubin chiam Toronto nel tardo pomeriggio.
Come ti senti a essere di nuovo a Paterson? gli domand
Terry.
E chi  a Paterson? Mi sono rasato, vestito ed ero pronto
per partire fin dalle prime luci dell'alba e non  successo nulla.
Sono ancora a Trenton!
Cosa credi stia succedendo?
Non so ancora dirlo. Potrebbe trattarsi semplicemente di un
tipico intoppo burocratico, o forse  qualcos'altro. Perch non
chiami Thom? Aveva detto che sarebbe andato all'udienza oggi.
Lui ti sapr sicuramente dire cosa sta succedendo. C' un
appello. Devo mettere gi.
Terry chiam e Thom era molto eccitato. Peccato che Rubin
non fosse in tribunale disse. Il suo avvocato ha chiesto al
giudice Leopizzi perch Rubin non si trovava l, quando la sua
presenza era stata assicurata. Leopizzi ha risposto che non sapeva
spiegarselo, aveva compilato la necessaria notifica in tempo per
far trasferire Carter. L'udienza  iniziata senza di lui. (John Artis
non era presente perch era in ospedale.)
Thom disse a Terry che Bello era stato il primo testimone ad
andare alla sbarra. Terry si chiedeva se la ragione per la quale
Rubin non era stato portato in tribunale non fosse perch l'accusa
stava proteggendo Bello dallo scontro faccia a faccia con
l'uomo che aveva incastrato.
Probabilmente  andata cos replic Thom, perch Bello
si guardava attorno ansiosamente ogni volta che qualcuno entrava
nella sala delle udienze. Ma dovete sentire quello che ha
detto. Rubin non ci creder.
Immagino che non sar la prima volta disse Terry.
Bello ha detto che era nel bar quando  iniziata la sparatoria,
non per la strada! Riuscite a crederci? Dentro al bar!
Adesso inizia con la balla che si trovava nel bar! Questo fatto
non significava molto per i canadesi al momento, ma era
chiaro che Thom pensava che fosse una grande notizia per
Rubin.
Alla successiva telefonata di Rubin, Terry e Sam gli passarono
questa informazione. Come Thom, Rubin era entusiasta
nel sentire che Bello stava ancora sparando balle.
Quei figli di puttana se lo meritano! Avrebbero dovuto leggere
l'avvertimento tatuato sul suo braccio. Nato per far insorgere
l'inferno!
Dopo tutto quello che  stato detto e fatto chiese Terry,
come si pu ancora credere alle parole di Bello?
Questo non lo so. Ma lasciate che vi dica cos' tutto questo
casino. Se tutto sembra pieno di confusione,  solo perch abbiamo
a che fare con Bello.
La notte dell'omicidio, Bello non ha identificato nessuno.
Come tutti i testimoni, ha detto di aver visto due uomini di colore,
entrambi alti circa un metro e sessanta, entrambi dalla corporatura
sottile. Ma ha raccontato una storia diversa al processo
del 1967. Ha detto alla giuria che la notte del 17 giugno aveva
fatto da guardia - da palo ha detto - per il suo compare,
Bradley, che stava facendo irruzione in un'azienda vicina al bar
Lafayette. Dopo un po' Bello ha detto di aver iniziato a camminare
per Lafayette Street in direzione del bar...
S, lo abbiamo letto sul tuo libro, stava andando a comprare
delle sigarette! Proprio nel bel mezzo di un'effrazione con scasso
- lasciata la sua postazione, lasciato il suo compare -  entrato
in un bar in modo da poter esser visto e riconosciuto nelle
vicinanze quando  avvenuta una rapina in cui  coinvolto?
Non ha alcun senso!
Non ho mai creduto a quella cavolata dell'effrazione con
scasso! disse Rubin. Ma Bello aveva bisogno di motivare la
sua presenza al bar quella notte. Ed  strano: al processo, il fatto
che stava ammettendo un crimine ha reso tutta la sua storia, inclusa
l'identificazione di John e me, credibile per la giuria. Poich,
testimoniando, incriminava se stesso, la giuria ha immaginato
che stava dicendo per forza la verit su tutto.
S, ricordo la storia di Bello disse Sam. Diceva di star camminando
per strada diretto al bar; sente rumori forti provenire
dal locale, pensa che sia un gruppo musicale che sta suonando.
Continua a camminare, sente quelli che dopo viene a sapere
sono spari. Appena fuori dal bar, si trova faccia a faccia con due
uomini armati, uno alto, l'altro basso e tarchiato...
S continu Rubin, che voltano l'angolo, brandendo delle
armi e ridendo. Ha detto di averli guardati bene e ha continuato
a sostenere che si trattava di John e me. Ora immaginatevi
la scena. Si dice che John e io lo abbiamo visto, e noi tenevamo
le pistole in mano. Sembra che abbiamo sparato a tutti nel bar,
ma non a Bello, un testimone. Lo abbiamo rincorso, ha detto,
e non siamo riusciti a prenderlo. Bello  questo buono a nulla,
basso, grasso,  sovrappeso, si era ubriacato, indossava scarpe
piatte con i tacchi alti. Ora, John  una stella dell'atletica e io
un pugile la cui forza sta nella corsa. Non siamo riusciti a prenderlo
e non gli abbiamo sparato. PER FAVORE!! Poi dice che
siamo saliti in una macchina e, mentre sgommavamo, ha visto
le luci di coda a farfalla accese sul retro. Questo  il suo resoconto
dei fatti avvenuti per strada.
Nel 1974, Bello ritratta questa testimonianza, prima di fronte
al detective Fred Hogan, poi al reporter Selwyn Raab del New
York Times, poi sotto giuramento davanti al giudice del primo
processo. Ha affermato di non aver visto John e me la sera
dell'omicidio e che la polizia aveva inventato la storia detta al
processo. Durante i due anni successivi, ha continuato con una
serie di versioni differenti. Queste avevano una parte centrale
comune: Bello era presente di persona nel bar prima e nel momento
della sparatoria, e non ci ha visti al bar. Ha detto che una
donna di colore  entrata nel locale e ha comprato dal barista una
bottiglia poco prima degli spari. Poi quando la sparatoria  finita,
Bello ha usato il cadavere di Hazel Tanis, una delle vittime, come
scudo, evitando cos di venir ucciso a sua volta.
Molto carino da parte sua, oserei dire, un personaggio
schietto e sincero comment Sam.
Ma nel 1976, alla vigilia del secondo processo, Bello ritorn
alla prima versione dei fatti continu Rubin.
Conveniente, vero? sottoline Terry.
Oh, certo c'era una spiegazione per questo. L'accusa spieg
al giudice e alla difesa che il motivo per cui Bello stava ritornando
alla sua versione del racconto in cui camminava per strada
era perch lo avevano sottoposto al test della macchina della
verit che dimostrava che quella versione era giusta.
 incredibile! Come lo siete venuti a sapere?
Il mio avvocato, Myron Beldock,  stato un flash di intuizione.
Dopo il processo, Myron sentiva che c'era qualcosa di
strano in quel test della macchina della verit, qualcosa di non
tangibile. Dopo aver ristudiato i documenti forniti dall'accusa,
ha preso il telefono e ha chiamato lui stesso l'operatore. Beldock
 quasi caduto dalla sedia quando costui gli ha detto di aver scoperto
che la versione del racconto dentro al bar data da Bello era
quella reale. Beldock gli ha chiesto perch il suo rapporto scritto
diceva che la testimonianza di Bello al processo del 1967 era vera.
E l'operatore ha risposto: Perch nel 1967 Bello ha reso la
testimonianza del racconto dentro al bar. E Beldock ha detto:
No, non l'ha fatto. Lei ha invertito le due storie. La testimonianza
resa nel 1967 diceva che lui era per strada.
Ecco di cosa tratter questa udienza. L'accusa  sui carboni ardenti
adesso, e dovranno lavorare duramente per pararsi il culo.
I canadesi potevano capire perch Rubin era stato cos riluttante
a entrare nei dettagli del suo caso. I loro occhi si appannavano
al tumulto dei dettagli pieni di confusione, ma l'odore
di marcio si poteva sentire a chilometri di distanza.
Rubin fu trasferito a Paterson il giorno dopo. Ma se l'accusa
aveva sperato di tenerlo lontano da Bello, aveva sbagliato il
momento. Rubin fu condotto nell'aula delle udienze prima
che Bello avesse finito di testimoniare. Sentendo la porta
dell'aula aprirsi, poi il rumore delle manette e delle catene, Bellotenne gli occhi fissi al pavimento di fronte a lui. Non che
avrebbe potuto riconoscere Rubin se avesse guardato in su; era
completamente diverso dall'ultima volta che i due si erano visti
al processo cinque anni prima. Nessuno riconobbe Carter
all'inizio, nemmeno i suoi difensori.
Rubin fu portato al tavolo della difesa dove i tre avvocati lo
abbracciarono caldamente. Myron Beldock, il pi importante,
aveva rappresentato Rubin dal 1974, il periodo della ritrattazione
di Bello. Inizialmente, Beldock si era rifiutato di essere
coinvolto nel caso Rubin. Quando fu contattato per la prima
volta, aveva appena finito di rappresentare George Whitmore,
un altro uomo di colore che era stato incarcerato per errore. Gli
ci erano voluti cinque anni per ripulire la fedina penale di
Whitmore, e Beldock era molto stanco sia psicologicamente sia
fisicamente. Fu solo in seguito alla visita di Rubin a Trenton,
dopo essersi fatto affascinare dalla sua potente personalit, dalla
sua intelligenza e dopo aver conosciuto il caso che Beldock accett
di unirsi alla battaglia per la sua scarcerazione. Beldock
vedeva la condanna di Carter cos debole dal punto di vista legale
e dei fatti che, secondo lui, Rubin sarebbe stato libero entro
quell'anno. Ora, sette anni e un altro processo pi tardi,
Rubin era ancora in prigione, ma l'impegno di Beldock era ancora
saldo.
Vicino a Beldock sedeva il professor Leon Friedman, un distinto
docente di legge dell'universit di Hofstra e coautore di
una storia esaustiva in cinque volumi delle magistrature della
Corte Suprema degli Stati Uniti. Esperto di legge federale e costituzionale,
Friedman dal 1978 aveva iniziato a portare avanti
il ricorso legale Carter-Artis. Il caso Carter diceva, insieme
a quello di Sacco e Vanzetti, dei ragazzi Scottsboro e di Tom
Mooney, rappresenta uno dei casi pi significativi dell'ingiustizia
americana di questo secolo, eccetto per il fatto che non 
avvenuto nel lontano passato o nel profondo Sud, ma nel New
Jersey ai nostri tempi. Il professore trov le macchinazioni del
sistema giudiziario statale difficili da credere. Il primo giorno
della sua udienza, per esempio, Friedman aveva sorriso quando
Leopizzi aveva espresso simpatia e rammarico per Bello. Io
non voglio pi approfittare di Mr Bello aveva detto il giudice,
come se Bello fosse la vittima e non l'autore di questo assurdo
imbroglio legale. Il professor Friedman era poi stato rimproverato
dal giudice per la sua ilarit nell'aula del tribunale, per essersi
comportato come un clown pittosto che come un professionista.
Vicino a Friedman sedeva Lewis Steel, l'avvocato di John
Artis dal 1974, un uomo dalla lingua tagliente. Il giudice
Leopizzi lo considerava, tra tutti gli avvocati della difesa, il pi fastidioso
e pungente. Al processo del 1976, Steel aveva accusato
il giudice di trasformare il processo in un incubo razziale permettendo
all'accusa di presentare alla giuria la sua teoria di vendetta
razziale senza una base reale. Leopizzi, definendo le osservazioni
critiche di Steel come insensate, lo accus di oltraggio
alla corte. Neanche Beldock sfuggiva al disprezzo del giudice;
in questa udienza Leopizzi lo definiva un mentitore assoluto.
Beldock, Steel e Friedman, tutti procuratori importanti, si erano
dedicati al caso Carter-Artis pr borio, senza un compenso.
Migliaia di ore non pagate pi tardi, ancora ci lavoravano. Gli
avvocati fecero un rapido resoconto a Rubin di quello che si
era perso il giorno prima. La testimonianza di Bello era stata rivelatrice:
Io ricordo che c'era qualcosa nel bar e qualcosa fuori
del bar, e io ho detto... alcune cose diverse. Ammise, sotto
l'interrogatorio di Beldock, che aveva alcune difficolt con la
memoria. Ho avuto un problema molto serio con l'alcol... Io
non ho... ricordo vagamente tutte le cose riguardanti questo
caso o che cosa trapel in diversi atti di comparizione. Sono
stato a molti di essi. Il caso ha occupato 16 anni, ed  molto difficile
per me ricordare. Ma adesso lui ricordava come aveva
cooperato con l'accusa. E alcuni ti chiedono di fare questo e
alcuni ti chiedono di fare quello. E ho fatto quello che diverse
singole persone mi hanno chiesto di fare. Interrogato da Steel,
Bello disse che il suo ricordo pi nitido era che aveva dato la
versione avvenuta nel bar al secondo processo. Di nuovo
aveva sbagliato. Su tale questione Leopizzi era intervenuto
chiedendo a Bello di recarsi fuori dall'aula. Il giudice confer
con gli avvocati. Leopizzi sugger che a Bello fosse data l'opportunit
di rinfrescarsi la memoria circa quanto aveva detto al
processo. Riguardare le trascrizioni durante la notte avrebbe
reso Bello capace di distinguere la versione sulla strada, che
aveva fornito in entrambi i processi, dalla versione all'interno
del bar, risalente al suo periodo di ritrattazione (1974-1976).
Beldock e Steel obiettarono con forza che la memoria di Bello
era senza speranza e non rinfrescabile in termini di legge. Anche
Bello, quando ritorn nell'aula del tribunale, era a malapena
pi ottimista, e non era sicuro che la lettura dei documenti
lo avrebbe reso capace di ricordare di pi. A questo punto, il
giudice Leopizzi chiese a Bello: Ha realmente visto o fatto da
testimone alla sparatoria? Bello rispose: Non sono sicuro.
Non lo so. Non riesco a ricordare. Nonostante le proteste, il
giudice aveva insistito che Bello leggesse le trascrizioni. Ecco
perch era di nuovo in tribunale per un secondo giorno. Rubin
guard e ascolt attentamente. Come d'abitudine durante gli
innumerevoli processi e le udienze del suo caso, prendeva nota
accurata, registrando testimonianze pertinenti e osservazioni su
fogli gialli legali. Rubin poteva cos sentire le risposte rinfrescate
di Bello dalla sua viva voce. Esse oscillavano dal pu essere
al non ricordo. Bello non riusc a ricordare che cosa
aveva letto la sera prima. Pens di dare il meglio di se stesso,
per, e giur che entrambe le versioni di cui si discuteva - non
importava che si escludessero a vicenda - erano vere. Era ovvio
per tutti che la testimonianza di Bello, il tassello centrale,
era completamente inutile. Rubin sedeva ascoltando, e non
riusciva a provare rabbia per una persona cos meschina. Si sarebbe
divertito, se non fosse stato lui a dover pagare il prezzo
dell'insensatezza di Bello. Anche l'accusa fu sollevata quando
Bello finalmente lasci la sbarra. Il secondo testimone era Lonard
Harrelson, l'operatore presentato dall'accusa per sottoporre
a esame Bello prima del secondo appello del 1976. Harrelson
testimoni che il vice procuratore della Contea di Passaic
nell'estate del 1976 gli aveva detto che, a causa di tutta la cattiva
pubblicit riguardo al caso Carter, l'accusa era tremendamente
pressata a non continuare con un secondo processo. Volevano
sottoporre Bello al test per risolvere la questione del dove fosse
al momento della sparatoria; senza di lui, il caso non reggeva.
Facendo la sua investigazione l'accusa aveva istruito l'operatore,
per favore tenga presente, come so che far, che questo
tribunale non ha assolutamente altro interesse o pregiudizio nel
risultato dei test o di questo caso, se non di fare in modo che la
verit sia rivelata, la giustizia sia fatta.
Subito dopo aver sottoposto Bello al test, Harrelson discusse
con Vincent De Simone, l'incaricato capo degli investigatori
della Contea, che aveva condotto la prima indagine sull'omicidio
del bar Lafayette e che continuava a giocare un ruolo chiave
nel caso. Harrelson disse a De Simone la conclusione inequivocabile
cui era giunto: Bello si trovava all'interno del bar
prima e al momento stesso della sparatoria. Bello non poteva
essere nel bar, insisteva De Simone. Se vi fosse stato, non
avrebbe potuto identificare Carter e Artis: punto cruciale, questo,
della testimonianza al primo processo, che essi avevano disperatamente
bisogno che fosse confermata per riuscire a procedere
con il secondo processo. Conscio che il suo caso era appena
crollato, De Simone era irremovibile riguardo al fatto che
la conclusione cui era giunta la macchina della verit non era
possibile. Ma Harrelson insisteva. Niente gli avrebbe fatto cambiare
idea, diceva. La sua opinione non era titubante e non si
sarebbe alterata in base a ulteriori analisi; i grafici mostravano
questo. Quindi, fu chiesto ad Harrelson perch avesse
presentato un rapporto scritto che diceva esattamente l'opposto. Che
cosa gli aveva fatto affermare per iscritto che a suo parere la testimonianza
al processo [del 1967] fosse vera, quando quella
testimonianza riguardava ci che avvenne per strada?
Harrelson spieg che questo apparente voltafaccia non era
intenzionale. Disse di avere pensato erroneamente che la testimonianza
al processo di Bello fosse il racconto all'interno
del bar.
L'udienza rivel che Harrelson aveva fatto altre supposizioni
errate. Nel periodo in cui sottopose al test Bello, gli venne detto
che, la notte della sparatoria al Lafayette, Carter e Artis avevano
fallito i test alla macchina della verit.
Ricordo di aver discusso riguardo all'eventualit di effettuare
un test a loro due ricord Harrelson, interrogato da
Steel. Credo che probabilmente tutto questo ebbe inizio nel
momento in cui io puntualizzai, o cercai di farlo, quanto sarebbe
stato tutto pi semplice facendomi sottoporre Carter al
test.
Le  stato detto nulla circa un operatore di colore?
Me lo dissero, me lo dissero, ancora non ricordo chi me ne
ha parlato. Mi dissero che Carter non si sarebbe fatto esaminare
da me, e la persona che me lo diceva, citando Carter, sosteneva
che lui avrebbe detto di non volersi sottoporre al test da me
perch la mia pelle  bianca. Mi dissero che loro [Carter e Artis]
avevano fatto un test e che loro... Mi dissero che la persona che
li aveva sottoposti al test nel 1966 era di colore.
Chi le ha detto tutto questo?
Qualcuno nell'ufficio dell'accusa.
Bene, ha idea del perch le abbiano dato tutte quelle informazioni?
Non so perch me lo hanno detto.
E lei non sa chi  stato a dirglielo... Avrebbe potuto essere
De Simone?
Avrebbe potuto.
Rubin rimase stupito quando ud questa affermazione per la
prima volta in aula, ed era ancora stupito quando lesse le sue
note pi tardi al telefono ai canadesi. Non si era mai rifiutato
di farsi sottoporre a un test da parte di Harrelson. Il fatto era
(come anche De Simone aveva testimoniato davanti al primo
Gran Jury) che Carter e Artis avevano passato il test nel 1966,
e l'operatore era bianco.
Nonostante ci, l'accusa prosegu con successo con queste
poche linee ben sistemate. All'udienza di quel giorno,
Harrelson era arrabbiato per essere stato tormentato da Steel
e Bedlock e perch si era insinuato che egli avesse agito in collusione
con l'accusa. Harrelson era convinto che i difensori
fossero colpevoli, e il giudice Leopizzi gli permetteva di esprimere
liberamente per il verbale che Carter e Artis erano i
perpetratori del massacro. Gli avvocati di Rubin saltarono in
piedi e protestarono strillando a questo oltraggio. L'operatore,
dicevano, non aveva nessun diritto di pronunciarsi su verit
oggettive. Tutt'al pi era qualificato per dire se Bello stesse
mentendo pi o meno intenzionalmente. D'altro canto, il
problema era il comportamento scorretto dell'accusa. Essa
aveva usato quelli che sapeva essere risultati sballati di test per
fare in modo che Bello alterasse la sua storia dalla versione
all'interno del bar a quella per strada, alterazione di cui
l'accusa aveva bisogno per istituire un secondo processo: ecco
perch nascondeva questo particolare alla difesa. Rubin annot
sul suo blocco di carta gialla: Tutte queste persone che
stanno cercando di coprire questa macchinazione... Per me 
molto doloroso star seduto qui - e sono l'unica persona di
razza africana nella stanza - e guardare come il sistema velenoso
stia infettando tutto...
Le condizioni nella prigione della Contea di Paterson erano
molto pi libere di quelle a cui era abituato Rubin alla prigione
di Stato di Trenton. L'accesso ai telefoni era praticamente illimitato,
mentre prima ai detenuti erano concessi solo dieci minuti
e le linee telefoniche venivano staccate, interrompendo la
comunicazione, da un sistema di controllo centrale ogni sera
alle 21,30. A Paterson, Rubin e i canadesi rimanevano al telefono
fino circa a mezzanotte; le loro conversazioni duravano
quattro o cinque ore ininterrottamente.
Questo lungo periodo insieme aveva un valore inimmaginabile.
Dava loro la possibilit di parlare di come Rubin si sentisse
in quell'aula di tribunale, con le mani incatenate, senza difesa,
ripetutamente accusato di assassinio, e tutto ci mentre lui era
innocente. I canadesi dissero che non sarebbero stati capaci di
sopportarlo. Per loro questa umiliazione era terribile. Il loro
punto di vista sorprendeva Rube e gli permetteva di riesaminare
le sue esperienze con occhi nuovi. La situazione nel tribunale
era qualcosa a cui lui era quasi abituato. Era cos familiare.
Lui doveva essere l, disse, era una sua responsabilit.
Doveva sapere cosa stava succedendo, in modo da poter
continuare la sua lotta. Ma lo faceva? gli chiesero. Forse essere
responsabili significava qualcosa di diverso. Forse significava
che non doveva stare l seduto e lasciare che lo ricoprissero di
insulti ancora una volta. Forse c'era un altro modo in cui poteva
proteggersi.
Non equivaleva forse a rimanere sul dorso del mostro mangiauomini?
Esisteva qualche altro modo di affrontare la situazione,
qualcosa di non cos brutale verso la sua persona? Era
possibile evitare questa violenza?
Rubin pensava che per lui non essere presente all'udienza sarebbe
stato equivalente alla fuga. S, loro erano d'accordo, sarebbe
stato come scappare, dalla degradazione e dall'umiliazione.
Sentirsi continuamente chiamato assassino, a dispetto della
falsit dell'accusa (senza averne alcuna colpa), produce i suoi effetti,
costa caro; dover ascoltarlo ripetutamente  debilitante,
autodistruttivo. Non avrebbe potuto, si chiesero loro, venire a
sapere esattamente cosa succedeva all'udienza leggendo le trascrizioni
dei verbali? Aveva veramente cos bisogno di sentirsi
denigrato?
Rubin disse che doveva pensarci e ripensarci. Era certamente
una prospettiva diversa.
Tutto nella vita di Rubin non stava solo per essere riesaminato,
ma stava per essere rivoltato da capo a piedi. Quando fu
mandato nella sala d'attesa della prigione della Contea insieme
ad altri detenuti, nessuno lo riconobbe. Nessuno sapeva chi
fosse. Di solito, il chiacchiericcio cessava quando Rubin Hurricane
Carter faceva il suo ingresso. Tutti si sentivano imbarazzati.
Nessuno avrebbe mai nemmeno cercato di competere
con l'uomo la cui reputazione in tutte le carceri del Newjersey
era leggendaria. Ma qui i detenuti continuavano come al solito,
dando poca importanza a quell'insignificante straniero che
si trovava tra loro. Si vantavano di loro stessi e raccontavano
storie esagerate di ordinaria brutalit. Era passato molto tempo
da quando Rubin aveva ascoltato racconti cos sciocchi, e
questo lo divertiva. Adesso che si era liberato dalla sua fama, le
porte gli si stavano aprendo. Il suo anonimato lo stava in un
certo senso rendendo libero. Rubin affront un'altra faticosa
giornata in tribunale, ma quando chiam Toronto quella sera,
disse ai canadesi che ne aveva avuto abbastanza. Era stanco di
sedere in quell'aula e di scrivere che lo chiamavano perpetratore
del massacro, come se si stesse parlando di un cane rabbioso.
Ne aveva avuto abbastanza di queste stronzate che continuavano
da una vita. Raccont ai canadesi che aveva richiesto
di essere trasferito di nuovo a Trenton la mattina dopo. Nel
frattempo, potevano parlare al telefono per tutta la notte. I canadesi
erano felici per Rubin; anche se stava ancora in prigione,
la libert che ora poteva godersi non gli poteva essere negata.
Rubin chiese di poter parlare con Lesra e Marty. Non
aveva avuto modo di discutere dei temi che gli avevano spedito
a Trenton. Quello di Marty riguardava il razzismo, quello di
Lesra Il giovane Holden.
Voglio che sappiate che sono bellissimi disse loro Rubin.
Brillanti. Istruttivi, e molto sofisticati. Se a voi ragazzi non dispiace
vorrei passare questi temi in giro ad alcuni ragazzini di
Trenton e vantarmene un po', se siete d'accordo. Dissero che
non doveva neanche chiederlo. Ecco prosegu Rubin. Continuate
con questo buon lavoro, OK? E continuate ad andare
avanti, non buttate via i vostri sogni e non permettete a nessuno
di portarveli via. Capite quello che voglio dire?
S..
E ringraziate ogni giorno di avere amici che vi vogliono
bene e che non vi abbandoneranno mai. E una forza incredibile
e bellissima. E anche voi siete cos.
 
Capitolo 10.

Una parte dei canadesi - Kathy, Sam e Terry - part da Toronto
alle prime ore del mattino in modo da arrivare a Trenton
in tempo per poter fare una visita il giorno dopo.
Rubin stava smontando il mostro e volevano essere l con
il loro entusiasmo e il loro appoggio quando sarebbe tornato da
Peterson.
Sulla via della prigione, accesero l'autoradio e ascoltarono la
voce appassionata ed eloquente di un esperto del sistema di giustizia
criminale: Ci sono pi uomini di colore nelle prigioni
americane che nelle sue universit. Sono pi gli americani che
vengono arrestati che quelli che vengono immatricolati. Nonostante
gli obiettivi della giustizia sociale, queste statistiche
non si accordano con i pi basilari livelli economici:  pi costoso
mandare qualcuno in prigione che spedirlo alla migliore
universit del continente. Ma le prigioni sono accessibili, le
universit no. Che cosa ci dice questo sulle nostre priorit?
Pensarono a Lesra, destinato all'universit a Toronto, e ai
suoi fratelli, destinati alla prigione a New York. Per loro sarebbe
stato speso pi denaro, sarebbero stati impiegati maggiori
sforzi per metterli dietro le sbarre piuttosto che per stimolare le
loro menti. Comunque tu ci ragionassi, non aveva senso.
Alla prigione, i canadesi furono salutati dai detenuti addetti
a spazzare o a raccogliere la spazzatura fuori dalle mura.
Sorrisero e ammiccarono, e chiesero ai canadesi come stavano.
All'interno, quando i canadesi tentavano di registrarsi per
avere il permesso di far visita a Carter, numero 45472, fu detto
loro che non potevano vederlo, perch non era l. Terry, sapendo
che Rubin aveva chiamato Toronto nel momento esatto in
cui era rientrato, disse che non era possibile, doveva esserci.
La guardia dietro lo sportello disse che si trovava nella prigione
della Contea di Passaic. Terry insistette, disse che doveva
essere rientrato quella mattina stessa. La guardia ribad in tono
monocorde che non c'era, e li conged. Due minuti dopo, alzando
lo sguardo e vedendo che non si erano mossi, la guardia
prese il telefono e chiam l'ala della prigione in cui si trovava
Rubin, certo che cos avrebbe provato loro che si stavano sbagliando.
Chiese all'incaricato dell'ala di verificare la mancata
presenza di Carter. Dopo un momento di silenzio, e senza
dare il minimo segno di imbarazzo o di scusa, registr la loro
visita e li condusse a un citofono.
Non appena Terry raggiunse il citofono lesse il nome sulla
targhetta della guardia: Rocky.
Le visite si tenevano in un'area appena fuori della sala
d'aspetto, in una stanza lunga, stretta e sporca che sembrava pi
un corridoio o una corsia che una vera e propria stanza. D'estate
o d'inverno, la stanza era mal ventilata e soffocante. Le pareti
erano di un giallo rivoltante, la tinta era irregolare e si sfaldava
ovunque, accentuando l'atmosfera surriscaldata. Circa la met
delle mattonelle di linoleum erano rialzate, e non sarebbero
mai state rimesse a posto; sotto di esse, una colla nera e viscida
era destinata a rimanere incrostata di sporco. Non c'era niente
che non apparisse vecchio e orrendo.
Un muro era diviso in dodici sezioni, ognuna delle quali
aveva la propria finestra, anche se finestra non era il termine
esatto: per finestra generalmente si intende qualcosa attraverso
la quale si pu vedere. Questa, invece, era spessa, con un vetro
antiproiettile grosso circa quaranta centimetri, graffiato e
sporco, e aveva l'effetto di oscurare la luce e di ostacolare piuttosto
che facilitare la vista.
I visitatori pi accorti e di vecchia data pulivano il vetro con
un fazzoletto di carta inumidito. Questo rimedio, tuttavia, si
dimostr inutile quando fu montata una grata con intrecci a
diamante, di pesante acciaio, che rendeva il vetro inaccessibile.
Se i visitatori erano fortunati potevano vedere piccoli frammenti
a forma di diamante del viso del prigioniero, ma quando
la sporcizia, col passare dei mesi si deposit sulla grata, anche i
frammenti geometrici diventarono oscuri. L'illuminazione era
tale che la sola cosa che il visitatore poteva vedere era un tenditore
sospeso al muro dietro la fila dei detenuti, come in qualche
melodramma degli anni Quaranta ambientato in un manicomio.
Ogni sezione finestrata aveva il proprio sgabello giallo di
metallo, la durezza del quale, senza ombra di dubbio, era stata
calcolata in modo che non ci fosse alcun pericolo di stare comodi.
Accanto a ogni finestra c'era una presa per il telefono
dove si doveva attaccare il proprio ricevitore una volta che la
persona alla quale dovevi fare visita compariva dall'altra parte
del vetro, cosa che di solito accadeva un'ora dopo aver fatto la
registrazione. Una volta su due scoprivi che il ricevitore che ti
avevano dato non funzionava, e dovevi tornare alla stanza delle
consegne, fare di nuovo la fila, spiegare a una guardia sgarbata
che non stavi cercando di rendergli la vita difficile e che volevi
soltanto un altro ricevitore (processo, questo, che portava via
preziosi minuti al tempo disponibile per la visita). Anche quando
il telefono funzionava, la comunicazione era piena di disturbi
e interruzioni. Come succedeva per i telefoni rotti, questi
non venivano mai riparati e venivano dati agli ignari visitatori
del turno successivo. Ai telefoni dei prigionieri toccava pi o
meno la stessa sorte. Durante la settimana, le visite di questo
tipo duravano un'ora; durante i fine settimana soltanto
mezz'ora, forse per permettere a pi visitatori di andare a trovare
i detenuti in quei giorni, anche se le visite venivano interrotte
prima del tempo e i telefoni venivano scollegati nonostante
ci fossero persone ancora ad aspettare. I fine settimana
erano roba da manicomio. La stanza dei telefoni veniva usata
come sala d'aspetto ausiliaria per la folla di visitatori che aspettava
di fare la sua visita. I bambini piangevano, i ragazzini correvano
qua e l, le guardie strepitavano. Per rendere tutto ancora
pi complicato, l'unico modo per arrivare alle vere e proprie
sale di attesa era quello di passare attraverso la sala dei telefoni,
cosicch le conversazioni venivano continuamente disturbate
dallo sbattere delle porte, dal rumore dello scarico del
bagno e dalla frenesia dei visitatori che tentavano di nascondere
merce di contrabbando in qualche oscuro anfratto del loro
corpo prima di venire chiamati a fare la loro visita. E poi si doveva
competere con le voci dei visitatori della finestra accanto, i
quali tentavano di farsi sentire nel fracasso generale o attraverso
quei ricevitori scassati. (Queste sceneggiature per le visite in
prigione, che raramente permettevano comunicazioni accettabili,
non sembrano mai essere state rappresentate bene nei film,
dove le finestre delle prigioni sono generalmente grandi e perfettamente
pulite, e c' un silenzio tale che si potrebbe udire il
formarsi dei pensieri.)
La contentezza che Rubin mostr nel vedere i canadesi annull
in un istante le avversit dell'esperienza della visita, tale
era la forza della sua energia, nonostante dovesse passare attraverso
un vetro antiproiettile. Il suo carisma era contagioso. Lui
sfavillava letteralmente, intenso e vibrante, desideroso di ascoltare
la prossima parola, il prossimo scambio, che lo avrebbe soltanto
fatto ardere di pi. Tutti si sentivano una meraviglia, erano
ispirati.
Il viaggio a Trenton dei canadesi gradualmente arriv a
comprendere interi fine settimana, con una visita il sabato e una
la domenica, sino a includere un paio di giorni infrasettimanali
per le visite tramite vetro.
Per vari anni successivi al suo secondo processo, Rubin visse
una vita quasi monastica, trovando compagnia soprattutto nei
libri. Non partecipava a nessuna delle attivit della prigione. Le
sue relazioni sociali erano riservate al suo solo amico intimo,
Moko, col quale gli piaceva parlare. Moko era sempre capace
di far ridere Rubin, e di vedere il lato buffo delle cose; Rubin
lo adorava per questo. In effetti tutti, l dentro, adoravano
Moko; la sua disponibilit allo scherzo lo aveva reso incredibilmente
popolare. Quando Moko aveva quasi finito di scontare
la pena e stava per essere rilasciato, era preoccupato che Rubin
non avesse pi nessuno con cui parlare, che si sarebbe isolato
del tutto e che fosse tagliato fuori dagli altri detenuti. Quindi,
prima di andarsene, Moko present Rubin al suo conterraneo,
un amico della sua terra natia di nome Sam, che era appena
arrivato al penitenziario. Aveva una mente sveglia e stimolante,
e un grande senso dell'umorismo. Moko sperava che
Rubin e Sam sarebbero andati d'accordo, e cos fu. Ruppero il
ghiaccio velocemente e, dopo essersi incontrati diverse volte
nel cortile, Sam present Rubin a Zig, e tutti e tre presero
regolarmente a camminare e a parlare insieme.
Sam e Zig erano un po' pi giovani di Rubin e impegnavano
la loro mente soltanto per darsi spintoni. Come base per le
loro discussioni in cortile, Rubin diede loro da leggere dei libri
di filosofia. Fino ad allora Sam era praticamente analfabeta.
Grazie agli incoraggiamenti di Rubin, impar a poco a poco
non soltanto a leggere e a scrivere, ma anche a comunicare le
proprie idee, che erano molte. Dato che la sua scrittura era illeggibile,
impar anche a battere a macchina. Al contrario, Zig
aveva una calligrafia meravigliosa, le sue lettere erano splendidamente
disegnate e senza errori. Zig aveva una forma impeccabile;
quello di cui aveva bisogno, gli disse Rubin, era di concentrarsi
di pi sulla sostanza. Forse dovresti pensare un po' di
pi e fare un po' meno sollevamento pesi.
Quando Lesra e i canadesi cominciarono a frequentare la
prigione, Sam e Zig stavano facendo grossi passi avanti. La loro
disponibilit a imparare faceva coppia con il loro desiderio di
compiacere il proprio maestro, del quale avevano entrambi una
grande stima.
I due avevano seguito l'approfondirsi del legame tra Rubin
e i canadesi, dapprima con preoccupazione, dato che degli intrusi
stavano monopolizzando l'attenzione di Rubin, e poi affascinati
dai notevoli, anche se confusi, cambiamenti che essi
avevano riscontrato in lui.
Alla fine incontrarono i canadesi durante una visita di contatto.
Sam, il cui vero nome era Ulysses Leslie (i canadesi lo
chiamavano Sam Sud per distinguerlo dal loro Sam, Sam
Nord), aveva la pelle chiara e gli occhi che tendevano a inclinarsi.
Era afroamericano, ma il suo viso sembrava quello di un
mongolo. Era magro, con il fisico di un giocatore di baseball,
ed era infatti stato un lanciatore molto promettente, finch un
infortunio al ginocchio non interruppe la sua carriera. D'altra
parte, Robert Sigler, Zig, aveva la pelle scura ed era enorme.
Sfoggiava una folta barba, e i canadesi commentarono che ricordava
alcune foto che avevano visto di Frederick Douglass.
Zig non sapeva chi fosse Douglass, ma era orgoglioso di somigliare
a qualcuno famoso.
Anche se i prigionieri raramente chiedevano agli altri perch
fossero dentro, i canadesi, che non sapevano le regole, lo chiedevano
sempre. Vennero a sapere che Sam, il cui caso era in
appello, era stato riconosciuto colpevole di omicidio; Zig era
stato arrestato per rapina a mano armata. Zig e Sam si erano incontrati
quando furono internati nel 1979, entrambi con
trent'anni da scontare. Quell'anno, la serie di numeri a cinque
cifre che il dipartimento di giustizia si apprestava a distribuire
era oltre il 64 000. In prigione furono lasciati soltanto gli uomini
con i numeri sotto il 5000; Rubin era uno di loro. Il suo numero,
45472, diceva a tutti che era un anziano. Facendo una
sottrazione dal numero di Sam, i canadesi calcolarono che
Rubin era entrato in prigione 19 146 carcerati prima. N per Sam
n per Zig era la prima volta: si trattava di una specie di ritorno
a casa. Nessuno dei due aveva qualcosa fuori di l: Zig veniva
dal West Virginia, dove suo padre era stato un minatore; Sam
veniva da Asbury Park, New Jersey, e si era essenzialmente tirato
su da solo.
I canadesi espressero il loro raccapriccio per le condizioni
della prigione, e per il fatto che esseri umani fossero trattati cos
atrocemente. Zig e Sam apprezzarono i loro sentimenti, ma
trovarono difficile capire come mai i visitatori provassero tanta
repulsione. Pensarono che i canadesi stessero esagerando. Per
loro, la vita in strada era miserabile e pericolosa almeno quanto
quella in prigione.
Sam e Zig piano piano cominciavano ad aprirsi nei confronti
dei canadesi. Oltre alle visite occasionali, si tennero in contatto
con loro anche via posta. Rubin si comportava come una sorta
di capo generale delle poste; passava al vaglio tutta la corrispondenza
cos sapeva sempre che cosa stava accadendo e poteva
scegliere i vari argomenti di conversazione.
Mentre prima si sentivano esclusi, adesso Zig e Sam entrarono
a far parte di un circolo. Chiamarono il gruppo di Toronto
la famiglia. Dopo tutto, non era forse un gruppo familiare di
persone che si prendevano cura le une delle altre?
Fu soprattutto Sam ad attirare l'attenzione su di s e a essere
considerato particolarmente stimolante. I canadesi gli spedirono
dei libri. Si liber di tutte le sue difficolt nella lettura grazie
a classici come The Robber Barons di Matthew Josephson, che
descriveva la disonest dei primi capi dell'industria americana.
Sono uguali agli spacciatori gi in strada, salvo che questi tizi
hanno delle storie pazzesche!!!
Sam cominci a scrivere poesie e a condividere le proprie
erezioni con Rubin e la famiglia. In una poesia, che intitol
La rosa trova amici, paragon se stesso a una cosa spinosa nascosta
in un giardino abbandonato da Dio che, con un po' di
cure e di nutrimento, si era trasformata in una rosa. Da allora
in poi, firm tutte le sue lettere La rosa.
Un giorno, Terry rispose a una telefonata inquietante di
Rubin.
Senti, ho solo un minuto. Non ti ho mai parlato di questo
perch pensavo fosse solo un pettegolezzo. Se lo senti dire una
volta quando sei in prigione, questo  quello che , un pettegolezzo.
Ma quando lo senti due volte,  un fatto. E ora l'ho
sentito dire gi due volte. E successo qualcosa a Moko. Lo sai,
 un po' che se n' andato da qui. L'ultima cosa che ho sentito
 che se ne stava andando a Ovest. Ora ho saputo che  stato
arrestato da qualche parte nel midwest e... scoprilo per me, lo
farai?
In sottofondo si ud una voce gridare: Fuori dal cortile!
Devo andare, ora. Il vero nome di Moko  Riley, Lester
Riley.
Ci vollero un po' di telefonate perch i canadesi trovassero
tutte le informazioni. Ricavarono le notizie dall'Associated
Press, e non furono contenti di comunicarle a Rubin.
Non c' niente di buono disse Terry quando Rubin trov
il modo di chiamare.
Mi dispiace, Rube disse Lisa, prendendo l'altro telefono.
Leggetemi solo quello che c' scritto.
Un uomo che aveva scontato diciotto anni in una prigione
del New Jersey e stava per essere estradato per aver violato la
libert vigilata, Lester Irving Riley, si  suicidato legando insieme
i suoi calzini e impiccandosi al bastone di una tenda. Era arrivato
a Rawlins, Wyoming, domenica. Era stato arrestato e accusato
di avere rubato 120 dollari a una donna. Un testimone
ha detto di aver visto Riley mettere i soldi nei suoi calzini. Furono
trovati sei biglietti da 20 dollari nei suoi calzini. Hanno
trovato anche un biglietto che dimostrava che era in viaggio
per la California. Lo sceriffo ha detto che Riley aveva firmato
per l'estradizione e che si era dimostrato disponibile a collaborare.
Amer sempre te e i ragazzi' era scritto col dentifricio sullospecchio.
Questo  quanto, Rube disse Lisa.  terribile! Sappiamo
cosa lui significasse per te.
D-d-di traverso? Se n' andato di t-traverso? balbett Rubin
incredulo, usando l'espressione gergale della prigione per il
suicidio.
Cos pare disse Terry.
Rubin non disse una parola. La conversazione al telefono
cess. Tutto quello che si poteva sentire erano suoni provenienti
dalla prigione. Venivano e andavano.
Dacci un taglio con quel fottuto rubinetto! grid Rubin a
un detenuto che stava pulendo il pavimento non lontano da
lui. Non vedi che sta gocciolando? I canadesi non avevano
mai sentito Rubin usare quel tono di voce. Aveva sempre parlato
con rispetto agli altri prigionieri. Ma capirono che stava
gridando a se stesso. Era il suo dolore che stava cercando invano
di trattenere.
 
Capitolo 11.

Nell'estate del 1981, Lesra and a un paio di corsi estivi della
scuola a Toronto. Il corso che lo attirava di pi era spagnolo
elementare. Era richiesta la padronanza di una lingua straniera
per entrare dove voleva lui, nell'universit di Toronto. Gli piaceva
l'idea di studiare spagnolo perch c'erano un sacco di portoricani
con i quali poteva conversare a casa. Quando era piccolo
voleva essere un rican; era meglio che essere un negro.
Dato che era impegnato con la scuola, aveva poco tempo da
passare insieme alla sua famiglia, quell'estate. Il primo giorno di
Lesra a Brooklyn, Starlene, sua sorella maggiore, e Nonie,
l'unica delle sue sorelle che viveva a casa, gli avevano preparato
il suo piatto preferito. Nonie aveva diciannove anni, un anno
e mezzo pi di Lesra. Da quando se n'era andato, lei aveva iniziato
a cucinare, a prendersi cura dei due fratellini minori, a fare
la spesa quando i buoni per il cibo erano arrivati, e a pulire. Per
cucinare usava una piastra. Avevano una cucina ma il gas era
stato tagliato. Durante l'inverno avevano dovuto usare il forno
per riscaldarsi, e alla fine la bolletta era diventata troppo alta.
Nel loro edificio non c'era nessun'altra fonte di calore.
Lesra si sedette sul divano con i suoi fratelli Damon e Leland,
ognuno con un piatto ricolmo di cibo sulle ginocchia. Nonie
e Starlene guardavano deliziate i loro visi impiastricciati, quando
Lesra si tuff nel piatto di riso e fagioli con un piacere immenso.
 bello piccante! Dove avete imparato a cucinare cos? Non
mangio qualcosa del genere da tanto tempo!
Nonie e Starlene erano estasiate.
Lesra continu a mangiare con gusto, finch non assaggi
una cotoletta. La sput nel piatto.
Questa dannata carne  andata a male!
Non pu essere, Lez protest Nonie. Starlene l'ha comprata
fresca oggi.
Lesra la annus, si alz, and in cucina, rimest nella spazzatura
e poi torn con un sacchetto. Butt nella busta le cotolette
che erano ancora nei piatti dei fratellini.
Che stai facendo Lesra? gli chiesero.
Non potete mangiare questa merda!
A questo punto Starlene era fuori di s. Ho rovinato la cena
singhiozz con le lacrime che le rigavano la faccia. Volevo
farti una sorpresa. Ora  tutto rovinato!
Non  colpa tua Star. Non fare cos! Dove l'hai comprata?
Al negozio all'angolo?
Starlene, ancora in lacrime, annu. Sai, Lez, tutti gli altri posti
sono cos lontani! Non ho la macchina. Non ci sono autobus...
Lesra le prese la mano. Dai... disse, e uscirono.
Lesra and gi per la strada, con Starlene che quasi correva
per stargli dietro.
Entrarono nella macelleria con un passo furioso. Starlene,
imbarazzata, rimase indietro quando Lesra si avvicin all'uomo
bianco che stava dietro il bancone. Lesra lasci cadere la busta
con le cotolette.
Mia sorella le ha comprate stamattina. Le avete venduto
della carne marcia!
Il macellaio apr la busta e guard dentro con indifferenza.
Senti, non ti scaldare. Facciamo che te ne do delle altre
buone!
Starlene abbozz un sorriso.
Come far, signore? disse Lesra a voce alta, in modo che lo
sentissero gli altri clienti. Qui non c' mai carne fresca. Mia
sorella vuole indietro i suoi soldi.
Il macellaio rimase sorpreso dal tono diretto e aggressivo della
risposta di Lesra, e cos Starlene. Pens per un momento che
suo fratello fosse impazzito. Ma il macellaio li voleva fuori dal
negozio il pi presto possibile. Guard il prezzo scarabocchiato
sulla busta, and alla cassa e diede i soldi a Lesra. Lesra li cont,
gir le spalle, li mise nella mano di sua sorella, la prese per un
gomito e lasci il negozio.
Il motivo per cui Pa' mi ha lasciato andare in Canada era
che io imparassi. E io ho imparato che non bisogna accettare
spazzatura.
Starlene, che scoppiava d'orgoglio, si alz sulle punte e baci
il suo fratellino.
Le udienze preliminari di Rubin a Paterson erano durate tre
settimane, e quando Rubin aveva finito di leggere i quattordici
volumi di trascrizioni fu sicuro di aver preso la decisione giusta
nel lasciare presto l'udienza.
Era tutto su carta, e lui non aveva dovuto sottoporsi ad altri
abusi. I suoi avvocati avevano fatto in modo di portare a galla
tutte le macchinazioni e l'accusa si dava da fare per inventare
storie plausibili per coprire i suoi misfatti.
I canadesi si chiedevano che cosa aspettarsi dall'udienza, e
quanto essa contasse quando il punto era che lo Stato aveva
messo in prigione due uomini innocenti. Anche se i canadesi
avevano imparato che, in America, era irrilevante l'innocenza
o la colpevolezza dell'imputato, trovavano ancora difficile accettarlo.
Ed erano ancora confusi riguardo al test della macchina
della verit di Bello.
Non ha senso parlare di tutti i particolari disse loro Rubin.
I dettagli cambiano in continuazione, non sono altro che i soliti
vecchi trucchi.
Che trucchi?
Si tratta della perversione del procedimento giudiziario.
L'accusa formula una teoria, e se i fatti non confermano la teoria,
vengono cancellati i fatti e ne vengono inventati di nuovi.
Per scoprire che cosa  veramente successo, devi sfrondare tutte
le stronzate. Devi risalire all'origine. Questo  quello che ho
cercato di fare con The Sixteenth Round. Ma non avevamo niente
che si avvicinasse alla quantit di informazioni che abbiamo
ora: la prova determinante che hanno sempre tenuta nascosta.
Ma come hanno potuto farlo?
Nel 1966, le norme dell'indagine - quelle che governano
la raccolta di informazioni preliminari - erano molto flessibili
nel New Jersey, e i procuratori potevano facilmente nascondere
alla difesa delle informazioni che avrebbero potuto ostacolare
il caso dello Stato. Le udienze del Grand Jury, per esempio,
si tengono in segreto. I documenti vengono generalmente sigillati,
e se viene fuori qualche testimonianza, questo accade
quando ormai non serve pi a nulla. Le norme di indagine
adesso sono pi favorevoli all'accusato, ma...
Se  cos, come fanno a ignorarle? E perch lo fanno? Non
sarebbe loro compito allontanare quelli che lo hanno fatto?
Sarebbe logico. Rubin ridacchi dell'ingenuit dei canadesi.
Allora questo cosa ha a che fare con il processo a Paterson?
Il giudice Leopizzi dovr decidere secondo gli standard definiti
nel caso Brady contro Maryland, mentre John e io dovremo
subire un terzo processo. La normativa Brady riguardava
una decisione del 1963 della Corte Suprema, che permette che
un verdetto venga modificato se c' la prova che l'accusa abbia
occultato fatti rilevanti per la difesa.  cos che abbiamo ottenuto
il nostro nuovo processo nel 1976. Per stabilire che la
normativa Brady  stata violata, la difesa deve provare tre cose.
Primo, che l'accusa era a conoscenza dei fatti ma non la difesa,
prima del processo. Secondo, che i fatti erano favorevoli alla difesa.
Terzo, che i fatti erano materiali, vale a dire che avrebbero
potuto portare a un verdetto differente. Per quello che ne
so io, e per quello che hanno dimostrato i miei avvocati, dovremmo
passare questi test fcilmente, con quel fallimento del
test della verit di Bello. Ma io non so nulla, sono cieco da un
occhio e orbo dall'altro.
In agosto, Bruno Leopizzi, giudice della Corte Suprema della
Contea di Passaic, emise il suo verdetto. Deliber contro Rubin
e John praticamente in ogni punto. Il giudice decise che, anche
se tecnicamente i risultati del test di Bello erano sconosciuti alla
difesa e non all'accusa prima del processo, nessuno di essi sarebbe
stato favorevole alla difesa, n un tale atteggiamento da parte
dell'accusa dimostrava malafede, n l'occultamento di questi fatti
avrebbe inciso sul verdetto. Per quanto lo riguardava, il processo
da lui presieduto nel 1976 fu un processo giusto; un ulteriore
processo non era assolutamente autorizzato.
Rubin, i canadesi e Lesra erano attoniti. Non che si aspettassero
che Leopizzi prendesse le parti di Rubin, ma almeno lo
speravano. I tempi sembravano maturi. De Simone era morto
di recente, forse anche il caso poteva essere lasciato perdere. Ma
il giudice Leopizzi era stato capace di non considerare quei fatti
che contrastavano con la sua convinzione che Rubin fosse colpevole.
Al giudice Leopizzi non importava che l'accusa sapesse
che la macchina della verit aveva scoperto che lo scenario del
bar descritto da Bello era vero e che avesse detto il contrario al
processo. Leopizzi ritenne che l'accusa aveva agito sempre in
buona fede. A nulla serv che quattro membri dell'accusa e
due giornalisti avessero testimoniato che Bello aveva fallito il
test (la notizia aveva avuto l'effetto di una bomba nell'ufficio
dell'accusa) e che l'accusa a Carter e Artis era dubbia finch la
macchina non aveva scritto il suo ingannevole rapporto.
Leopizzi rifiut la loro testimonianza sostenendo che fosse infondata.
A nulla serv che due membri dell'accusa fossero disgustati,
e che uno di loro, un assistente, dicesse che il comportamento
dell'accusa puzzava e che il caso puzzava e che non avrebbe
mai dovuto andare sotto processo. Leopizzi tacci queste accuse
come semplicemente incredibili, basate su ragioni personali
e nate da menti visionarie.
Non import che il motivo principale alla base del test di
Bello fosse quello di stabilire la sua posizione al momento della
sparatoria. Leopizzi afferm che non era rilevante stabilire dove
fosse Bello prima e durante la sparatoria del bar Lafayette, che
si trattava di una montatura della difesa. Tutto quello che cont
agli occhi di Leopizzi era che la macchina credette a Bello
quando disse di aver visto Carter e Artis fuori dal bar, dopo la
sparatoria.
Questo significava, pensarono i canadesi, indagare i fatti?
Una speranza era ora riposta nella Corte Suprema di Stato,
che aveva la giurisdizione in materia. Toccava ai sette gradi di
giustizia revisionare l'indagine dei fatti di Leopizzi e le relative
conclusioni, e dovevano ancora visionare tutti gli altri elementi
dell'appello di Rubin.
Gli avvocati di Rubin e John scrissero un enorme fascicolo
di 206 pagine, che portava alla luce testimonianze rilevanti
nell'udienza, con una dissertazione di 80 pagine sull'operato di
Leopizzi, errore per errore, sottolineando le numerose istanze
basate sui pregiudizi della corte. Allegata al fascicolo c'era
un'appendice di due volumi contenente i documenti delle
udienze. L'accusa sottopose il proprio fascicolo e un'appendice
all'attenzione dello Stato. La quantit dei vari documenti registrati
nel caso Stato contro Carter dunque crebbe, assieme alla
poca chiarezza dei fatti. Ormai erano passati quindici anni.
Bisognava andare avanti cos, diceva Rubin, giorno per
giorno.
Nell'autunno del 1981, Earl Martin telefon a Toronto portando
cattive notizie per il figlio. Dopo aver parlato con Lesra,
chiese di parlare con Terry. Earl era in continua lotta con se
stesso. Era preoccupato del fatto che i canadesi adesso potessero
aver paura di Lesra, perch potevano pensare che venisse da
una cattiva famiglia. Forse avrebbero voluto buttarlo fuori, rispedirlo
in America. Sperava di no. La sua famiglia non aveva
pi un appartamento dove vivere. Sarebbero stati a casa della
zia di Lesra per un paio di giorni, poi sarebbero andati in un
albergo statale. Non era un buon periodo perch Lesra tornasse
a casa. Non aveva una casa dove tornare. Non appena Terry
prese il ricevitore, Lesra si ricord di quando era piccolo, quando
la sua famiglia aveva una casa nel Queens e ci fu un incendio;
dovettero abbandonare l'appartamento e andare a vivere in
albergo. Le persone di colore dovevano entrare dalla porta sul
retro. Lesra non aveva mai dimenticato la sensazione che aveva
provato allora. Ma quello che gli disse suo padre era molto peggio.
Lesra ora pensava a suo fratello maggiore Fru, a come gli
era sempre stato accanto, insegnando a lui e ai suoi fratelli minori
come difendersi, come lottare. Fru conosceva la vita di
strada e i suoi pericoli. Aveva insegnato loro quello che dovevano
sapere.
Terry aveva capito che Earl era ubriaco, i suoi discorsi erano
confusi ma coerenti. Disse a Terry che suo figlio maggiore,
Fru, aveva avuto una lite con un amico a casa dei Martin. Era
per via di un cappello, o qualcosa del genere. Il ragazzo lo aveva
rubato, e si era rifiutato di restituirlo, e poi aveva riso di Fru.
Prima che qualcuno se ne potesse accorgere, il ragazzo era
morto. Era stato colpito alla testa con un bastone, con una stecca
del letto o qualcosa del genere. Fru non voleva ucciderlo.
Era stato un incidente. Fru non aveva neanche tentato di scappare.
Si era solo seduto sul pavimento e aveva aspettato che i
poliziotti venissero a prenderlo. Ora si trovava nel penitenziario
maschile di Brooklyn.
A peggiorare le cose ci fu il fatto che la famiglia della vittima
era andata fino a casa dei Martin a reclamare vendetta. Avevano
con s delle pistole. Spararono dei colpi all'edificio, un sacco di
colpi. Tutti, inclusi i vicini, avevano dovuto scappare. Ma la famiglia
di Earl non sarebbe mai potuta tornare. Avrebbe voluto
dire mettere a rischio la propria vita.
Terry?
Earl. Mi dispiace, Earl. Non so cosa dire.
Terry?
S, Earl?
Terry, voglio soltanto sapere... voglio soltanto sapere...
posso ancora venire a trovarvi, qualche volta?
Certo che puoi, Earl. Quando vuoi.
Volevo solo sapere se... posso ancora venire a trovare tutti
voi?
Lo sai Earl, sei sempre il benvenuto, a casa nostra.
E posso anche venire l e stare con tutti voi?
Tutte le volte che vuoi.
Questo era quello che volevo sapere.
Dopo lunghi, interminabili mesi passati in albergo, la famiglia
di Lesra trov un appartamento in Covert Street, a Bedford-Stuyvesant.
Questo, neanche a dirlo, era in condizioni
peggiori di quello che avevano lasciato a Linden Street. Comunque
erano grati di avere un tetto proprio, sopra la testa.
Fru si dichiar colpevole di omicidio, e la sentenza fu che
doveva scontare da cinque a quindici anni nella prigione di Stato
di New York. Adesso Lesra aveva un'altra persona che stava
in prigione con la quale corrispondere, e un fardello pi grande
di colpe da sopportare: n Fru, n la persona che aveva ammazzato
avevano avuto l'opportunit che aveva lui.
 
Capitolo 12.

Era una sera di dicembre, i canadesi si stavano preparando
per una visita a Rubin, quando Lisa ricevette una telefonata da
Vickie, una donna che aveva conosciuto durante le visite in
New Jersey. Vickie sembrava preoccupata: suo marito, Snookey,
un detenuto a Trenton, l'aveva appena chiamata dicendole
di avvisare gli amici di Rubin in Canada. Snookey, aveva
detto Vickie, era uno che stava sempre sul chi vive e se accadeva
qualche cosa di sospetto era il primo a saperlo. Snookey
aveva visto Rubin con le manette e le catene alle caviglie mentre
lo scortavano fuori dal penitenziario.
Che cosa dici, Vickie? Gli ho parlato non meno di un'ora
fa e non stava succedendo nulla.
Non dico balle, Lisa. Questo  quello che mi ha detto
Snookey. Mi ha anche detto di chiamarti subito. Non so altro.
Subito Terry chiam la prigione e chiese dove Rubin fosse
stato portato. Gli risposero che Rubin Carter era nella sua cella
del suo settore e quando Terry replic che aveva saputo che
Rubin era stato portato via dal penitenziario, dissero che era
stato male informato, ma questa non era la prima volta che
Rubin era stato perso.
Terry telefon a Myron Beldock a New York, ma non riusc
a trovarlo e neanche Leon Friedman era reperibile. Alla fine
rintracci Lewis Steel, l'avvocato di John Artis. Si present a
Steel come un amico di Rubin. Dopo essere stato informato
sull'accaduto, Steel disse ascolta, se gli vogliono fare qualche
cosa, l'hanno gi fatto!. L'affermazione, ovviamente, non
tranquillizz i canadesi. Rubin aveva detto loro che il maggior
pericolo per un detenuto  non aver nessuno fuori che sa cosa
gli succede dentro. Le guardie erano molto pi prudenti con i
prigionieri che potevano ricevere aiuto dall'esterno.
Steel cerc di chiamare la prigione ma a quell'ora gli uffici
erano chiusi. Inform Terry che il mattino seguente avrebbe
chiesto a Beldock di chiamare Trenton per scoprire che cosa
stava succedendo.
Lesra e i canadesi erano spaventati; non riuscivano ad avere
nessuna informazione e speravano che Rubin fosse ancora vivo.
Finalmente, dopo 42 ore, il telefono squill e il centralino
chiese se accettavano una telefonata a carico del destinatario. La
comunicazione era disturbata e la voce di Rubin distante.
Stai bene? gli chiesero con tono ansioso. Dove sei?
Rubin rispose di non preoccuparsi e per un istante furono
sollevati. Aggiunse che nel posto in cui si trovava non aveva
nessun diritto di accesso al telefono e che aveva potuto chiamare
solo perch una delle guardie lo aveva riconosciuto. Aveva
detto alla guardia che doveva contattare il suo avvocato per farlo
uscire di l e invece aveva chiamato il Canada.
Dove sei?
Sono nell'ospedale psichiatrico criminale di Trenton. In
cella di isolamento
Cosa?
Mi hanno accusato di avere fomentato una sommossa con
altri tre detenuti.
Non ci credo!
A quanto pare, qualcuno ci crede. Devo attaccare adesso! Ti
scriver una lettera. Riguardati!
E di nuovo, pi niente.
9 dicembre 1981
mercoled (credo)
Cari amici,
se dicessi che questa  una lettera strana da un posto altrettanto
strano sarebbe una semplificazione assolutamente
eccessiva, perch questo  Yinferno puro e semplice. Questo
luogo  l'incarnazione della follia. Attorno a me, gli
odori, i rumori, le sensazioni, sono la catastrofe che prende
forma senza che nessuno si preoccupi per gli altri. Le
urla lanciate da coloro che sono qui gi da tempo contraccambiate
dall'indifferenza dei secondini, colgono spaventosamente
l'enorme pericolosit di questo posto, e quanto
poco controllo ci sia - mentre, allo stesso tempo, esso
deve la sua fama al massimo controllo! (Vi prego di perdonare
questa lettera. Ma non  facile scrivere nell'oscurit.
Quindi, a ogni parola devo alzarmi dal letto e andare vicino
alla porta per poter vedere.) Vale a dire assolutamente
nessun controllo! Nessuno ascolta nessuno.  da domenica
che cerco di farmi dare una lampadina, un asciugamano,
un pezzo di carta e una matita; questo pezzo di carta e
questa matita non provengono da loro, ma dal detenuto
nella cella accanto alla mia e lui non ha fatto una doccia da
90 giorni. Solo Dio sa quanto puzza questo posto! (sorridete)
A ogni modo, ieri pomeriggio ci hanno dichiarato colpevoli
di quello di cui ci accusavano, qualsiasi cosa fosse,
e ci hanno condannati a 15 giorni in cella di isolamento,
a un anno nel Reparto di Rieducazione di questo ospedale
e alla perdita di 365 giorni di commutazione della pena
- quindi, tutto sommato non mi rimane cos tanto tempo
da trascorrere ancora in prigione? (sorridete) Pensate solo
questo: quando usciremo di qui saremo loro debitori di un
po' di tempo, e non il contrario! Grandioso.
Ah, si quasi dimenticavo - in allegato troverete una
lettera che questa notte ho ricevuto da Sam,  tutta un
gran guazzabuglio dei suoi scritti. Riuscire a scagionare
Sam sar difficile. Voglio dire, guardate alla roba che quel
tipo ha scritto - chi crede di essere? Me? Veramente fantastico!
Vi voglio davvero bene e mi mancate tutti, ma non credo
che potremo vederci (secondo le regole di questo posto)
prima della fine di questi 15 giorni - e forse per quel
giorno l'intera questione sar finita! Io spero e prego.
Vi voglio bene
Rube
Fu solo alla seconda telefonata di Rubin, molti giorni pi
tardi, che i canadesi vennero a conoscenza delle cause della sua
disavventura.
La sera del 5 dicembre Rubin era seduto sul letto e leggeva
e improvvisamente una guardia url: Tutti in piedi! Mettete
le mani sulle sbarre!. Rubin rimase dov'era e continu a leggere.
Quando la guardia arriv alla sua cella ordin a Rubin di
alzarsi. E un'ispezione in piedi.
Rubin lo ignor; da tempo non gli veniva chiesto di alzarsi
in piedi per un controllo dei presenti. I detenuti si erano opposti
a quel regolamento e avevano conquistato il diritto di non
alzarsi se non in caso di vera emergenza (per esempio dopo una
fuga). Niente indicava che questa era un'emergenza. I controlli
in prigione erano di routine: ce n'era uno ogni due ore e sempre
dopo un cambio di turno. Lo scopo era di assicurarsi che
tutti fossero nel posto in cui dovevano essere. La guardia a colpo
d'occhio poteva vedere che Rubin era nella sua cella, tuttavia
disse a Rubin di alzarsi oppure sarebbe stato messo sotto accusa.
Rubin rimase immobile sul letto. La guardia continu a
contare. Nella sua ala, ne trov altri tre che non volevano collaborare:
uno era nel cesso, e non si poteva alzare e altri due stavano
dormendo e non si erano alzati abbastanza velocemente.
Al termine del controllo, la guardia e molti altri tornarono
alla cella di Rubin. Gli ordinarono di svestirsi e di girarsi con la
schiena contro le sbarre, di piegarsi e di allargare le gambe. Una
guardia gli ispezion il retto poi gli disse di rivestirsi, di girarsi
e di mettere i polsi attraverso le sbarre. Rubin fu ammanettato.
Le guardie aprirono la porta della cella, gli misero i ferri alle caviglie,
una pesante cintura attorno alla vita e assicurarono le
manette alla cintura.
Rubin e gli altri tre detenuti furono accusati di non aver obbedito
a uno specifico ordine di una guardia (Prohibited Act
Nr. 256), di voler sovvertire con la propria condotta il regolare
e ordinato andamento dell'istituto (Nr. 306) e di aver dato luogo
o incoraggiato una adunata sediziosa (Nr. 253) - una guardia
disse che qualcuno aveva urlato agli altri prigionieri del settore
Non alzatevi! Metteteci il cazzo, sulle sbarre!
Fu fatto salire su un mezzo della prigione e trasportato al
Blocco Vroom (chiamato cos in memoria di Peter D. Vroom,
governatore del New Jersey nel XIX secolo) da cui provenivano
suoni agghiaccianti. Nel sotterraneo Rubin fu condotto
lungo un corridoio su quale si affacciavano delle celle. Le porte
erano state coperte con del filo spinato per impedire ai prigionieri
di allungare le mani e afferrare le guardie oppure di scagliargli
contro degli oggetti. Si fermarono di fronte a uno di
questi inospitali stanzini e gli tolsero i ferri, la cintura e le manette.
A questo punto Rubin aveva gi subito tre ispezioni corporali.
Dall'interno della cella buia arrivava un fetore asfissiante.
Rubin si gir verso una guardia e disse: Pulisci quella fottuta
cella prima che io entri.
La guardia rise. Non  la tua cella che puzza disse.  il tipo
di fianco a te. Non fa una doccia da mesi.
Sebbene, con gli anni passati dietro alle sbarre, Rubin si fosse
abituato a certi odori fetidi - l'aria della prigione  sempre nauseante
- fu sul punto di vomitare. Tuttavia, non appena si sistem
nell'oscurit della sua nuova dimora, cominci ad avere
compassione per il suo nuovo vicino. Sento il tuo odore, fratello
pensava Rubin, ma riesco anche a sentire i tuoi rumori!
Rubin aveva capito che quel povero figlio di un cane si era ridotto
in quello stato come sua unica forma di protesta. Il non
lavarsi era un atto di sfida, esercitava il suo ultimo frammento
di volont sul suo proprio corpo.
Quella stessa notte, Rubin ud un suono ritmato, distante ma
che si avvicinava minaccioso. Erano le guardie che con passo
pesante marciavano in formazione e si avvicinavano sempre di
pi. Ogni guardia portava un elmetto e uno scudo, in completo
assetto antisommossa. Come un insetto mortifero dotato di
molti piedi, dalla conchiglia dura, pass davanti alla cella di
Rubin e si ferm alcune celle pi avanti. Qui spalanc la porta,
afferr il prigioniero e cominci a picchiarlo fino allo stordimento.
L'insetto malefico cominci la ritirata, e di nuovo battendo
i piedi all'unisono, usc dall'ala in senso opposto. Questo
massacro veniva perpetrato tutte le notti e ogni volta era un
prigioniero diverso che veniva picchiato, che implorava e gemeva,
poi il silenzio.
La legge dello stato proibiva di tenere i prigionieri in cella di
isolamento per pi di quindici giorni di fila, ma nel Blocco
Vroom era normale aggirare la legge. Due detenuti erano l
perch l'anno prima avevano tentato di fuggire dal Penitenziario
di Stato di Trenton. Un altro uomo, una delle vittime preferite,
nove anni prima aveva ucciso una guardia carceraria ed
era sempre stato in cella di isolamento fin da quel giorno. A
volte, dopo essersi contorto dal dolore per ore, veniva portato
all'ospedale St. Francis di Trenton per risistemargli gli arti rotti;
ma questo non era fatto per benevolenza: le ossa venivano accomodate
solo per poterle rompere nuovamente dopo qualche
tempo.
Rubin era furibondo e sopraffatto dalla sua stessa impotenza.
Ogni notte era costretto ad assistere, ad ascoltare queste brutali
spedizioni punitive. Ogni notte, quando il rumore dei passi cadenzati
si avvicinava, si aspettava di essere il prossimo; e ogni
notte lo ripugnava dover sperare di non essere lui. Doveva frenare
quei pensieri. Se quello squadrone spietato superava la sua
cella, significava una cosa sola, che uno dei suoi disgraziati vicini
sarebbe stato la prossima vittima. Non poteva augurarlo a
nessuno. Quegli uomini cos stremati e mortificati soffrivano
gi abbastanza. Nessuno si meritava una simile tortura.
Rubin non riusciva a smettere di pensare che cosa avrebbe
fatto se si fossero fermati davanti alla sua cella. In cuor suo sapeva
che non gli avrebbe mai permesso di venire picchiato nel
modo in cui aveva sentito fare agli altri. Avrebbe lottato e sarebbe
morto - semplicemente. Nel momento in cui Rubin si
rese conto che era pronto a pagare il prezzo pi alto, il terrore
che quella squadra crudele si fermasse alla sua cella cominci a
svanire.
Una notte, la squadra antisommosse si stava avvicinando con
il solito passo cadenzato. Le guardie stavano entrando nell'ala e
Rubin poteva sentire le loro voci rimbombare mentre ne terrorizzavano
un altro. Questa volta per, la loro preda preferita,
l'assassino della guardia, era pronto.
Ohi! Vaffanculo! url una guardia. Ohi! Ha un mattone!
Quel giorno Rubin aveva sentito il tipo che cercava di togliere
un mattone dal muro della cella. Il suo successo rese quei
mostri ancora pi feroci, pi vendicativi. Picchiarono spietatamente
il prigioniero, ma non prima che riuscisse a fare del male
a sua volta - perlomeno all'uniforme di una guardia.
Il giorno seguente Rubin sent per caso due guardie che ridevano
dell'agente Tal dei Tali che era stato portato al St. Francis
perch era stato colpito sull'elmetto e della moglie che si era
presentata urlando in modo isterico denunciando i pericoli derivanti
dal lavoro in una prigione. Qualche cosa deve essere
fatto, insisteva, per proteggere le guardie carcerarie da quegli
animali dietro le sbarre.
Il 9 dicembre, un detenuto che fungeva da collegamento
paralegale con l'amministrazione carceraria si present a
Rubin per scortarlo fino al tribunale; si trattava di un tribunale
interno composto da tre agenti che giudicava i casi disciplinari.
Rubin sorprese la sua scorta affermando che non sarebbe andato.
Ascolta, fratello disse Rubin, faranno esattamente tutto
quello che vorranno fare con o senza di me. Non ne voglio sapere.
Di' loro che sono occupato.
In un'altra occasione Rubin aveva preso parte a questa pagliacciata.
Nel 1974 era stato eletto direttore della commissione
dei detenuti nel Penitenziario di Stato di Rahway, New Jersey.
La commissione aveva lo scopo di ripristinare dignit e diritti
dell'uomo per tutti i detenuti, di incoraggiare i detenuti a prendere
decisioni significative e ad assumersi la responsabilit della
propria esistenza. In questo modo, forse, il loro reinserimento
sociale come esseri umani sarebbe stato pi facile, sarebbero
stati in grado di controllarsi. Non avrebbero costituito una minaccia
per la societ e avrebbero avuto maggiori possibilit di
non finire nuovamente in prigione.
La commissione introdusse una serie di modifiche al regolamento
carcerario, necessarie da tempo, che ebbero effetti positivi
e furono accettate dai detenuti. Tuttavia la capacit dimostrata
dalla commissione nella gestione della vita in comune dei
prigionieri fu considerata un modo di sovvertire l'ordine prestabilito
dell'istituto. L'ordine era mantenuto istigando le varie
fazioni le une contro le altre: neri contro bianchi, spagnoli
contro neri, mussulmani contro cristiani, e i violenti contro
tutti. Una notte Rubin, durante un incontro non autorizzato,
critic l'istituto carcerario e afferm la necessit di adottare
mezzi pacifici per un fine migliore; Rubin fu portato davanti a
un tribunale interno e venne giudicato colpevole di sobillazione.
Quindi fu condannato alla reclusione nel Blocco Vroom
per un periodo di tempo indeterminato(1).
Dopo 92 giorni nel Vroom, Rubin riusc a far portare il suo
caso davanti a un tribunale federale. La sentenza stabiliva che i
diritti di Rubin a un processo equo erano stati violati, che la
sobillazione non era un reato contemplato dal regolamento
disciplinare, e infine che il verdetto e la punizione erano stati
decisi prima che il tribunale interno si riunisse. Rubin venne
rimandato a far parte della normale popolazione carceraria,
ma non a Rahway dove avrebbe potuto continuare la sua attivit
riformatrice. Doveva sperimentare le condizioni pi dure
nel carcere di massima sicurezza di Trenton.
Questo era accaduto circa otto anni fa, pens Rubin, e il suo
ricorso contro il Department of Institutions and Agencies (Dipartimento
degli Istituti carcerari) del New Jersey per quella
prima reclusione illegale nel Vroom, Carter contro Klein et al.
(Causa civile Nr. 74-774), era ancora in attesa di giudizio.
Ebbene, era di nuovo nel Vroom. La scorta rifer al tribunale
che Carter si era rifiutato di difendersi dalle accuse per le
quali, come aveva scritto ai canadesi, era stato condannato a
un anno nel Reparto di Riabilitazione del Vroom e alla perdita
di un anno del periodo di commutazione della pena.
L'accusa Nr. 256 rifiuto di obbedire fu considerata come
una ripetizione della 306. E fu trovato non colpevole dell'accusa
Nr. 253 adunata sediziosa. (Risult che nessuno si ricordava
di aver sentito qualcuno incitare gli altri a non rispettare
l'ordine di alzarsi durante il controllo o di fare qualsiasi
cosa con il proprio cazzo).
Per la maggior parte dei detenuti queste sanzioni avrebbero
costituito una vera tragedia, ma Rubin doveva scontare tre
ergastoli a vita e quell'anno aggiuntivo non aveva per lui alcun
significato. Non sperava n nella libert sulla parola n nel proscioglimento
dalle accuse e non nutriva alcuna illusione sul suo
futuro: gli avrebbero fatto scontare tutta la pena comunque.
Riguardo al suo anno nel Vroom, dopo i primi quindici giorni
in cella di isolamento, le cose migliorarono notevolmente. Rubin
fu trasferito in un'altra ala dell'edificio e per la prima volta
dopo due settimane ebbe il modo di radersi e di guardarsi allo
specchio. Era macilento, i lineamenti del suo volto erano tirati,
i suoi occhi stanchi. Non era stato picchiato e da tempo era diventato
insensibile al tipo di sofferenze a cui aveva assistito in
isolamento, ma non poteva negare che quelle esperienze lo
avevano messo a dura prova.
In quel momento si trovava in un raggio di circa dodici
celle, isolato e sterile, una delle ultime novit dell'architettura
carceraria. Per nessun motivo ai detenuti era concesso uscire
dalla propria cella. Tutto rimaneva chiuso per ventitr ore al
giorno. Il cibo veniva fatto scivolare attraverso un'apertura
nella porta, somministrato in cella, secondo quanto stabilito
dall'Appendice al regolamento per i settori a mobilit ridotta
dell' Ordinamento del penitenziario di Trenton. Era come
essere sepolti - nessun movimento, nessuno stimolo solo silenzio.
Un anno di prigionia in quel posto avrebbe significato l'inferno
per la maggior parte dei detenuti, la peggior punizione
che l'autorit carceraria avrebbe potuto loro infliggere. Per
Rubin, che raramente lasciava la sua cella, questo tipo di detenzione
era normale. Inoltre, qui la sua cella era pi grande rispetto
alla cella di Trenton di appena 1,5 per 2 metri, oltre tutto questa
era nuova e pulita. Aveva una di quelle unit lavabo-wc in
acciaio inossidabile ancora sfavillante che Rubin considerava da
era spaziale. Anche se non aveva il permesso di ricevere visite,
poteva usare il telefono molto spesso. Non era certamente un
paradiso, ma almeno per Rubin era un inferno molto pi vicino
al paradiso di quanto non lo fosse Trenton.
Rubin aveva notato che qui il comportamento delle guardie
era singolare; ignoravano completamente i prigionieri. Quando
la tua biancheria non ritornava da chiss quale lavanderia
dell'edificio, e quindi chiedevi quando sarebbe arrivata, non
ottenevi risposta. Non veniva accolta nessuna richiesta eccetto
l'uso del telefono. Ogni cella aveva una spina e la guardia portava
il telefono nelle varie celle. Le altre richieste non ti erano
negate, semplicemente non c'era risposta. Nessuno mostrava
interesse. Molte volte in prigione Rubin aveva visto il disinteresse
pi totale, ma qui a Vroom ne avevano fatto una forma
d'arte.
Rubin aveva il telefono e poteva parlare ai canadesi ed era
come se fossero in prigione con lui. In una giornata tipo potevano
stare al telefono anche dalle sei alle otto ore. (I canadesi
erano fortunati a potersi permettere, almeno per il momento,
di pagare delle bollette telefoniche cos salate: la bolletta di gennaio
fu di 4238,39 dollari) Questo s che era tempo speso bene.
Discutevano animatamente di molte cose. I canadesi poterono
condividere con Rubin la dolorosa esperienza di quel periodo
di prigionia. Era come se fossero fisicamente con lui, sentivano
i rumori della prigione e Rubin si fidava abbastanza da non dover
negare o modificare la realt dei fatti per non preoccuparli.
Gli avrebbe detto esattamente tutto quello che accadeva in
qualsiasi momento. Questa franchezza era una novit per Rubin,
esporre se stesso e la vita dietro le sbarre giorno dopo
giorno senza riserve.
A volte, i suoni che provenivano dalle altre celle raggelavano
il sangue. Rubin avrebbe commentato, le persone qui non
sono imbavagliate troppo strette. Pochi prigionieri avevano
ancora una famiglia o degli amici, nessuno accettava le telefonate
a carico. Da soli era assolutamente impossibile combattere
contro il processo di disumanizzazione. C'era un giovane detenuto,
un adolescente, che era in contatto diretto con Maometto
e con Ges. Talvolta conversava a voce alta con loro
tanto che i canadesi a Toronto lo potevano sentire. Altre volte
lo sentivano implorare, urlare e poi piangere, Fatemi uscire, vi
prego! Aprite la porta! Aiutatemi, aiutatemi!
Sapendo che i carcerati hanno fama di non essere fra le persone
pi tolleranti della terra, e che di solito non vogliono che
la loro quiete venga disturbata, i canadesi chiesero a Rubin
perch gli altri uomini non gli dicevano di fare silenzio. Rubin
rispose che in un luogo come quello, ogni detenuto era in grado
di capire la paura e la solitudine del ragazzo e sapeva che ci
sarebbe stato un momento in cui lui stesso avrebbe ceduto.
Avrebbe potuto essere lui a piangere e allora non avrebbe voluto
sentire le imprecazioni degli altri.
Rubin si era appena abituato all'idea di passare un anno nel
Vroom, quando, senza preavviso, la sua condanna per non essersi
alzato durante l'ispezione venne commutata a solo novanta
giorni. Rubin fu spostato dal Vroom e mandato in una Unit
di controllo (Management Control Unit), MCU, presso il penitenziario
di Trenton. MCU era il nome attribuito negli anni Ottanta
alla segregazione amministrativa; a parte il nome nulla era
cambiato rispetto alle condizioni che Rubin aveva cercato di
fare abolire a Rahway nel 1974.
Nel MCU l'accesso al telefono fu drasticamente limitato ed
era pi sporadico, tuttavia i canadesi rimasero il suo filo diretto
con il mondo. I detenuti erano avvezzi a un certo ordine:
rancio alle sette, conta, fuori al lavoro, rientro nelle celle,
conta, rancio, conta, di nuovo al lavoro, le stesse cose
ogni giorno. I detenuti si abituavano velocemente a questa irreggimentazione
tanto che costituiva un modo per dare significato
alla propria vita. La peggior causa di sconvolgimento
per un detenuto, disse Rubin ai canadesi  quella di veder
cambiare la propria routine in modo arbitrario: non farlo
uscire dalla cella, dargli il rancio a orari sempre diversi, accendere
e spegnere le luci, giocare continuamente con i suoi privilegi.
Questi erano i metodi usati nel MCU - tutti metodi di
tortura sperimentati.
Rubin rimase in quel singolare country club di Trenton tre
mesi; trascorso questo tempo gli ordinarono di portare le sue
cose nella sezione generale. Riemp un carretto con i suoi documenti,
libri e indumenti (che aveva finalmente riavuto dopo
gli andirivieni dal Vroom) e si diresse verso l'ala a lui assegnata.
Era in un tale stato di degrado fisico (poich era sempre stato
rinchiuso) che a stenti riusc a coprire quella distanza e a spingere
tutti i suoi beni terreni. Arrivato alla sua cella, diede uno
sguardo, chiam una guardia e, ancora respirando affannosamente,
gli disse che avrebbe riportato le sue cose all'Unit di
controllo perch quella cella era inabitabile. Non sarebbe entrato
e non avrebbe messo le sue cose in quella porcilaia. Il lavabo
era stato divelto dal muro, la latrina era sudicia e il
materasso puzzava da far schifo. La guardia gli ordin di entrare nella
cella. Rubin si gir e prese il carretto con tutte le sue cose e lo
spinse nuovamente fino all'Unit di controllo.
Tutta la prigione era in fermento per l'audacia di Rubin. I
detenuti non vedevano l'ora di raccontare ai canadesi in occasione
della loro visita seguente, come Hurricane, senza un momento
di esitazione, si era diretto fuori da quell'ala. Non si era
mai sentito che qualcuno avesse preferito l'Unit di controllo a
una cella in un'ala normale. Non era una cosa da farsi, e ancora
pi raro era vedere un prigioniero che riusciva a farla franca.
Alcuni giorni dopo, ordinarono a Rubin di spostarsi alla cella
6-sinistra; era al quarto piano del settore in cui si trovava Sam.
Nuovamente Rubin radun le sue cose e si incammin attraverso
la prigione, attraverso il centro, attraverso i numerosi
posti di controllo fino alla cella 6-sinistra. Il suo arrivo nell'ala fu
sottolineato da un fragoroso applauso e da fischi. Il guerriero di
ritorno sorrideva. The Rose aiut Rubin a trasportare le sue
cose su per le quattro rampe di scale fino alla sua nuova cella.
Erano passati sei mesi dall'ultima volta che aveva visto Rubin.
 Note.
1. Nel 1958, in qualit di ricercatore presso la facolt di sociologia
dell'Universit di Princeton, Gresham M. Syloes scrisse nella sua relazione
sul Penitenziario di Stato di Trenton, The Society of Captives: Centri di
potere fra la popolazione carceraria - sotto forma di uomini riconosciuti
come leader dagli altri detenuti - possono essere neutralizzati ricorrendo
alla reclusione o all'isolamento in altre prigioni federali. Proprio come gli
stati del sud-est servirono da discarica per gli schiavi pi turbolenti prima
della Guerra di Secessione, ... gli ospedali psichiatrici servono da discarica
per gli istituti di massima sicurezza.


Capitolo 13.

Non appena Rubin ritorn a essere un detenuto normale, i
canadesi ripresero le visite abituali e decisero di rimanere a
Trenton per una settimana ogni mese.
Nell'estate del 1982 la Corte Suprema dello Stato del New
Jersey non si era ancora pronunciata sul ricorso di Rubin, tuttavia
non tutto appariva avverso e di cattivo auspicio: ci furono
tre eventi che risollevarono le speranze di Rubin, Lesra e dei
canadesi. La possibilit di essere rilasciato si fece concreta; alcune
persone che conoscevano erano riuscite a uscire.
Una di queste persone era John Artis.
Proprio prima di Natale, mentre Rubin penava nell'inferno
dell'ospedale psichiatrico criminale, John aveva ottenuto la libert
sulla parola dopo aver scontato i quindici anni minimi
della sua condanna.
Diversamente da Rubin, che era sempre stato rinchiuso in penitenziari
di massima sicurezza, John era stato imprigionato in
istituti meno severi, come il Leesburg Farm, che non aveva mura
di recinzione. John era un detenuto modello; aveva sempre partecipato
alle attivit ricreative, aveva persino frequentato il college
per conseguire il diploma. Ma, durante una conferenza stampa
alla Rutgers University con l'avvocato Lew Steel, organizzata
per annunciare la sua liberazione, il trentacinquenne Artis neg
fermamente di essere stato rieducato.
Per che cosa? chiese.
A nessuno sembrava interessare che stavano rilasciando un
uomo impenitente, un uomo che aveva sostenuto con fermezza
la propria innocenza e che aveva rifiutato di dichiararsi colpevole.
Alle autorit non interessava, per loro Rubin era il vero
criminale, il leader della banda, era lui quello che volevano.
Anche le rispettive condanne lo dimostravano: le tre condanne
di reclusione a vita di John erano tutte simultanee, mentre
Rubin ne aveva due consecutive.
Quindi Rubin per altri quindici anni non avrebbe potuto
uscire sulla parola (non che ci sperasse), tuttavia il rilascio di
John lo rese pi tranquillo sapendo che almeno lui era fuori.
Nel 1981 venne rilasciato un altro detenuto, Shahid Al;
un astuto penalista prepar la linea di difesa sulla base del suo
stesso ricorso e riusc a scagionarsi. Quando Rubin gli scrisse,
nel febbraio del 1982, stava lavorando a Newark come assistente
nello studio legale di Junius W. Williams, il quale si
stava candidando per la carica di sindaco. Rubin chiese a
Shahid se se la sentiva di assistere alla seconda serie di argomentazioni
orali richiesta dalla Corte Suprema. Shahid era
svelto, conosceva la legge e gli avrebbe potuto dare una valutazione
obiettiva dell'udienza.
La risposta di Shahid arriv in una lettera indirizzata al Sig.
Rubin Hurricane Carter, guerriero, combattente per la Libert.
Shahid sarebbe stato felice di dedicare tutto il tempo e le
energie di cui disponeva per aiutare Rubin a uscire; un viaggio
di un giorno a Trenton era ben poca cosa.
Quel giorno Shahid fu uno dei due afroamericani presenti
alla Corte Suprema; l'altro fu John Artis. La presentazione delle
prove si rivel complicata e Shahid prese degli appunti dettagliati.
Il giorno seguente li lesse al telefono a Terry, il quale a
sua volta pass le informazioni a Rubin.
Shahid pensava che gli avvocati di Rubin fossero straordinari
e che avessero fatto un lavoro magnifico. Il professor Friedman
parl per primo, quasi per un'ora, poi fu la volta di Beldock,
per circa dieci minuti, e infine Steel per circa trentacinque minuti.
Risposero alle domande dei giudici in modo convincente.
Shahid era sicuro che cinque dei sette giudici erano senza
dubbio a favore della difesa, e sembravano meno impressionati
dalla pubblica accusa. Quando la pubblica accusa complet la
sua presentazione delle imputazioni in soli dieci minuti, il giudice
capo Wilentz comment incredulo,  tutto qui?
Sembra fantastico! esclam Terry.
Ascolta, aggiunse Shahid, dai questo messaggio a Rubin:
sappiamo che non bisogna puntare tutto su una sola carta, ma
questa  una carta molto importante!
Al penitenziario di Stato di Trenton, il marted era giorno di
scarcerazione. Se per caso i canadesi erano in visita, potevano
vedere i detenuti uscire da quel luogo sudicio - avevano
l'aspetto di chi era appena uscito da un porcile - con le loro poche
cose dentro scatole di cartone o in sacchetti di carta, con
un televisore sotto un braccio e magari anche un ventilatore.
Anche Mobutu aveva quell'aspetto il giorno in cui usc di prigione.
I canadesi volevano fargli una sorpresa, condividere con
lui la gioia dei suoi primi momenti di libert e ringraziarlo per
essersi preso cura di Rubin quando erano stati compagni di cella
nella 2-sinistra.
I canadesi non avevano mai incontrato Mobutu, ma gli avevano
parlato al telefono un paio di volte e si erano scritti a vicenda.
Le sue lettere erano state fonte di gioia per loro, erano variopinte,
l'inchiostro era alternativamente blu, rosso poi verde e tutte
erano firmate vi voglio un bene da morire, The Old Man.
Dalle lettere seppero che era nato il 15 marzo 1902 in Congo.
Suo nipote Joseph Mobutu era l'attuale presidente dello
Zaire (il corrotto Mobutu Sese Seko). I suoi genitori erano una
coppia strana: sua madre era una pigmea, alta un metro e ventiquattro
centimetri, e suo padre era un watusso di due metri e
trentotto; fra di loro parlavano in swahili. Quando aveva solo
un anno, emigrarono in America, a Trenton, New Jersey. Suo
nonno paterno fu uno degli scavatori che contribuirono alla
costruzione dei tunnel Holland e Lincoln, sotto il fiume Hudson,
e che collegavano il New Jersey con Manhattan. Erano
molto poveri e Mobutu da bambino portava vestiti rimediati;
dedic il resto della sua vita a curare la propria immagine.
Scapp da scuola, oppure fu cacciato, e nel 1915 arriv a New
York dove incontr un uomo di nome Alabama e insieme tirarono
a vivere vagabondando. A Seattle, nel 1917, Mobutu entr
nella Marina mercantile e trascorse due anni facendo il lavapiatti,
poi tre anni come aiuto cuoco e infine come cuoco fino al 1975.
Mobutu era fiero del fatto che dall'et di dodici anni non si era
mai ammalato. Aveva ancora tutti i denti e solo adesso, all'et di
77 anni, aveva bisogno degli occhiali per leggere; anche se ho
sempre portato gli occhiali scuri. Il suo primogenito aveva 62
anni ed era un maggiore in pensione; un altro era un cardiochirurgo
all'ospedale Johns Hopkins di Baltimora; gli altri figli erano
dei ruffiani e dei truffatori; ne aveva un altro che suonava il basso
tuba per Count Basie.
In una delle sue lettere, Mobutu raccontava del giudice della
Corte Suprema degli Stati Uniti, Thurgood Marshall, l'avvocato
dell'NAACP che nel 1954 aveva vinto il caso storico per
l'abolizione della segregazione razziale nelle scuole, Brown contro
il Ministero della Pubblica Istruzione, e il solo afroamericano a
sedere nella corte pi importante degli Stati Uniti:
Ebbene Turkey [cos gli amici chiamavano affettuosamente
Thurgood] lui e io eravamo andati a scuola insieme.
Non mi aveva mai preso in giro per i miei miseri vestiti.
Una volta mi chiese che cosa avrei fatto da grande.
Risposi che mi sarei procurato dei dadi e un mazzo di carte
e che in un anno avrei potuto comprare un cappello
Stetson, delle scarpe Stetson, un bel vestito, un orologio
da taschino e una moneta da venti dollari in oro attaccata
all'altra estremit della catena dell'orologio, e quindi sarei
stato pronto per il mondo! Lui disse invece che avrebbe
fatto l'avvocato cos avrebbe potuto tenermi fuori di prigione.
Mobutu era un vecchio forte con il quale non avresti voluto
litigare. N Rubin n i canadesi sapevano quanto credere di
quello che raccontava, ma certo amavano ascoltare le sue storie.
Di sicuro aveva avuto una vita incredibile. Aveva quasi
ottant'anni ed era in prigione da tre; deplorava il fatto che la maggior
parte dei detenuti di adesso era solo una marmaglia di giovani
teppisti. Non avevano rispetto, non sapevano come vivere
in prigione. Invece Rubin era qualcuno, aveva classe. Sapeva
come portare rispetto ai pi vecchi di lui. Rube  un bravo
ragazzo, scrisse Mobutu, lo amo come se fosse mio figlio.
Quando quel marted, Lisa, Terry e Sam si avvicinarono a
Mobutu nella sala d'attesa del penitenziario, lui era seduto su
una panchina accanto al suo prezioso televisore. (I canadesi
sorrisero quando riconobbero il televisore che avevano mandato a
Rubin.) Mobutu stava aspettando l'agente carcerario che doveva
accompagnarlo fino ad Asbury Park, dove avrebbe abitato
con alcuni parenti. Aspettava anche il suo assegno da cinquanta
dollari da parte del Dipartimento carcerario del New Jersey, il
solito regalo di commiato della prigione. Con quel completo
in jeans, nuovo di zecca, ricevuto dall'amministrazione, rassomigliava
al leggendario cantautore di blues Leadbelly. Era tarchiato,
con la pelle scura, muscoloso, con la testa rasata. Non
dimostrava pi di sessantanni.
Mobutu sembr sorpreso quando i canadesi gli si avvicinarono
e lo chiamarono per nome. Lui li guard con freddezza;
ci mise un po' prima di riconoscerli dalle fotografie che Rubin
gli aveva mostrato. Poi il suo saluto fu caloroso.
I canadesi si prenotarono per la visita in parlatorio, poi si fermarono
a parlare con Mobutu per pi di un'ora prima di vedere
Rubin comparire dietro al vetro antiproiettile. Mobutu gli
sorrise e lo salut con la mano. Tuttavia, poich era in libert
sulla parola e non gli era permesso frequentare dei criminali
dichiarati, si trattenne dal sollevare il ricevitore per parlare con
Rubin. Il volto di Carter si illumin, non riusciva a credere che
i canadesi stavano in piedi vicino a Mobutu, che lo abbracciavano
e scherzavano con lui, in libert. Rubin e i canadesi erano
eccitati per Mobutu. Anche se una leggera ombra di tristezza
offuscava la loro gioia, speravano che presto, un giorno, Rubin
sarebbe stato al posto di Mobutu, dall'altra parte del vetro, libero.
Nell'estate del 1982 Terry telefon quasi tutte le settimane
alla cancelleria della Corte Suprema del New Jersey per sapere
se la corte si era pronunciata sul caso Stato contro Carter. La risposta
fu sempre negativa. Era passato quasi un anno da quando
il giudice Leopizzi aveva pronunciato la sua decisione, circa
due anni dalla prima udienza di appello alla Corte Suprema
di Stato, circa sei anni da quando la sentenza di colpevolezza
era stata confermata. Perfino per i tempi della giustizia questa
decisione era eccessivamente lenta ad arrivare. Tutte le
volte che Lesra o i canadesi erano in auto, sia in Canada sia
negli Stati Uniti, ascoltavano la radio, sperando di sentire che
la condanna di Rubin era stata commutata. Le ore sembravano
giorni; i giorni settimane, i mesi anni e gli anni erano fatti
di 8760 ore.
In una giornata di sole di agosto inoltrato, a Toronto, Lesra
stava studiando Storia americana per un esame al corso della
sessione estiva; quando il telefono squill lui era in casa mentre
gli altri stavano lavorando in giardino oppure erano seduti
all'ombra della veranda.
S, l'accetto disse al centralinista. Cosa succede Rube?
Ehi Gus
Gus? Chi chiami Gus, amico? Sono Lesra!
Sei tu, Lez? Accidenti la tua voce assomiglia sempre pi a
quella di un bianco.
Blablabla!
Dove sono gli altri?
Lo sai, i bianchi, sono fuori a prendere il sole. Non ci fu
nessuna risata di ritorno. Rube, cosa c' amico? E accaduto
qualcosa?
Ho ricevuto la risposta della corte... Non ci hanno concesso...
perso
No! Dannazione! No!... Fammi avvisare gli altri.
Devo andare adesso, fratello. Il mio avvocato  qui con una
copia della sentenza. Ti chiamo pi tardi quando sono solo.
Lesra lasci cadere il ricevitore, si affacci alla finestra del suo
studio urlando. E Rube! Abbiamo perso! Abbiamo perso l'appello!
Quando arrivarono al telefono, si sentiva solo il segnale di libero.
Rubin aveva riattaccato.
Terry chiam la cancelleria della corte di Trenton per avere
maggiori informazioni; l'impiegato della segreteria chiese a
Terry di aspettare mentre controllava. Ritorn dicendo che le
sentenze di Carter e Artis erano state confermate.
Quale  stata la votazione? chiese Terry.
Quattro a tre.
Lei sta scherzando!
No, non sto scherzando fu la risposta stizzosa.
Seppero tutto dal notiziario della sera dell'ABC. Erano sconvolti,
ammutoliti, paralizzati. Max Robinson, il giornalista di
colore dell'emittente, annunci la notizia; in alto, sul lato destro
dello schermo era riportata una fotografia di Hurricane durante
un incontro. Una decisione controversa. Hurricane perde.
Quando Rubin chiam Toronto quella notte, aveva in
mano una copia della decisione della corte.
Non vi legger la decisione della maggioranza, perch 
solo merda. Hanno accettato le tesi della pubblica accusa su
ogni fottutissimo punto, anche la vendetta razziale. Ma c'
un'opinione discorde e questa  tutta un'altra cosa. E stata scritta
dal giudice Clifford. Le sue quattordici aspre pagine dicevano
tra l'altro:
 difficile immaginare una violazione madornale come
quella presentata da questo caso...
Harrelson stabil che Bello diceva la verit quando affermava
di essere nel bar sia prima sia durante la sparatoria.
Subito dopo il test della verit, il tecnico che l'aveva eseguito
espresse la sua opinione ai membri della pubblica accusa,
e non la cambi nonostante i loro sforzi per convincerlo
che era impossibile. Harrelson mai accanton
quella conclusione e, fu evidente durante l'udienza di rinvio,
lo crede ancora oggi...
Quindi  inevitabile concludere che non solo l'accusa
sapeva che la relazione scritta di Harrelson smentiva le
prove sulla posizione strategica da cui Bello avrebbe potuto
osservare la dinamica degli avvenimenti, ma aveva anche
nascosto il fatto che a Bello era stato dato il risultato
sbagliato del test con lo scopo di farlo crollare...
La contraddizione [della presenza di Bello nel bar e
non sulla strada] non  una semplice contraddizione di un
testimone nel descrivere le caratteristiche somatiche
dell'accusato o il colore dei calzini che portava. Si estende
fino alla possibilit e alla capacit di Bello di identificare
gli imputati e di descrivere i loro movimenti.  molto
probabile che quello che si vede da una posizione strategica
all'interno di un bar nel momento in cui scoppia una
rissa, non corrisponda a ci che si vede camminando lungo
il marciapiede dopo il massacro. Gli attacchi della difesa
al resoconto fatto da Bello circa gli avvenimenti,
come lui li aveva visti dalla strada, sarebbero partiti da una
prospettiva completamente differente e in un contesto
del tutto diverso.
Tutto questo avrebbe forse potuto cambiare il risultato
finale del processo? Come possiamo dire che non lo
avrebbe fatto, data la reale capacit di informazioni aggiuntive
di distruggere la deposizione del testimone pi
importante a carico dell'accusa, con il risultato che metteva
in dubbio le tattiche dell'accusa? Mai prima d'ora gli imputati
avevano sostenuto in modo cos convincente che
Bello era, da tutti i punti di vista, un totale e pi assoluto
bugiardo, completamente incapace di dire la verit...
Io voto per capovolgere la sentenza e chiedo un nuovo
processo.
Il giudice capo Wilentz e il giudice Sullivan mi autorizzano
a registrare che anch'essi condividono la mia opinione.
Per la conferma - giudici Pashman, Schreiber, Handler
e Pollock - 4
Per l'annullamento - giudice capo Wilentz e giudici
Sullivan e Clifford - 3.
Rubin lesse ai canadesi la decisione, ma la sua mente non era
presente. Durante la lettura si distraeva fcilmente, perdeva il
segno, inciampava sulle parole che di solito gli scorrevano facilmente
sulla lingua. Visto il rifiuto della maggioranza, era difficile
apprezzare la genialit dello scritto, la forza e l'acume della
sua logica. Gli avvocati di Rubin avevano affermato che non
avevano mai visto un giudizio legale cos straordinariamente
lucido. Eppure, pensava Rubin, che differenza faceva? Contava
meno di niente. Lui era ancora in prigione.
 
Capitolo 14.

Se la carriera di Rubin si era interrotta all'atto della condanna,
quella altrui procedeva a gonfie vele. Poco dopo il primo
processo di Rubin, Vincent Hull, il procuratore per la
Contea di Passaic, fu promosso a giudice di Contea di Corte
d'Assise; Samuel Lamer, il giudice del primo processo del
1967, fu assegnato alla pi alta Corte Federale, quella di Appello.
Dopo il secondo processo il procuratore Burrell Ives Humphreys
(il quale, con orgoglio, teneva nel suo ufficio una fotografia
di Carter e Artis del 1976 mentre venivano riportati in
prigione) si ritrov ad avere la carica di giudice di Corte d'Assise
nella vicina Contea di Hudson. Vincent De Simone - che
James Lieber aveva descritto nella rivista The Natiott come il
poliziotto pi influente e importante della Contea di Passaic
- fu ufficialmente promosso a Capo della Squadra Investigativa
di Contea dal procuratore Humphreys solo alcuni giorni dopo
la lettura della seconda sentenza di Rubin. Il giudice Leopizzi,
durante il discorso pronunciato in occasione della cena di insediamento
in carica di De Simone, gli rivolse un encomio come
valoroso difensore della legge e dell'ordine.
La giustizia in New Jersey era appannaggio di una confraternita
ben organizzata; la reputazione e gli avanzamenti di carriera
di molti sembravano essere legati alla condanna di Carter e
non era difficile concludere che per loro tenere Carter in prigione
era politicamente vantaggioso. Diversamente la reputazione
della giustizia del New Jersey avrebbe dovuto essere salvata
dai contraccolpi della pubblicit negativa. Ma se Rubin
fosse stato riconosciuto innocente, allora altre persone avrebbero
tratto vantaggio dai gravi errori commessi.
Ben cosciente di queste dinamiche, verso la fine di agosto del
1982, Rubin invi una nota ai tre giudici dissenzienti. Dal
punto di vista legale, fu considerata come una comunicazione
ex parte (visto che veniva unicamente dalla difesa, senza la possibilit
per l'accusa di replicare) e quindi irregolare. Eppure, per
quanto riguardava Rubin, esisteva un solo punto di vista: quello della verit. Voleva ringraziare i giudici per il coraggio dimostrato
nonostante quello che si poteva definire come un
complotto politico per sviare la verit. Il filosofo greco Diogene
scrisse Rubin dedic tutta la sua vita alla ricerca di un
uomo onesto. Io ne ho trovati tre. Grazie.
Rubin aveva aspettato con ansia quel momento per poter sottrarre
il suo appello alla giurisdizione dello Stato e sottoporlo alla
giustizia federale dove, forse, gli equilibri politici locali e il nepotismo
erano pi lontani e le possibilit di una giustizia imparziale erano
maggiori. Poich l'omicidio negli Stati Uniti  un crimine di
competenza del singolo stato (e non del sistema giudiziario federale)
i processi si svolgono nei tribunali di Contea e i ricorsi sono esaminati
dalle corti di appello dello stato. Le sentenze dello stato possono
essere riesaminate da un tribunale federale solo in casi rigidamente
previsti e limitati dalla legge. Finalmente, dopo aver percorso molte
volte tutte le strade del sistema giudiziario statale, Rubin possedeva
tutti i requisiti per adire il sistema federale. Era ottimista verso i tribunali
federali, e punt tutto su questa unica speranza.
Rubin era consapevole del ruolo chiave che i tribunali federali
avevano rivestito per il movimento in difesa dei diritti civili
durante gli anni Sessanta, quando imposero ai tribunali dello
stato di rispettare la Costituzione. Rubin non avrebbe mai dimenticato
il modo rispettoso in cui fu trattato quando nel
1974, dal Vroom fu condotto davanti a un Tribunale Federale
di prima istanza e il giudice Clarkson Fisher ordin alle guardie
di togliergli i ferri e le manette, e di lasciare le pistole fuori
dall'aula. Rubin poteva sembrare estremamente pericoloso, ma
non aveva importanza: in quell'aula era in piedi, libero dalle catene,
e si sentiva uguale davanti alla legge.
Nonostante cercasse di rimanere ottimista, Rubin era sempre
pi sconfortato. Il suo caso era stato voltato e rivoltato cos tante
volte che ormai era quasi impossibile venirne a capo. I verbali si
accumulavano uno sull'altro cos da seppellire i fatti originari;
come avrebbe fatto un giudice sovraccarico di lavoro - anche un
giudice federale - a trovare il tempo per cercare il bandolo di quella
matassa? Rubin aveva l'impressione di essere il solo a conoscere
i fatti, i fatti nudi e crudi prima di essere travisati dalle invenzioni.
I canadesi lo esortarono a condividere con loro la verit, e
Rubin rispose lasciando che fossero gli atti a parlare. Fin da quando
era tornato dal Vroom, Rubin aveva lasciato presso l'ufficio postale
alcuni pacchi che i canadesi avrebbero dovuto ritirare dopo
le visite. Si trattava di verbali di deposizioni al Grand Jury, trascrizioni
del processo, articoli di giornale, dichiarazioni della polizia,
e varie decisioni del tribunale - i documenti che aveva portato
con s di cella in cella. I canadesi esaminarono i documenti,
poi cominciarono a scavare e a frugare nei ricordi di Rubin. Fecero
anche delle ricerche per conto proprio.
Paterson, a circa 30 chilometri da Manhattan,  la citt pi
importante della Contea di Passaic, e la terza citt pi grande
del New Jersey. Nel 1966 era una cittadina industriale in declino
con, 138.000 abitanti di cui 45.000 neri e 10.000 portoricani.
I canadesi scoprirono che la citt era gestita da strane congreghe
che avevano ostacolato un'indagine obbiettiva e un
giusto processo per gli assassini del bar Lafayette. Paterson era
terreno fertile per il crimine organizzato.
Verso la met degli anni Sessanta la famiglia Genovese che
da tempo aveva stabilito la propria supremazia in citt, stava
cercando di mantenere il controllo delle scommesse clandestine
e si stava battendo per mettere le mani sul florido commercio
della droga. La concorrenza proveniva principalmente dalla famiglia
Bonanno. Come in seguito rivelarono le intercettazioni
dell'FBI, Joe Bonanno, il capofamiglia, stava fondando ovunque
delle colonie, anche a Paterson, territorio dei Genovese.
La lotta si fece pi serrata quando i neri cominciarono a far parte
delle bande criminali (un processo inizi con Crazy Joe
Gallo), solitamente fungevano da contatto e da esecutori degli
ordini. La Contea di Passaic era nel bel mezzo di una guerra fra
bande che le autorit non volevano far trapelare.
Al momento della sparatoria al bar Lafayette nel giugno
1966, nella zona di Paterson, si erano verificati numerosi
omicidi, rimasti impuniti. La popolazione era terrorizzata, infuriata
ed esigeva dei provvedimenti. Il sindaco, la polizia e l'ufficio
del procuratore sentivano che la situazione era bollente.
Le autorit non volevano mettere a nudo n quel mondo
sommerso di delinquenza n la guerra che si stava scatenando al
di fuori dal loro controllo. A quel tempo anche l'FBI neg esplicitamente
l'esistenza del crimine organizzato. Non importa chi
dicesse che al bar Lafayette si scommetteva illegalmente. Al diavolo
le soffiate sulla droga, su Harlem, e sulla valigia piena di soldi
trovata nel baule dell'auto di una delle vittime. No, era molto
meglio per tutti guardare al massacro del bar Lafayette come a un
gesto di brutalit gratuita, un caso da risolvere a tutti i costi.
Il sindaco Frank X. Graves, il quale non perdeva occasione di
fare un caso politico del suo programma legge e ordine, allest
uno show imponente. La sua definizione degli omicidi del bar
Lafayette fu: uno dei crimini pi atroci nella storia della citt.
Invi 100 agenti di polizia per le strade, su un totale di 341 agenti
assegnati alle indagini. Promise promozioni e tre mesi di vacanze
agli agenti che avessero arrestato i colpevoli. La citt e un'associazione
locale degli esercenti pubblici offrirono premi per
10.500 dollari per la cattura e la condanna degli assassini.
Poco dopo, ancora un altro crimine turb la comunit e richiam
l'attenzione dell'opinione pubblica - l'omicidio clamoroso
di Johnny The Walk De Franco, un delinquente di Paterson.
Dopo aver aperto la porta gli fu tagliato il collo da parte a
parte in modo cos netto che sui suoi abiti non fu trovata neanche
una goccia di sangue. A quanto pare, i suoi capi sospettavano
che facesse la cresta sugli incassi settimanali delle scommesse e
che fosse anche un informatore. Perfino secondo la famosa rivista
Look, l'omicidio di De Franco era senza ombra di dubbio un regolamento
di conti, ma il procuratore della Contea di Passaic
esplicitamente evit di indagare su quella pista.
Al contrario, sulla base di prove assolutamente inconsistenti,
si colleg l'omicidio all'uccisione casuale avvenuta sei mesi prima
di una casalinga di periferia, Judy Kavanaugh, e vennero incriminate
cinque persone, compreso il marito, con la richiesta
della pena di morte sulla sedia elettrica.
I processi per gli omicidi Kavanaugh-De Franco provocarono
uno scandalo con ripercussioni considerevoli; ci furono
accuse di corruzione rivolte alle alte sfere(1); per quattro anni il
caso Kavanaugh-De Franco riemp le prime pagine dei giornali
e i processi costarono alla Contea 10 milioni di dollari. Un avvocato
della difesa con coraggio dichiar apertamente che l'accusa
voleva incastrare gli imputati.
Il famoso F. Lee Bailey, che agiva per la difesa, era cos scandalizzato
dalla corruzione che dilagava nell'ufficio del procuratore
della Contea di Passaic che scrisse una lettera aperta ai rappresentanti
eletti dello stato, richiedendo l'apertura di un'indagine:
Non ho mai visto in nessun tribunale di Stato e del governo
federale tali insulti alla giustizia, all'etica giudiziaria, e ai
diritti costituzionali come in questo preciso caso. Per tutti i
suoi sforzi Bailey ottenne una diffida all'esercizio della professione
nello stato del New Jersey. Alla fine gli imputati furono
tutti assolti, ma la loro reputazione era gi stata rovinata e le
loro vite distrutte.
Fra il caso Kavanaugh e quello di Rubin c'erano molti parallelismi
inquietanti, oltre alla quasi-applicazione della pena di
morte. In entrambi i casi i testimoni principali erano dei criminali
che si erano comprati la salvezza testimoniando per lo Stato,
per poi ritrattare in seguito. In entrambi i casi gli agenti investigativi
furono sottoposti a forte pressione da parte del procuratore
e quegli agenti che andarono contro la posizione ufficiale
con dichiarazioni come:  lampante, si tratta di lotta fra
bande, persero il posto. Senza dubbio la somiglianza pi impressionante
era l'assoluto disinteresse del procuratore nel voler
catturare i veri colpevoli; apparentemente pi intento a
confondere i fatti e disponendo del potere per farlo. Anche se nel
caso di Carter due diverse giurie si erano rifiutate di incriminare
Rubin e John, alla fine il lavoro fu eseguito dalla stessa giuria
che il procuratore della Contea di Passaic aveva riunito per formulare
il verdetto nel caso Kavanaugh.
Potendo contare su questo illimitato potere, fu facile occultare
la verit.
I canadesi dovevano assolutamente scoprire che cosa era accaduto
a Rubin quella notte fatidica. I pezzi del puzzle cominciavano
a incastrarsi e la verit stava prendendo forma.
Ci che era cominciato in una normale notte estiva, si era
trasformato, improvvisamente, in un incubo kafkiano.
PATERSON, NEW JERSEY, 17 GIUGNO 1966(2)
Sono le 2 del mattino e il Nite Spot, un cocktail lounge molto
frequentato di Paterson,  stracolmo. Davanti all'attraente costruzione
a due piani all'angolo fra la 18esima East e Governor Street il traffico 
intenso. Hgioved sera  la Serata delle Donne:  quando tutti i domestici
hanno la serata libera. All'interno, in una folla di neri, ci sono
anche alcuni bianchi. Una banda suona nella sala sul retro, dove la
gente sta ballando. Tutti sono allegri e amichevoli, a quest'ora hanno
gi consumato una discreta quantit di alcolici.
Rubin entra nel bar. Indossa dei pantaloni neri e una giacca bianco
sporco con delle sottili righe beige. Si dirige verso un'estremit del bancone
e chiede a Big Ed il solito. Il barista gli versa una vodka. Rubin
prende il portafoglio per pagare e si accorge che  vuoto.
Sono al verde, Big Ed. Ti pagher un'altra volta.
Cathy McGuire e la madre, Anna Mapes, si avvicinano a Rubin
e gli chiedono se questa sera ha l'auto.
Non la Cadillac risponde Rubin, riferendosi alla sua Eldorado
nera.
Guidare quell'auto per le strade di Peterson  diventato un vero problema;
 come sventolare un drappo rosso davanti a un toro. Sono stanco
di essere il bersaglio della polizia. Quindi ho affittato una Dodge.
Da alcuni mesi Rubin aveva affittato la Polara Dodge bianca del
1966 per motivi di tasse. Quella sera aveva preso la Polara perch si
trovava sulla strada e bloccava la Cadillac, che era in garage. A ogni
modo doveva andare a prendere accordi per il prossimo incontro.
Ti dispiace darci un passaggio fino a casa? chiede Cathy. Sono
le due passate e la mamma deve andare al lavoro presto.
Certo, le strade non sono sicure, soprattutto a quest'ora della notte.
Proprio in quel momento un nero dall'altra estremit del bancone, alto e
muscoloso, attira l'attenzione di Rubin che chiede alle donne di aspettare
un momento. Devo occuparmi di alcune cose... Ehi Wild Bill!
Rubin riesce a farsi largo fra la folla e raggiunge Bill Hardney, intento
a parlare con una bellissima donna, di nome Felicia. Rubin chiede
a Hardney se vuole andare con lui in Sud America come compagno
d'allenamento per l'incontro con Rocky Rivero. Rubin dice che per il
momento gli organizzatori sono restii a pagare le spese di un compagno
di allenamento, ma lui sta cercando di sistemare la questione.
Ne possiamo parlare fra un po'? Hurricane
Okay, Ascolta, accompagno a casa Cathy e sua madre. Sar di ritorno
fra dieci minuti.
Hardney si volta verso Felicia mentre Rubin gli d una pacca sulla
spalla, torna a prendere le due donne e lascia il locale.
Circa dieci minuti pi tardi, Rubin  di ritorno al Nite Spot, da
solo. Vede che Hardney  ancora tutto preso da Felicia, quindi d uno
sguardo nel retro del locale. Hanno annunciato l'ultimo ballo della serata
e Rubin rimane a guardare. Un ragazzo, John Artis, vestito in
modo sportivo con pantaloni blu chiaro e una maglia con il collo a V e
le maniche corte, sta ballando in modo sensazionale. Quando la musica
finisce, la stanza comincia a vuotarsi e Rubin si avvicina nuovamente
a Hardney.
Bill, devo andare a casa a prendere dei soldi. Se vieni con me, mia
moglie non comincer a brontolare perch esco di nuovo. E nel frattempo
potremo parlare dell'incontro in Sud America.
Ma Hardney sorride a Felicia e dice, Credo che ti aspetter qui.
Rube. Okay?
Mentre sta uscendo Rubin vede Artis in piedi vicino alla porta, a
fianco di Bucks Royster (un noto alcolizzato del quartiere,
a cui Rubin era affezionato), appoggiato al distributore di
sigarette. Rubin si complimenta con Artis per il ballo e gli
chiede se ha voglia di fare un giro in auto. Royster sente e chiede se si pu aggregare. Certamente
che puoi, amico mio! Artis chiede se pu guidare, e Rubin gli tira le
chiavi. Bucks sale davanti vicino a Artis e Rubin si sistema dietro,
e si sdraia.
Royster, con un cappello di paglia a falde strette e anche la barba,
cerca di rimanere sveglio mentre Artis (oltre a chiedere a Rubin le indicazioni
per arrivare a casa sua) blatera di quando, anche se la boxe non
 il suo sport, aveva visto Hurricane in televisione, e dei suoi amici increduli
che lui aveva incontrato Hurricane di persona un paio di volte e
del fatto che ci sarebbero rimasti di sasso quando gli avrebbe detto che
non solo era stato nell'auto di Hurricane, ma l'aveva anche guidata!
Non  l'Eldorado, ma...
Improvvisamente, un'auto della polizia l'affianca e ingiunge a Artis
di accostare, cosa che fa. Un poliziotto bianco si avvicina e chiede a John
la patente e il libretto. D al poliziotto la patente, ma rovista in giro
in cerca del libretto.
 nel cruscotto, John dice Rubin, tirandosi su a sedere. Il poliziotto,
sorpreso, illumina con la torcia il sedile posteriore e il volto di
Rubin. Il poliziotto sorride. Come va, Hurricane?
Sto bene agente Capter. Ci sono problemi? Perch ci hai fermato?
Oh, ecco, niente. Stiamo cercando un'auto bianca con due neri
Restituisce a John la sua patente. Ma voi siete a posto. E io voglio
sempre quella foto con autografo che mi hai promesso per mio nipote,
Hurricane. Non l'ho dimenticato.
Il compagno di Capter, Angelo De Chellis, annota l'ora: 2,40 del
mattino.
Dopo essere passati da casa di Rubin, l'auto si ferma davanti al
Nite Spot. Il locale  chiuso e solo alcuni nottambuli rimangono per la
strada. Rubin dice a John di guidare fino al club La Petite in Bridge
Street per cercare Hardney. Arrivano al club, ma anche questo  chiuso.
Sono seduti in auto, parcheggiati in doppia fila e stanno decidendo
sul da farsi quando un'auto della polizia li supera lentamente. Uno
dei poliziotti comunica via radio alla centrale che stanno sorvegliando
un'auto bianca, con una targa di New York, 5Z4 741;gli occupanti
sono tre maschi neri, due con la barba. I sospetti hanno la barba?
chiede un'agente. Barba? Negativo risponde la centrale. Ricevono
l'ordine di non fermare l'auto o i suoi occupanti e di continuare la
ricerca di due uomini di colore in un'auto bianca. Sono le 2,55 del
mattino.
I tre uomini decidono di chiudere la serata e di andare a casa. Artis
continua a guidare, e accompagnano Royster. Sulla strada verso la casa
di Artis, si fermano a un semaforo rosso e aspettano che arrivi il verde.
Un'auto della polizia arriva a tutta velocit dietro di loro. L'agente sta
parlando freneticamente alla radio trasmittente. Si avvicina all'auto e
comincia a scuotere il capo.  di nuovo il sergente Capter.
Merda! Hurricane. Non mi ero accorto che eri tu!
Improvvisamente da ogni direzione arrivano delle auto di pattuglia,
poi Rubin e John si ritrovano con i fucili e le pistole puntate addosso
come i raggi di un mozzo. Rubin fissa Capter, nauseato, Capter  imbarazzato,
ma non dice niente quando un agente dalla faccia dura, si
avvicina e gli ordina di rimanere nell'auto e di seguirlo. Qualche secondo
pi tardi, sono in mezzo a una scorta di cinque auto della polizia,
e sfrecciano per le strade della citt con le sirene spiegate. Inchiodano
davanti a un fatiscente bar d'angolo, con l'insegna al neon che lampeggiava:
Lafayette Bar and Grill. La folla di bianchi nella strada si
allontana per poi riavvicinarsi. Rubin osserva i volti furiosi e spaventanti
che si radunano attorno all'auto, e vede i fucili puntati su di lui.
Uscite! ringhia un'agente mentre gli apre la portiera. Rubin esita,
e pensa Oh Dio. Uscire da quest'auto potrebbe essere l'errore pi
grande di tutta la mia vita. Nelle condizioni in cui sono queste persone,
se mi vedono con i poliziotti crederanno che ho a che fare con qualsiasi
fottutissima cosa sia capitata.
Per che diavolo ci hai portato fino qui, amico? chiede Rubin.
Uscite! ringhia di nuovo l'agente, estraendo la pistola dallafondina.
Lentamente escono dall'auto.
In piedi, contro il muro, e non muovetevi finch non ve lo dico!
L'agente fa un cenno con la pistola. Mettetevi contro il muro e
chiudete la bocca!
Rubin e John si mettono di fronte al muro, con la schiena rivolta
verso la folla. Riescono a sentire un insieme di rumori confusi e frenetici:
le sirene emettono un suono lamentoso, le persone bisbigliano, imprecano,
piangono, le portiere dell'auto di Rubin vengono aperte e
chiuse, qualcuno dice a un agente di non dimenticare di guardare nel
baule. La perquisizione dell'auto non d alcun esito. Rubin e John
vengono perquisiti, niente. Vengono spinti nel retro di un cellulare che
parte sgommando. John non riesce a smettere di parlare: Che
cosa succede?... Deve essere successo qualche cosa di terribile!.. Sta accadendo
qualche cosa di terribile!... Ma che cosa ci vogliono fare?
Rubin gli dice di stare calmo. Non dire niente di tua spontanea volont,
ma se qualcuno ti fa delle domande, digli la verit. I poliziotti
si stanno solo divertendo con me - come al solito. Tutto sar chiarito.
Ma Hurricane non lo crede; sente che c' qualche cosa di strano.
Vengono portati alla centrale, spinti dentro l'edificio e poi fuori e di
nuovo sul cellulare che schizza via. Prima di rendersene conto il cellulare
si ferma nuovamente. Rubin e John, circondati da agenti armati,
sono spinti dentro il pronto soccorso del St. Joseph Hospital, dove stanno
aspettando due detective in abiti civili. A parte gli abiti dei detective
e le uniformi blu, la stanza  tutta bianca. Un gruppo di medici e infermiere
stanno assistendo un uomo bianco, di mezza et, calvo che 
stato colpito in testa. La pallottola era uscita dall'occhio sinistro, lasciando
un buco tutto seghettato.
Pu parlare, dottore? chiede il detective che sembra avere il comando,
il sergente Robert Callahan.
Il medico lancia uno sguardo dietro di s, e d uno sguardo seccato
agli agenti, poi a Rubin e a John. Si, pu parlare. Ma solo per un
minuto. Con l'aiuto di una delle infermiere solleva la testa del ferito.
Riesci a vedere i volti di questi due uomini? chiede Callahan. Il
ferito annuisce fiaccamente. Sono i due uomini che le hanno sparato?
Il ferito fissa Rubin, lancia uno sguardo a John, poi fssa di
nuovo Rubin. Alla fine scuote la testa da una parte all'altra, no.
Ma, signore! E sicuro che questi non sono loro? Guardi attentamente
adesso!
Sporco figlio di puttana! ringhia Rubin verso l'agente, percependo
nel tono della sua voce l'insinuazione: lo sai che tutti i negri si assomigliano.
Sporco bastardo figlio di puttana!.
Il ferito continua a scuotere la testa.
Pi tardi, quella stessa notte, nell'ufficio dei detective, Rubin, ancora
sotto custodia, siede in una di quelle stanze senza finestre, per gli interrogatori
e Artis  da solo in un'altra. Un detective robusto, con delle
grandi mascelle, entra nella stanza con in mano una pila di blocchetti
gialli.
De Simone! Rubin riconosce il detective dalle altre volte in cui era
stato fermato.
Esatto Carter. Ma neanch'io ti ho dimenticato. Come potrei?
Dove vai, tu lasci tracce Hurricane. Credo che tutte le calamit naturali
lo facciano.
Grassone, bastardo!
Tralasciamo le formalit - un semplice Tenente andr bene.
Vincent De Simone sistema ordinatamente i blocchi sul tavolo, si
siede, e prende la sua penna stilografica. A noi piace affrontare i fatti
in modo diretto, dice con la sua voce stridula E sar franco con te.
C' una grande nuvola scura che pesa sopra alla tua testa, Rubin Carter,
e sarebbe meglio per te cercare di farla sparire.
Tu sei la nuvola scura sopra la mia testa, maledetto stronzo! Mi
giri attorno come un avvoltoio sulla preda.
Ehi, per essere un ex imbroglione certamente le parole le sai usare
bene! Ora, voglio solo che tu mifaccia un resoconto dei tuoi spostamenti
durante la notte scorsa,  tutto.
Rubin rimane in silenzio,  come in subbuglio. Fissa la cicatrice sul
volto butterato di De Simone. Questo qui  uno dei bastardi pi schifosi,
pensa Rubin. De Simone era rimasto sfigurato durante la Seconda
guerra mondiale, ed era fiero della sua cicatrice.  una medaglia al valore,
vinta servendo la patria, una testimonianza permanente del caro
prezzo della libert. Aveva protetto la sua Nazione - ma per che cosa?
Rubin riusciva a vedere De Simone porsi queste domande. Per questo
negro di merda che  qui seduto?
Bene, se hai qualche cosa da nascondere...
Nascondere? A te? Puh! Chiedi ai tuoi colleghi bastardi il resoconto
dei miei spostamenti! La notte scorsa mi hanno fermato non una volta
ma ben due. Stavo cercando di accompagnare a casa un ragazzo e
improvvisamente ci hanno messo in mostra, davanti a una folla isterica,
in un posto solo-dio-sa-dove, e siamo stati condotti in ospedale dove un
agente ha cercato di convincere un tipo a indicarci come le persone che
gli avevano sparato! Che accidenti sta succedendo?
Ehi, calma Rubin. Un po' pi adagio adesso cos possono annotare
quello che hai detto.
S, annotalo!
Quindi Rubin comincia a raccontare a De Simone tutto quello che
aveva fatto quella notte e De Simone annota diligentemente.
Stavo guardando la televisione, uno special su James Brown. E finito
alle 22,00 e sono uscito di casa solo quando  finito. Avevo un
appuntamento con il mio consulente al club LaPetite per prendere accordi
per il prossimo incontro...
Rubin continua a raccontare gli eventi della serata e nel frattempo passano
due testimoni: Patricia Valentine, una brunetta scialba, scheletrica,
di circa venti anni e Alfred Bello, un teppista, grassoccio, basso, con dei
capelli neri unti, anche lui ventenne. Entrambi erano tra la folla al bar
Lafayette. Bello aveva detto ai poliziotti che quando erano arrivati sulla
scena aveva riconosciuto gli assassini: erano tutti e due di colore, di corporatura
normale, alti circa un metro e ottanta. Valentine aveva detto
che, guardando dalla finestra del suo appartamento sopra al bar, aveva
notato che i due uomini che scappavano su di un'auto bianca erano due
negri ben vestiti, entrambi con abiti scuri; che non c'era luce sulla targa e
che il dietro dell'auto era simile a quella che la polizia aveva portato sulla
scena pi tardi (l'auto di Rubin). Tuttavia i testimoni, quando vedono
Rubin e John al distretto di polizia, scuotono la testa, no. Valentine
quella sera dir ai genitori del suo ragazzo che Hurricane Carter non era
certamente uno degli uomini che, dalla finestra, aveva visto scappare.
Bobby Ward, un poliziotto nero con il quale Rubin  in buoni rapporti,
entra nella stanza. Rubin chiede a Ward di dirgli che cosa sta
succedendo, che cosa era accaduto nel bar in cui lo avevano portato.
C' stata una sparatoria, Rube. Sono stati uccisi sul colpo un barista
e un cliente. Una donna era seriamente ferita e probabilmente non
vivr a lungo, e poi c' l'uomo che hai visto all'ospedale...
... che ha detto ai tuoi amici poliziotti che non ero io,
aggiunge Rubin. Ma voi pensate ancora che io sono immischiato in questa storia?
Ward scuote la testa. De Simone dice che se non sei stato tu, allora
non devi avere paura di fare il test della verit.
Non ho niente da nascondere.
Alcune ore pi tardi, Rubin  presente quando l'agente che ha appena
eseguito il test, un certo sergente McGuire, analizza i grafici.
Sono nella stanza anche De Simone e altri detective.
Vince, voglio mostrarti una cosa, dice McGuire mentre apre i
grafici sul tavolo e gli altri agenti si dispongono intorno. Vedi questa lunga
linea che prosegue diritta fino qui? Avevo fatto la domanda sei mai
entrato nel bar Lafayette? Carter ha risposto No e la linea del grafico
continua senza interruzioni - quindi dice la verit. Tutte le altre risposte
danno lo stesso risultato. Lo puoi lasciare libero, tenente. Anche
Artis. Sono puliti tutti e due. Non sono coinvolti nel delitto.
Rubin e John vengono rilasciati.
I giornali locali e il New York Times del giorno seguente riportano
che il pugile professionista dei pesi medi Rubin Hurricane Carter (e
molti altri) sono stati trattenuti per accertamenti in relazione agli omicidi
del bar Lafayette, ma il procuratore della Contea di Passaic,
Vincent Hull, ha affermato che l'interrogatorio era una semplice formalit:
Carter non  mai stato un indiziato.
Alla fine di giugno Rubin e John testimoniano spontaneamente davanti
al Grand Jury e sono completamente prosciolti. In luglio Rubin
parte per il Sud America per combattere contro Rocky Rivero.  ormai
sicuro che il suo coinvolgimento nelle indagini sulla sparatoria del bar
Lafayette  un caso chiuso. Secondo lui, non  che una seccatura orchestrata
dalla polizia di Paterson a causa del suo comportamento e della
sua dichiarata posizione in favore dei diritti civili.
Dopo l'incontro in agosto, ritorna a Paterson. Parla con Teddy
Breoner, l'organizzatore degli incontri al Madison Square Garden e comincia
a trattare un incontro per il titolo. Emile Griffith, che Hurricane aveva
sconfitto per KO al primo round, adesso  il campione dei pesi medi.
Nell'ottobre 1966, i poliziotti si precipitano su Rubin per arrestarlo.
Grazie a una nuova deposizione di Valentine, Bello e Bradley, rilasciata
quattro mesi dopo la notte della sparatoria, Rubin e John vengono
arrestati e accusati di triplice omicidio. Nel maggio 1967 vengono
processati e dichiarati colpevoli.
Ma esclamarono i canadesi, come hanno fatto a condannarti
se avevi un alibi? Sei stato con altre persone tutta la notte!
Come ha fatto il procuratore a non tenerne conto?
Avete letto le trascrizioni della deposizione di Ray Brown
al secondo processo, vero? replic Rubin, con tono retorico.
S, le ricordavano. Raymond A. Brown Senior, un illustre
avvocato del New Jersey aveva rappresentato Rubin durante il
primo processo. Brown, sotto giuramento al secondo processo,
forn un quadro completo di quello che era accaduto ai testimoni
dell'alibi di Rubin. Molte persone dissero a Brown che
erano in grado di sostenere l'alibi di Rubin, ma erano terrorizzate
e non volevano farsi avanti e sperimentare... lo stesso
calvario e la stessa crocifissione di Rubin Carter. Per quanto
riguardava i testimoni che si fecero avanti, Brown fu costretto
per legge a svelare i nomi al procuratore (vale a dire a De Simone).
Non appena lo fece, De Simone contatt i testimoni
che di conseguenza sparirono.
Ad esempio, Rubin aggiunse, Bill Hardney, il mio compagno
di allenamento - lo fecero scappare dalla citt riportando
a galla delle vecchie accuse circa una causa per alimenti.
Royster si nascose in una soffitta fino al processo e quando si present
a deporre, cercarono di farlo sembrare troppo ubriaco per
potersi ricordare che cosa era successo quella notte. De Simone
riusc a rimanere solo in una stanza con Cathy McGuire e la
madre e le spavent a morte, gli url come avrebbe spaccato i
loro sederi neri se avessero testimoniato. Poi le costrinse a firmare
una dichiarazione con la data sbagliata riferita alla sera in
cui le avevo accompagnate a casa, quindi anche se avessero testimoniato
per la difesa, la dichiarazione avrebbe confuso la
giuria. Al secondo processo fu anche peggio. A quell'epoca Cathy
era fidanzata con un poliziotto di Paterson, e giur che era
un'altra notte quella in cui le portai a casa.
Ma non corrispondevi alle descrizioni! Tu e John non eravate
mai stati soli fino a quando il sergente Capter vi ha fermato la seconda
volta, molto pi tardi rispetto al momento dell'omicidio!
S,  vero. Fu dopo avere accompagnato Royster, venti minuti
dopo essere stati fermati la prima volta da Capter, che noi
diventammo i due Negri su un'auto bianca. Ed era tutto ci
di cui avevano bisogno.
Eppure questi sono dettagli continu Rubin, stanco di rigurgitare
delle minuzie di fronte a una bugia molto pi grande.
Arriviamo al dunque. Pensate all'assurdit di questo. Secondo
le argomentazioni dello stato in entrambi i processi, il
procuratore aveva affermato che la notte della sparatoria la polizia
era gi in possesso delle seguenti prove contro di me: aveva
una chiara identificazione dell'auto da parte di due testimoni,
Bello e Valentine; aveva trovato un proiettile e un bossolo
nella mia auto che corrispondevano ai calibri di quelle usate
nel bar Lafayette; aveva una descrizione degli aggressori che si
avvicinava a John e a me; De Simone afferm che John e io
rilasciammo delle dichiarazioni contraddittorie sui nostri spostamenti
di quella notte; e non avevamo superato l'esame della
macchina della verit. Se tutto questo era vero, allora perch
ci rilasciarono e dissero alla stampa che non eravamo sospettati,
ci scagionarono davanti al Grand Jury e mi lasciarono andare
in Argentina, che non ha un accordo di estradizione con gli
Stati Uniti? Avrebbero fatto tutto questo nonostante l'eccezionalit
di prove incriminanti che in seguito sostennero di
aver avuto anche quella notte? Ricordatevi, era il 1966. Erano
anni di vera persecuzione razziale. Se avessero avuto anche il
minimo sospetto che John e io avevamo veramente ucciso
quattro bianchi, potete immaginarvi che cosa avrebbero fatto
ai nostri musi neri?
Quindi, questo significa che hanno costruito le prove in seguito.
C' forse un'altra conclusione?
Quel giorno, al telefono, Rubin e i canadesi si chiedevano
in che modo Rubin avrebbe potuto convincere un tribunale a
ritornare sui fatti della notte del crimine, quando fu scagionato
da tutti i testimoni; ritornare alla prima inchiesta del Grand Jury
quando De Simone stesso aveva dichiarato i connotati degli
aggressori non sono neppure vicini a quelli di Carter e Artis,
prima che le descrizioni dei testimoni cominciassero a cambiare;
ritornare a quando De Simone aveva confermato al Grand
Jury che Carter e Artis avevano passato il test della macchina
della verit, prima che il procuratore dichiarasse di aver perso i
tracciati originali.
Facciamo uno schema, Rube disse Lisa, poich sentiva che
la sua concentrazione stava scemando.
Uno schema di che cosa?
Il tuo caso. Per il tribunale federale. Possiamo cominciare
dalla notte del crimine con tutte le deposizioni originarie rilasciate
alla polizia e poi risaliamo al modo in cui le loro storie
cambiano da quel momento in poi.
Come pensi di fare?
Noi lo facciamo, insieme.
Hai la minima idea della quantit di carta prodotta da questo
caso in pi di quindici anni? Tu ne hai vista solo una parte. Dio,
donna, a volte te ne esci fuori con delle idee folli.
Questa idea folle occup Rubin e i canadesi per sei settimane.
Disegnarono uno schema enorme, circa tre metri per uno.
In basso a sinistra scrissero i nomi dei testimoni pi importanti.
In cima, per tutta la larghezza, misero in ordine cronologico, le
varie udienze e i processi, a cominciare dalla notte del crimine,
il 17 giugno 1966 e continuando con il Grand Jury, il primo
processo, l'udienza della ritrattazione, altre udienze, il secondo
processo, e per finire con l'udienza del 1981 con il test della
macchina della verit di Bello. Sotto ogni titolo scrivevano gli
elementi salienti delle varie deposizioni. Bello era l'unico ad
avere tutte le sue quattordici caselle piene, ognuna con una storia
diversa.
Questo lavoro richiedeva molta concentrazione e una grande
fatica. Ogni giorno Rubin disseppelliva altre trascrizioni e le leggeva
al telefono ai canadesi che registravano le parti importanti su
nastro e poi le riassumevano sotto forma di punti nello schema.
Fra la registrazione, la battitura, la trascrizione, il riassunto, la stesura
e la riproduzione sullo schema, tutti nella casa di Toronto
avevano un compito. Quando finalmente finirono avevano quello
che speravano di poter esibire davanti a un tribunale federale.
Lo schema dimostrava chiaramente che tutte le prove raccolte
sulla notte del crimine scagionavano Rubin e John e che le deposizioni
dei testimoni della pubblica accusa si erano modificate, e
avevano continuato a modificarsi durante i vari procedimenti
giudiziari nel corso degli anni, a vantaggio del procuratore.
Dallo schema risult evidente che pi le prove insabbiate
tornavano alla luce pi il procuratore doveva riempire gli enormi
vuoti e le contraddizioni delle sue argomentazioni indirizzando
l'attenzione su altri aspetti. Per esempio, mentre la credibilit
della testimonianza di Bello diminuiva, aumentava
l'importanza della testimonianza avvalorante di Patricia Valentine.
Valentine viveva sopra il bar Lafayette affermava di aver
visto il dietro dell'auto dei fuggitivi mentre si allontanava dalla
scena. L'evoluzione della sua deposizione veniva raffigurata
dallo schema in questo modo:
Giugno 1966, dichiarazione originaria rilasciata alla polizia. Il
dietro dell'auto di Carter era simile al dietro dell'auto degli
aggressori.
Maggio 1967, primo processo: L'auto di Carter aveva lo stesso
tipo di fanali posteriori dell'auto degli aggressori, ma non
l'identificava specificatamente come la stessa auto e non lo
aveva fatto neanche alla polizia sul luogo dell'accaduto.
Dicembre 1976, secondo processo: L'auto di Carter era senza
ombra di dubbio l'auto dei fuggitivi e Valentine ora testimoniava
che aveva fatto presente alla polizia quel fatto subito sul
luogo dell'accaduto - Non c' dubbio.
Similmente, poich nel corso del nuovo processo diventava
sempre pi palese che il bossolo di fucile che la polizia affermava
di aver trovato nel baule dell'auto di Carter la notte della sparatoria,
era in effetti una prova che era stata smarrita, uno dei proiettili
raccolti dalla polizia sulla scena di un crimine precedente,
Valentine venne convocata per rinforzare l'accusa. Ora affermava
che era presente nel garage della polizia quando il detective
perquis il baule dell'auto di Carter e trov il bossolo (e questo
fu dopo che l'auto era gi stata perquisita sul luogo del delitto).
Lo schema dimostrava non solo che questa testimonianza non
era fondata, ma era anche contraria a tutte le deposizioni e i documenti
raccolti durante i dieci anni precedenti.
Nell'autunno del 1982, i canadesi impacchettarono lo schema
e l'inviarono da Toronto a Myron Beldock, a New York.
Contemporaneamente, cos che nessuno potesse dimenticare,
Rubin dattiloscrisse una lunghissima lista di esempi tutti dimostrabili
delle violazioni commesse dal procuratore (soppressione
di prove a discolpa degli imputati, intimidazione di testimoni,
falsificazione di prove) e la invi al suo avvocato. La lista proseguiva
per cinque pagine fittamente dattiloscritte senza neppure
lasciare un margine ai lati.
Una volta finito questo compito Rubin si sent sollevato.
Adesso sapeva che anche gli altri avrebbero potuto seguire lo
svolgimento contorto del suo caso e non avrebbero perso di vista
gli avvenimenti originari non ritoccati.
Beldock rimase sorpreso dalle dimensioni del pacco che un giorno
di ottobre gli fu recapitato da un corriere al suo ufficio nella
Quinta Strada. Non conosceva nessuno a Toronto che avrebbe potuto
inviargli quel pacco. Era avvolto con cura in una cartella nera.
In nome di Dio che cos' questo? si domand mentre tirava
fuori lo schema dalla cartella e riconobbe il titolo. Dopo il
rifiuto della Corte Suprema anche lui pensava che il caso di
Rubin era senza speranze. Mio Dio, pens quanto lavoro vi
hanno dedicato!
Come disse durante un'intervista con William J. Dean, un
direttore esecutivo del Volunteers of Legal Service, Inc. Carter
produsse un imponente documento analitico di tutti i torti
che ci sono stati fatti. Non avevo il coraggio di leggerlo, ma la
sua creazione fu come una sferzata di energia che ci mise nuovamente
al lavoro. Carter fece di me pi di un avvocato. Adesso
io rappresentavo un principio e non solo una causa.
 Note.
1. A cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, il corpo di polizia di Paterson e
il procuratore della Contea di Passaic furono oggetto di continue denuncie e
indagini. Un'inchiesta riguardava le seguenti attivit: collegamenti fra alcuni
membri della polizia, dell'ufficio del procuratore, delle autorit giudiziarie e il
crimine organizzato per una possibile implicazione in un programma di
aggiustamento delle sentenze di criminali condannati per traffico di stupefacenti,
scommesse clandestine e perfino omicidi. Altre indagini, come quella
della Commissione Hughes sulle turbative dell'ordine pubblico, evidenziarono
che la polizia terrorizzava e assaliva i membri delle comunit nere e ispaniche
e danneggiava le loro propriet. Un membro della commissione
descrisse la polizia di Paterson come la peggiore dello stato... se non la peggiore
di tutto il Paese.
2. Non tutte le conversazioni riprodotte in corsivo sono testuali. Molte
sono state riprese dalle dichiarazioni e dalle trascrizioni, mentre altre sono
state ricostruite dai ricordi e dalle circostanze.
...
.
...
FINE Parte 1.